Anatomia, crescita e racconto del miglior Hamsik di sempre

Le biografie stagionali: lo slovacco rappresenta perfettamente il Napoli, entrambi vogliono e possono alzare ancora l’asticella dei risultati verso la storia.

Anatomia, crescita e racconto del miglior Hamsik di sempre

Dimensione assoluta

L’anno scorso non eravamo stati tenerissimi con la biografia stagionale di Marek Hamsik. Certo, avevamo notato e lodato l’upgrade garantitogli dall’arrivo di Sarri, ma avevamo anche scritto della necessità che Hamsik aveva di migliorare in alcuni momenti chiave. Quelli in cui si era sentito poco l’anno scorso, o meglio per tutta la carriera tranne alcuni casi. Ecco, oggi questo discorso non vale più. Perché la stagione appena terminata ci ha fatto vedere il miglior Hamsik di sempre. Non sappiamo se sia anche il migliore possibile, per fortuna saremo ancora in gradi di scoprirlo.

Lo leggi nei numeri, nella forza, nell’analisi del rendimento di un giocatore che ha la capacità di essere una squadra. Hamsik gioca bene quando il Napoli gioca bene, e viceversa. Ovvero il Napoli gioca bene quando è Hamsik ad essere in giornata. Forse è più vera la seconda, perché se Hamsik è in partita le soluzioni aumentano, si moltiplicano, nel numero e nella varietà. Marek è diventato un regista vero, una mezzala di ordine e creatività che a volte abbiamo anche ipotizzato davanti alla difesa, tanto è aumentata la sua sicurezza nella gestione del pallone, dei tempi, della partita.

La sua stagione è stata costellata di giocate decisive. Una su tutte, il gol di Istanbul. Uno spartiacque, nella stagione azzurra. Va visto e rivisto, dentro c’è l’essenza di Marek. Del Marek di oggi, quello forse meno svolazzante e improvviso negli scrosci di talento, ma sempre pronto a fare la cosa giusta al momento giusto, e nel luogo giusto. Qui segue la squadra nello schiacciamento a destra, che non è la sua zona, si smarca per ricevere la sponda, controlla la palla, la sistema, aspetta il tempo giusto perché sia nella posizione perfetta. Poi tira, con quello che sarebbe il piede debole. Tutta roba da fuoriclasse.

I dati

Si parte da un numero: 77. Le occasioni create da Hamsik, tra assist decisivi (10) e passaggi chiave. Solo in Serie A, ovviamente. Hamsik, quindi, ha una media di una chance che nasce dal suo calcio ogni 39′ di gioco. Se ci aggiungiamo i 12 gol segnati, possiamo dire che Hamsik costruisce o concretizza un’azione pericolosa ogni 34′ di gioco. In Serie A, meglio di lui solo Candreva e Gomez. A questi numeri vanno aggiunti quelli di Champions, che dicono 2 gol e 10 occasioni create in 8 partite. A un livello più alto, Hamsik perde qualcosina, forse è l’unico rimasuglio di critica che è possibile opporre al suo rendimento. Che poi, in realtà, è solo una forzatura statistica: a Madrid la splendida palla nel corridoio che ha lanciato Insigne verso la gloria momentanea, l’ha messa proprio Hamsik.

C’è tanto, tanto altro nella stagione di Hamsik. le percentuali di passaggi e tiri in porta, ad esempio. Percentuale di precisione, rispettivamente, del 88% e del 47%. Su dieci passaggi, Hamsik ne sbaglia poco più di uno; su dieci tiri, quasi cinque entrano nello specchio della porta.

C’è anche il lavoro difensivo, importante quando il tuo ruolo è quello della mezzala e non più del centrocampista di inserimento: Hamsik non ha numeri clamorosi (media di un evento difensivo per match), ma il 57% dei duelli personali vinti (sopra il 60% le quote di take-on, duelli aerei e falli fatti/subiti) spiega che la lettura del gioco è funzionale anche in chiave di non possesso. Proprio qui, su questo concetto, Hamsik ha fatto upgrade. Si è trasformato, passando da uomo da giocata a uomo del gioco. Che, però, non dimentica la giocata. Quella che cambia la partita, la risolve, la orienta. Una roba così, per esempio.

Le prospettive

Hamsik è il Napoli. Un legame reso indissolubile dalla storia, dai fatti, con i contratti firmati che però finiscono in secondo piano. Compirà 30 anni tra qualche giorno, un mese esatto, quando il ritiro di Dimaro sarà finito da poco. Mentre si preparerà al secondo preliminare di Champions, che potrebbe dargli la quarta partecipazioni ai gironi della competizione più bella che c’è. Ecco, le prospettive di Hamsik sono proprio queste, ovvero quelle del Napoli: alzare ancora, ancora di più l’asticella dei risultati. Mai, nella sua storia, il Napoli ha raggiunto per due volte il tabellone principale di Champions. Ora può riuscirci.

E così via anche in altre competizioni, i record sono già caduti e cadranno ancora, perché se il Napoli è costruito tatticamente attorno al primato di Callejon, il gioco è ricamato e rifinito da Hamsik. Sempre, comunque. C’è qualche partita negativa, ricordiamo gli errori forse determinanti contro il Real Madrid e il Sassuolo. Ma tutto scolora rispetto a un rendimento ormai standardizzatosi su livelli d’eccellenza. Di completezza assoluta.

Sopra parlavamo di record, intendendo quelli di squadra ma anche quello dei gol. Maradona è lì, e Hamsik gli passerà davanti presto e gli sarà subito dietro come giocatore più rappresentativo della storia azzurra. Difficile non essere d’accordo, ed è una questione di risultati e poi d’appartenenza. Di gioco, e poi d’amore. Hamsik, da un decennio, è uno dei migliori centrocampisti del campionato. Tra i 30 migliori d’Europa, forse. E ce l’abbiamo sempre avuto noi.

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