Lo so che il calcio non è pulito, ma il patto era di non farci vedere il trucco

Scoprii, grazie a Juantorena, che l’atletica era “governata”. Da domenica sera sto pensando di non seguire più il pallone. Non è stata rispettata la regola del massimo impegno, e non vado oltre

Lo so che il calcio non è pulito, ma il patto era di non farci vedere il trucco
Alberto Juantorena

Il grande Juantorena

Caro Massimiliano, come forse ricorderai, tanti anni fa facevo il cronista sportivo. Poi ho cambiato mestiere. E tra le ragioni del cambiamento ci fu la scoperta che lo sport che più amavo e seguivo, l’altletica leggera, era normalmente “governato” da una quieta amministrazione dei risultati. Me lo fece capire, dopo varie altre prove che avevo avuto, il grande Juantorena, diventato presidente dell’atletica cubana.

Superato l’accesso di furore per cui voleva spaccarmi la faccia, per aver rivelato che il record mondiale di salto in lungo di un cubano era falsato dalla mancata rilevazione del vento a favore, mi disse: “Certo che era dubbio (dubbio ndr), ma dovevate lasciare a noi dirigenti la cosa, avremmo risolto noi”. Mi rifiutai di capire di quale soluzione parlasse. E dopo anni di casi di doping e di salti falsati e cronometri amici decisi che era ora di finirla.

Fino a un certo grado di “imbroglio” ci arrivo

Non la faccio lunga. Non sono Heidi. Non  mi sono mai illuso che Calciopoli fosse solo un processo un po’ pasticciato ma il calcio è religione, amore, fanatismo. E mi sono detto: se è un circo almeno non ci facciano vedere il trucco. So che è sporco, ma l’importante è che io non veda il trucco.

Come dice il vescovo maneggione di Guzzanti a proposito del potere della chiesa nella politica: “Lo sta a fa sembra’ un complotto, diciamo che dove ce sta un buco noi ce buttiamo”

Diciamo che fino a un certo grado di “imbroglio”  ci arrivo, soprattutto se possiamo imbrogliare tutti e non solo i forti. Troppo vecchio per credere a un mondo onesto. Ma domenica sera i miei nervi hanno ceduto. Già in stagione mi era venuto qualche dubbio, anche su qualche partita del Napoli, a dire il vero. Una partita pareggiata contro un avversario improbabile.

Domenica sera il prestigiatore ci ha mostro il trucco

Ma domenica sera, il frac del prestigiatore del circo si è sollevato per un attimo e ho visto il trucco. La finzione è caduta appena un po’, ma mi è bastato. Non mi interessa se fosse un complotto (non credo ai complotti) o un accordo fra le due società (mi ostino a non crederlo) o semplicemente una nuova versione di “meglio due feriti che un morto”. Sta di fatto che la regola del massimo impegno in ogni situazione non è stata rispettata per convenienze tecniche, turn over e altri impegni incombenti. È successo anche alle avversarie del Napoli, come dicono i tifosi della Roma?  Forse, l’ho pensato, e mi fa schifo anche solo pensarlo, di certo ci hanno sottovalutato.

Un’idea romantica del pallone

Mi rendo conto di essere legato a una idea romantica del pallone. Del resto sono tifoso: il tifoso del Torino applaudiva sul cinque a zero per il Napoli, questo è un tifoso. È il personaggio del pazzo del paese, dell’irragionevole e del sognatore. C’è chi lo vede come figura in estinzione, ma è di questi pazzi che sono popolati gli stadi, anche a cinque sotto zero. E oggi, che la materia della quale sono fatti i  sogni di noi pazzi mi è apparsa al di là della mia stessa ipocrisia, sono distrutto. Sto pensando di non guardare più il calcio. Ma non sono certo di riuscirci. Il tifo è un sogno infantile, che il mondo sia giusto e che i buoni vincano o, perlomeno, che possano imbrogliare anche loro e non sempre i soliti noti.

p.s.

ancora una volta la mia vita dipende dalla Juve: se domani sera perde male con la Lazio vuol dire che è stata solo una giornata di forma finita. Li stimerei.

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