Corsera: «La cassaforte del Milan è vuota, il patrimonio di Li Yonghong all’asta»

L’inchiesta di Milena Gabanelli sul proprietario del Milan: inseguito dai creditori in Cina, Li Yonghong ha un patrimonio troppo esiguo per un’avventura da un miliardo di euro.

Corsera: «La cassaforte del Milan è vuota, il patrimonio di Li Yonghong all’asta»

Il reportage della Gabanelli

Non c’è pace per il Milan. Mentre Gattuso e i suoi calciatori, sul campo, sembrano aver trovato un’inattesa quadratura di gioco e risultati, la società di Li Yonghong è ancora alla ricerca di una sua stabilità. Anzi, di una vera e propria credibilità. Pochi giorni fa l’articolo di Repubblica sulle possibili sanzioni Uefa per il Fair Play Finanziario. Oggi, l’inchiesta del Corriere della Sera e di Milena Gabanelli sul patrimonio del patron cinese dei rossoneri. Che, per dirla in maniera semplice, è stato condannato a mettere all’asta una sua partecipazione in patria per risarcire le banche e i risparmiatori.

La ricostruzione come se fosse una barzelletta: «Ci sono un imprenditore cinese, due banche e un tribunale: il cinese è titolare di una holding insolvente, le banche creditrici gli hanno fatto causa e il tribunale ha stabilito che, per saldare i debiti, il patrimonio della holding vada all’asta. Una storiella orientale apparentemente insignificante se il cinese con il patrimonio all’asta su Taobao (l’eBay cinese) non fosse Yonghong Li, l’imprenditore che ha pagato 740 milioni alla Fininvest per comprarsi il Milan».

Che cosa viene venduto

Taobao metterà in vendita la partecipazione (11,39%) di Mister Li nella società di packaging Zhuhai Zhongfu, quotata alla Borsa di Shenzhen. Valore: 60 milioni, che però come detto andranno a risarcire le banche.

Il Corsera scrive che il documento di attestazione del patrimonio (e quindi della credibilità) dell’imprenditore cinese riporta questa partecipazione. Ma specifica che era in pegno dal 2015, era «una garanzia alla Jiangsu Bank a fronte di un prestito. Soldi mai più rimborsati, tant’è che nel maggio 2016 la banca fa causa alla holding di Li, a quel punto già insolvente, e il 7 febbraio 2017 il tribunale del popolo di Futian ordina che il pacchetto in pegno vada all’asta. Subito parte immediato il ricorso della holding Jie Ande, che rinvia la faccenda». Un paio di mesi dopo, Li Yonghong acquista il Milan da Fininvest per circa 740 milioni di euro. Di questi, 300 saranno da riconsegnare entro ottobre al fondo americano Elliott.

Altri debiti

Non finisce qui. Mister Li è letteralmente inseguito dai debiti: «Il giorno 6 gennaio la banca di Canton, a cui non ha pagato i debiti, chiede la liquidazione per bancarotta della holding Jie Ande». Quella di cui abbiamo parlato sopra. In pratica, la cassaforte in patria dell’imprenditore cinese.

La parte finale del pezzo della Gabanelli è fortemente ironica. O forse no: «Non c’è bisogno di essere un banchiere Rotschild per capire che un imprenditore con queste credenziali, tra l’altro a digiuno di calcio anche amatoriale, non può imbarcarsi in un’avventura da un miliardo di euro. E da Rothschild, dove è vicepresidente della controllata inglese, viene il consigliere di amministrazione del Milan Paolo Scaroni, ex numero uno di Eni ed Enel e buon amico di Berlusconi. A questo punto i casi sono tre. 1) Li è realmente molto ricco, finora ha tenuto nascosto il suo vero tesoro che forse non può far emergere, e non paga i debiti perché è distratto. 2) Ha fregato tutti ed è un mitomane. 3) Si è prestato a interpretare la parte in un gioco più grande di lui nel quale i soldi e le garanzie non sono suoi».

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  1. LI è una testa di legno del pregiudicato- condannato Berlusconi.

  2. Lo scrissi mesi fa: è un prestanome, non sono soldi suoi, se si andasse a scavare non mi stupirebbe emergesse un’ampia operazione di money laundry. Magari sarebbe ora che qualcuno andasse a chiedere a Scaroni cosa ci fa là.

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