Ora Insigne potrà tornare il miglior giocatore italiano della Serie A

Dopo due partite ai margini della Nazionale, Insigne tornerà nel suo habitat naturale. Un luogo ideale in cui ha dimostrato di poter essere un leader tecnico.

Ora Insigne potrà tornare il miglior giocatore italiano della Serie A

Non hanno fatto impattare Lorenzo

Lorenzo Insigne non ha colpe, nel macello combinato dalla Nazionale italiana di calcio. Anzi, addirittura noi ci siamo chiesti perché non sia entrato durante Italia-Svezia. Proprio noi, che nei giorni precedenti all’impegno della squadra di Ventura abbiamo scritto e riscritto che Lorenzo, con quella (ormai non è più questa) Italia, non c’entra nulla.

Non è esagerato affermare che la gestione di Insigne, nell’intero progetto azzurro di Ventura, non sia stata proprio centrata. Non è la colpa più importante del ct, almeno secondo noi. Però è un’espressione del suo modo di vedere il calcio, di pensare il gioco. Quindi, di impostare la squadra.

Per quanto riguarda Insigne, il suo impatto non è quantificabile. Seppure volessimo attenerci ai 15′ in Svezia, potremmo (dovremmo, dobbiamo) dire che abbiamo visto un calciatore trattato come un salvagente da chi stava affogando. Lanciato in campo, semplicemente e puramente, senza troppo costrutto. In un ruolo non suo. Avrà anche fatto poco o niente, ma non è andato molto lontano rispetto ai compagni della stessa partita. Imputare a lui il mancato impatto è da incompetenti. O da persone in malafede.

Chiarito questo, possiamo dire che ad Insigne non è stata concessa la possibilità di incidere. Il numero 24 del Napoli non ha potuto dimostrare di essere all’altezza. Non è detto che ci sarebbe riuscito, noi siamo di parte (a volte anche contro-Napoli) ma cerchiamo di essere obiettivi. Sentenziamo sui fatti, non sulle preveggenze. Magari Insigne sarebbe stato il peggiore (diversamente da quanto accaduto con Jorginho), ma non possiamo saperlo. Quindi, Lorenzo torna a casa con una dimensione internazionale intatta. Che non può essere misurata di nuovo, perché non c’è niente di nuovo da misurare.

Prezioso

Il paradosso è che Insigne, ora, tornerà ad essere un calciatore che spicca tra tanti. Il più talentuoso e continuo e valuable italiano della Serie A. Abbiamo usato il termine inglese dell’acronimo americano MVP, che in italiano si tradurrebbe letteralmente in “prezioso”. Ma non c’è una traduzione che restituisca il senso compiuto di questo termine, almeno per come viene utilizzato nel mondo sportivo a stelle e strisce. “Valuable” non significa il migliore o il più forte in assoluto, ma identifica il giocatore che in un dato momento ha saputo imporsi sugli altri per qualità e rendimento e impatto su una partita, su una competizione.

Ecco, non ci sono dati reali che dimostrino che Insigne è l’italiano più valuable della Serie A. O meglio, ci sarebbero: lo dice il CIES (unico calciatore del campionato a valere più di 100 milioni); lo dice Transfermarkt (primo calciatore italiano di Serie A per valore, secondo in assoluto dopo Verratti); lo scrive Paolo Bandini sul Guardian. Insomma, ci sono un po’ di pareri (numerici, narrativi) a supporto di questa tesi che non può essere oggettiva.

Napoli-Milan è alle porte, Insigne tornerà nel suo habitat e probabilmente tornerà a giocare a calcio. A giocare benissimo a calcio. Certo, nella squadra ci sono tutte le componenti perché Insigne renda al meglio. Anzi, possiamo dire che l’intero sistema del Napoli è costruito intorno alle caratteristiche di Lorenzo. Però, come dire: c’è un retrogusto strano in questa faccenda.

Chi, se non Lorenzo?

Perché noi, anche se proviamo ad essere obiettivi, facciamo fatica a trovare un calciatore su cui valga la pena costruire la squadra, in Italia. Nel senso: quale calciatore italiano meriterebbe il ruolo di leader tecnico? Sappiamo che Insigne non è un trascinatore, un condottiero, né tantomeno un fuoriclasse che decide da solo le partite (come Messi, come Cristiano Ronaldo). Però: ha segnato in Europa contro Manchester City e Real Madrid; nella partita contro gli inglesi ha dimostrato di poter affrontare la difesa di Guardiola; è reduce da una stagione e un terzo con 26 gol in tutte le competizioni e 103 occasioni create tra campionato e Champions League; interpreta al meglio il ruolo del laterale offensivo moderno, piede invertito e gioco associativo. Insomma, non è un leader propriamente detto. Ma quasi nessuno gioca a calcio meglio di lui, tra gli italiani. E a un livello così alto, per avversari e rendimento.

Certo, ci sono (c’erano) i difensori della Juventus più Bonucci. Loro, su cui fare affidamento. Ma ci sembravano in fase calante, magari sarebbe stato giusto che Ventura provasse a cambiare qualcosa. A cambiare i protagonisti, le basi su cui fondare la sua squadra. Insigne, secondo noi, sarebbe stato un candidato accettabile. Anche perché costruire una squadra che giochi per un calciatore così tecnico e dinamico vuol dire assecondare meglio le caratteristiche di Verratti, Florenzi, El Shaarawy, e tanti altri.

Appuntamento a sabato, per vedere il Napoli di Insigne. E l’Insigne del Napoli. Che non ha mai inciso in Nazionale, su questo i critici possono anche aver ragione. Ma che, allo stesso modo, non è mai stato messo in condizione di poter incidere. E su questo, gli stessi signori non possono aver ragione. L’Italia-non-di-Insigne è fuori dai Mondiali, del resto. Questa si che è una cosa oggettiva.

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  • Rosario

    Bentornato Lorenzo, la tua vera nazionale ti aspetta.
    Sono contento che tu non sia stato coinvolto nella tragedia (sportiva) di ieri sera, e ti chiedo solo un favore: il prossimo mese di Maggio fai piangere di nuovo Buffon.

  • Eduardo

    Due note positive nella seraatccia di ieri……lorenzo che si è riposato e JORGINHO che nel marasma generale ha saputo brillare di luce propria!!!

  • Nevio Pizza

    che significa “non hanno fatto impattare lorenzo”?
    scriviamo in italiano, e non in pseudo-giornalistese

  • javierm

    Il povero Florenzi è stato il vero martire/eroe dei deliri confusionali di Ventura. Schierato fuori ruolo, ha fatto il massimo, ha dovuto poi adattarsi a cambiare posizione altre due volte nel corso del match. Spostato a dx nel finale, quando a sx erano in tre a pestarsi i piedi, ha fatto meglio lui in 10 minuti che l’inutile e dannoso Candreva nei precedenti 80.