Callejon, ovvero crescere ancora senza cambiare

Le biografie stagionali: Callejon è il calciatore determinante del Napoli, orienta il gioco della squadra. E quest’anno nessuno è migliorato come lui.

Callejon, ovvero crescere ancora senza cambiare

Insostituibile

Pepe Reina ha giocato, in questa stagione, 4320 minuti. Ha saltato solo due partite. José Callejon ha giocato per 4146′ totali. Ma ne ha saltato soltanto una, e solo per squalifica. Solo in un altro caso non ha giocato da titolare: Napoli-Spezia 3-1, ottavi di finale di Coppa Italia. In quel caso, è anche subentrato dalla panchina.

L’introduzione alla biografia stagionale di José Maria Callejon è semplice, scontata. I numeri incredibili del suo utilizzo sono una testimonianza matematica: il numero sette del Napoli continua a essere insostituibile. Continua, con le sue caratteristiche uniche, a influenzare in maniera assoluta il modo di stare in campo della sua squadra. Continua ad orientare l’attacco, la difesa, tutti i concetti di gioco del Napoli. L’anno scorso, sempre nella biografia stagionale, scrivevamo così: «La “vera verità” è che il Napoli che abbiamo visto giocare così bene quest’anno nasce e resta in piedi tutto grazie a Callejon. Che sbilancia la squadra invitandola a sviluppare gioco sulla sinistra, che accorcia e difende trasformando di fatto il modulo in un 4-4-2 in fase di non possesso. Che si inserisce come nessun’altro, che copre come nessun’altro quando è il momento di rinculare».

Non è cambiato niente, anzi la situazione è addirittura migliorata. Il Napoli della distribuzione offensiva, quello del  post-Higuain, ha finito per diversificare il suo modo di attaccare. Questa cosa, più di ogni altro calciatore, ha finito per migliorare le statistiche di Callejon. Se Hamsik aveva chiuso il 2015/2016 con 6 gol e 11 assist (ed è salito a 12 e 10), se Insigne si era fermato a 12 reti e 10 passaggi decisivi (ed è salito a 18 e 9), Callejon si era arrestato a 7 gol e 7 assist. È proprio lo spagnolo ad aver beneficiato di più del nuovo Napoli non esclusivista: 14 gol e 12 assist, più altri 63 passaggi chiave. Certo, ci sarebbe Mertens. Ma quello è un altro discorso. Semplificando, Callejon costruisce o concretizza un’occasione da gol ogni 35′ di gioco. Una cifra mostruosa.

I dati

Abbiamo già fatto un piccolo antipasto sopra, continuiamo qui. E continuiamo con l’altra faccia della medaglia di Callejon, l’incredibile quantità e qualità del suo contributo difensivo. In totale, gli eventi registrati in fase di non possesso sono 66, più il 49% dei duelli individuali vinti. A questi, vanno aggiunti l’85% dei passaggi riusciti e un’altissima percentuale di precisione nel tiro (54%). È un dato che va contestualizzato, questo. Che va analizzato, con un grafico: sotto, la riproduzione geografica delle conclusioni di Callejon in riferimento alla porta. Ci sono tutti i tiri non respinti del suo campionato. La mira dello spagnolo è quasi sempre perfetta. Anche nell’errore, che avviene davvero per questione di centimetri. A parte la normalissima, umana eccezione.

C’è poi una parte numerica che non è possibile rintracciare, ma che non può essere ignorata. Quanti inserimenti alle spalle dei difensori sono stati indovinati o solo pensati da Callejon? Quanta percentuale di attenzione crea e genera lo spagnolo nel suo controllore degli avversari? Qual è il coefficiente di pericolosità ogni volta che Insigne o Hamsik alzano la testa dal centrosinistra e guardano la zona dei suoi tagli? Ecco, queste sono tutte misurazioni anti-empiriche. Eppure sono fondamentali nella definizione del gioco del Napoli. Nella struttura che Sarri ha costruito intorno a un organico, partendo proprio da Callejon. Il discorso fatto all’inizio di questo pezzo, all’inizio di quello dell’anno scorso. Callejon è sempre uguale, non cambia mai. Eppure è sempre, dannatamente, pericoloso. Per gli avversari, of course.

Le prospettive

Callejon non si stanca e non si infortuna. Certo, ora tutti i tifosi del staranno facendo debiti e inevitabili scongiuri. Ci staranno dando dei menagramo, ma è un dato di fatto. Quando ha saltato Napoli-Genoa per squalifica, era reduce da due campionati e mezzo giocati di fila. Senza mai saltare un match. Dopo quello interno con il Grifone, stessa storia. Titolare inamovibile, sempre. Campionato, Champions, Coppa Italia. Nessuna deroga, nessuna possibilità di errore o sostituzione.

Quest’ultima frase è vera pure in riferimento al mercato. Non esiste un vice-Callejon, non può esistere. Andrebbe prodotto in laboratorio, costruito geneticamente. I profili di cui si parla come vice, e in questo caso vice vuol dire riserva fino a sopraggiunto infortunio, non sono differenti dall’idea-Giaccherini: un calciatore di buon livello (Berenguer) o anche di ottimo livello (Suso) che però gioca in maniera diversa da Callejon. Se il Giac è (sarebbe stato) un esterno di fatica e intuizione degli spazi, lo spagnolo dell’Osasuna rappresenterebbe un’alternativa a tutta fascia, di corsa e partecipazione al possesso. L‘altro spagnolo, Suso, sarebbe invece l’alternativa di qualità: mancino, esterno moderno, tatticamente intelligente ma più incline a portare palla, a cercare l’uno contro uno. Le uniche due cose che mancano a José Maria: lo spunto palla al piede e un sinistro liftato. Del destro, con 12 assist, ci possiamo accontentare.

L’anno scorso concludevamo la nostra biografia stagionale di José con questa frase: «Di Callejon non si può fare a meno, e si può anche descriverne il futuro senza parlare del suo modo di giocare, di un’eventuale evoluzione. Lui è quasi sempre uguale, e a noi va bene così. Ci fidiamo». La riproponiamo, fregandocene della presunzione dell’autocitazione. José non è cambiato, anzi è migliorato nel suo solco. Ci fidiamo di lui, ancora. Ci mancherebbe altro.

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