Il Napoli sa leggere i tempi della partita e batte il Milan

Napoli-Milan, l’analisi tattica: la squadra di Montella sceglie il possesso in chiave difensiva, quella di Sarri interpreta bene il tempo, il gioco. E vince, con una prova di maturità.

Il Napoli sa leggere i tempi della partita e batte il Milan

Gestire il tempo, più che il gioco

L’analisi tattica di Napoli-Milan, in realtà, è un’analisi del tempo. O meglio: è una lezione autoimposta (e “suggerita” dal Napoli) sull’importanza della gestione dei momenti all’interno di una partita di calcio. Soprattutto quando, come ieri sera, una squadra dai valori inferiori, ma non troppo, costruisce un piano di gioco che in qualche modo inibisce o comunque depotenzia quella più forte.

Ecco, cominciamo da questo punto. Se il Napoli è una squadra che difficilmente varia la propria struttura e i propri principi di riferimento, da dove è partito Montella per provare a portare a casa un risultato positivo? Dal possesso palla, e da una squadra messa in campo per tenere il pallone, in senso di costruzione del gioco ma anche – se non soprattutto – dal punto di vista difensivo. Il possesso del Milan (55% al 90esimo) è stato una scelta atta a limitare il Napoli, è stato applicato in chiave soprattutto difensiva. Nel modo che spieghiamo sotto.

3-5-2 classico in fase di prima costruzione

Il Milan ha scelto di tenere un atteggiamento di grande compattezza, di grande vicinanza tra i reparti. In fase di prima costruzione, difesa a tre uomini e triangolo di centrocampo per avere sempre superiorità posizionale nel primo possesso. Per struttura genetica e mentale, il Napoli pressa altissimo uomo su uomo. Con il 3-5-2, il Milan si garantiva la possibilità di giocare uno contro uno in tutto il campo, senza scompensi. Anzi, a volte – come nel caso del frame precedente – il triangolo a centrocampo permetteva ai rossoneri di tenere il pallone senza affanni, costringendo Callejon a un doppio lavoro di copertura (su Musacchio e su Bonaventura, che resta nella propria metà campo, si vede in basso a sinistra).

Proviamo a comprendere la scelta di Montella: il Milan, tenendo molto il pallone (tutti i calciatori rossoneri hanno una buona qualità nell’appoggio), innanzitutto limita la possibilità del Napoli di distendersi secondo la sua idea principale di calcio. Ovvero, la salita organica di tutta la squadra sfruttando i triangoli di gioco. Per tenere molto il pallone contro il Napoli, serve una grande densità in zona palla. Sopra questa dinamica è ben visibile, ci sono otto calciatori nella metà campo difensiva. Questa concentrazione di molti elementi denota un atteggiamento proattivo, ma allo stesso modo rallenta il ritmo del gioco. Un’altra situazione che danneggia il Napoli, come Sarri ha spiegato nella conferenza stampa del postpartita: «Siamo più bravi a palleggiare in velocità piuttosto che in momenti di bassa intensità».

Milan con la linea a quattro in fase di difesa posizionale

In fase difensiva, la scelta di Montella è stata abbastanza cervellotica: Borini terzino destro, con Suso (inizialmente) in appoggio come esterno alto e non come seconda punta; scalata di Romagnoli a sinistra, come “finto terzino” (in realtà era un centrale aggiunto; restringimento del centrocampo, con Bonaventura che assumeva una posizione a metà tra la zona interna e la fascia. Una difesa a quattro “zoppa”, si tratta di una scelta reattiva: con il Napoli che costruisce molto a sinistra, l’idea di Montella era quella di congestionare proprio quella fascia. Nel frame appena sopra, la dinamica è ben visibile.

Torniamo al discorso iniziale: la gestione dei momenti. Il Napoli ha vinto la partita, contro un avversario organizzato secondo principi molto fastidiosi per il gioco di Sarri, grazie alla comprensione e alla gestione dei momenti. Come si forza questo meccanismo difensivo? Variando, semplicemente. E capendo e sfruttando il punto debole di questo atteggiamento.

Baricentro e dimensioni in campo medie delle due squadre

Il Milan ha potuto applicare tutti i punti del suo piano partita grazie a un baricentro alto (addirittura più alto di quello del Napoli) e alla vicinanza di tutti i reparti. Perché il 3-5-2 di Montella non è come quello di Ventura o di Allegri (per un certo periodo): è un modulo di impostazione, che aumenta la presenza in zona difensiva per questioni di equilibrio ma soprattutto per costruire gioco. E quindi sposa, letteralmente, una difesa più alta.

Grazie alla lettura di questo codice, il Napoli ha trovato il modo per fare male agli avversari: alzare il ritmo (dalla mezz’ora del primo tempo fino al 45esimo) e cercare uno sviluppo più verticale. Scelta semplice: se la difesa degli avversari è alta e i tre componenti della linea sono Musacchio, Bonucci e Romagnoli (non proprio velocissimi), cosa c’è di meglio di un pallone tagliato sul movimento dell’esterno alle spalle del reparto in posizione avanzata?

Post scriptum: il secondo gol nasce da un’intuizione simile, perché Mertens viene trovato in profondità e Zielinski si inserisce centralmente in una difesa decisamente avanzata. Come dire: sviluppo diverso, ma stesso principio.

Subire poco

La frase di Sarri: «Pur perdendo il controllo della partita per un certo periodo di gioco, abbiamo concesso nulla al Milan». Per il tecnico del Napoli, il controllo della partita equivale al controllo del pallone. Il Milan, dal 55esimo o giù di lì, ha ricominciato con il suo possesso accentuato ed esasperato, secondo il piano partita. Il Napoli ha deciso di compattarsi e di non accelerare più di tanto (gestione dei momenti, ndr), “aiutato” da una difesa in ottime condizioni fisiche e mentali e da un Milan nettamente migliorabile in fase offensiva (parole di Montella nel dopopartita).

Quando viene attuata una scelta di possesso in chiave difensiva, è difficile distendersi. L’arma principale del Milan è stata il cambio di gioco. Montella ha studiato bene il Napoli, la dinamica che la squadra di Sarri soffre di più è proprio questa. A fine partita, i lanci lunghi dei rossoneri saranno addirittura 94. Sotto, la mappa.

I rossoneri attaccano da destra a sinistra

Ripetiamo: il Napoli ha tenuto bene in mano le redini del suo gioco difensivo. Tanto da concedere al Milan zero palloni giocati nell’area di rigore di Reina nel primo tempo; tanto da subire 4 conclusioni dall’interno dell’area di rigore, tutte dal 77esimo in poi. Ovvero, a partita delineata e con la stanchezza che inizia ad affiorare.

La qualità dei giocatori offensivi, l’ampia varietà di soluzioni della manovra d’attacco e la comprensione ormai spiccata dei momenti di gioco ha fatto il resto. La nuova forza del Napoli sta essenzialmente qui, in un’aderenza mentale e tattica costante rispetto allo sviluppo della partita. E quindi, in un’adattabilità di principi – che non cambiano – alle situazioni che si presentano. E se qualcuno (tipo Gianni Mura) pensa che la squadra di Sarri debba migliorare in fase conclusiva, noi rispondiamo con un dato: 16 conclusioni verso la porta, 8 all’interno dello specchio. Una percentuale alta, Donnarumma è stato importante se non decisivo (eppure colpevole sul gol di Zielinski). Ecco, merito anche all’avversario.

Come detto anche da Sarri, il Napoli fa gol e punti, e costruisce tante occasioni importanti, contro squadre al massimo possibile della loro espressione. Per di più, in un momento non proprio brillantissimo dal punto di vista fisico. Era la crescita necessaria per questa squadra.

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