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Come gioca l’Inter di Pioli: attacco devastante, grandi cali d’attenzione in difesa

L’ex tecnico della Lazio sta costruendo la sua Inter: lo schema è quello di de Boer, ma Icardi è molto più aiutato dai compagni. Dietro, ancora qualche incertezza.

Come gioca l’Inter di Pioli: attacco devastante, grandi cali d’attenzione in difesa

367 giorni dopo

Un anno fa, Napoli-Inter valeva il primato. Oggi, vede di fronte settima contro ottava. Il dato della classifica sembrerebbe rappresentare due squadre in disarmo, ma trarrebbe in inganno. Certo, il Napoli sconta un periodo di forma e risultati non brillante ma nonostante le difficoltà la squadra di Sarri rimane complessivamente presente a se stessa. L’Inter, dal canto suo, paga un inizio di stagione che tribolato è dire poco, essendo già reduce da due cambi di allenatore, ma con Pioli pare aver già avviato un percorso diverso sotto il piano dell’autostima. Non è una partita da ultima spiaggia, ma di notevole importanza, per non perdere ulteriore terreno da chi è davanti, sì.

Non lontano da de Boer

L’approccio dell’ex tecnico della Lazio alla nuova realtà è stato estremamente pragmatico. Per quanto riguarda lo schema, non si è discostato, di fatto, dal 4-2-3-1 che aveva utilizzato De Boer. Conservando alcuni principi base del gioco dell’olandese, che avevano fatto intravedere potenzialità interessanti (come dimostrano la vittoria sulla Juventus ma anche la buona partita giocata contro la Roma), cercando tuttavia di rimodellarli secondo il proprio credo. Per quanto riguarda gli uomini sta, certamente, effettuando ancora le sue valutazioni.

Ha cambiato già tre volte, per dire, il partner di Miranda in difesa, anche se lì c’entra anche la necessità sotto forma dell’infortunio di Medel. Murillo pare non averlo convinto, tanto da rispolverare Ranocchia (solo 3 presenze in campionato prima di lunedì). L’ex Bari, oltretutto, con la Fiorentina ha risposto piuttosto bene (8 eventi difensivi e 5 duelli aerei vinti). L’altro oggetto di valutazione è il trequartista o il centrocampista avanzato, che dir si voglia. Non è ancora chiaro chi prediliga tra Banega e Joao Mario, la partita tra i due sembra piuttosto aperta anche sulla bilancia di pregi e difetti. Per il resto, il suo undici ideale sembra piuttosto definito. A partire dalla restituzione di un ruolo chiave a centrocampo a Kondogbia.

4-2-3-1, dicevamo. Con una differenza sostanziale rispetto al passato. Icardi chiedeva più assistenza in zona gol, un baricentro di squadra più alto. A giudicare da quanto accaduto sul gol di Brozovic, è stato decisamente accontentato:

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L’area di rigore della Fiorentina viene attaccata, escluso il crossatore Ansaldi, con ben cinque uomini, oltretutto con buona distribuzione degli spazi. Il cross viene respinto, ma fuori dall’area ci sono due giocatori pronti a sfruttare la seconda palla. Ci riuscirà proprio Brozovic.

La forza dell’attacco

L’atteggiamento difensivo della Fiorentina nei primi 20 minuti, con i tre gol subiti, potrebbe influenzare i giudizi sulla prestazione dell’Inter. Che però dal punto di vista offensivo è stata comunque notevole. Quando partecipa alla manovra e non se ne estrania (come accaduto per esempio nel derby), Icardi è centravanti di livello assoluto (5 conclusioni, un passaggio chiave, 90% di passaggi riusciti ma anche 3 eventi difensivi). I due esterni offensivi sono pericolosissimi sia nell’uno contro uno sia in combinazione con il terzino di riferimento. La catena destra e sinistra dell’Inter, contro i viola, hanno prodotto rispettivamente 10 e 7 cross. Mostruose, o quasi, le prestazioni individuali di Candreva (6 tiri, 3 passaggi chiave, 2 dribbling) e Perisic (4 tiri, 4 passaggi chiave, 2 dribbling). Migliorato, di molto, anche il supporto dei centrocampisti alla doppia fase, attiva e passiva. Ne vediamo due estratti significativi:

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La Fiorentina prova ad andare in pressione alta ma il disimpegno dell’Inter è efficace. Joao Mario legge l’errato posizionamento di Badelj, dietro il quale c’è un’autentica prateria, e detta la traccia ad Ansaldi che lo lancia sulla corsa. Il portoghese arriverà direttamente in area.

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Sul tentativo di giocata della Fiorentina con Kalinic ad agire da perno, Ranocchia e D’Ambrosio escono con i tempi giusti, ma la posizione di Kondogbia e Brozovic, a stringere ulteriormente l’attaccante croato e Bernardeschi, è quella corretta. La manovra viene soffocata centralmente e da lì l’Inter origina una ripartenza.

Il problema è nella testa

Si vede il tentativo di Pioli di dare più equilibrio anche in non possesso. Quando non si cerca il recupero palla immediato, lo schieramento diventa una sorta di 4-4-1-1 se non addirittura un 4-5-1 vero e proprio. Le 16 palle intercettate, da una parte, e i 18 passaggi chiave, dall’altra, complessivi totalizzati lunedì sera, in questo senso danno la misura di come l’Inter sembri avere le idee molto più chiare rispetto a qualche tempo fa. Ma Pioli non è ancora riuscito a intervenire, né, oggettivamente, potrebbe averne avuto ancora il tempo, sui cali di tensione e sulla compattezza di squadra da mantenere per 90 minuti. E’ questo un processo che necessiterà di un grande lavoro da parte del tecnico nerazzurro.

Per adesso, l’Inter non riesce a mantenere lo stesso livello di concentrazione dall’inizio alla fine, ma è soggetta a dei cali alla distanza. E’ capitato nel derby, dove i due gol sono stati subiti in ripartenza e con dinamiche simili; è capitato in Israele, dove una partita che sembrava stravinta a inizio ripresa si è trasformata in una disfatta. Ed è capitato contro la Fiorentina, quando il vantaggio di due gol e di un uomo all’intervallo sembrava più che sufficiente per condurre in porto la vittoria senza patemi.

Le disattenzioni della difesa

Con i viola, per la verità, Pioli è stato costretto, nell’intervallo, a un aggiustamento che non aveva previsto: la sostituzione di Kondogbia. Pur senza scintillare e anche essendo poco coinvolto nello sviluppo della manovra (solo 23 palloni toccati in 45 minuti), la presenza fisica del francese, unita alle letture preventive di Brozovic, nel primo tempo era stata importante per proteggere la difesa. L’ammonizione del numero 7 però lo poneva a rischio. Dentro Joao Mario, che, inevitabilmente, ha tolto qualcosa alla fase passiva nerazzurra. Che pure non avrebbe dovuto assolutamente rischiare così tanto in superiorità numerica. E dire che il gol di Kalinic, con una linea difensiva interista colta in grave difetto di piazzamento (in maniera del tutto simile a quella del Napoli uccellata da Defrel), avrebbe dovuto rappresentare un campanello d’allarme. Come lo era stato quest’azione, già nel secondo tempo, in cui l’Inter aveva rischiato anche a difesa schierata:

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Perisic stringe dentro il campo ma lui e Brozovic restano troppo a metà strada, non dando pressione al portatore di palla e lasciando al tempo stesso spazio per la giocata. Ilicic si posiziona alle loro spalle, agevolato dalla linea difensiva che non accorcia e resta troppo bassa. Lo sloveno andrà poi con tanto spazio alla conclusione dal limite.

Avvisaglie bellamente ignorate che, puntualmente, hanno portato alla seconda marcatura della Fiorentina, realizzata da Ilicic:

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Joao Mario e Banega sbagliano completamente i tempi del pressing offensivo su una palla persa e si trovano fuori posizione. D’Ambrosio è uscito alto senza successo e Brozovic resta nella terra di nessuno non leggendo la partenza di Ilicic dietro di lui. Lo sloveno riparte in campo aperto e va a segnare il 2-3.

Divisa in due

L’Inter, dunque, tende in alcuni momenti a spaccarsi in due tronconi. Una caratteristica emersa chiaramente, solo per rifarci ai pochi precedenti con Pioli in panchina, anche in occasione del primo gol di Suso nel derby, quando la ripartenza milanista fu originata addirittura da un rinvio con le mani di Donnarumma. Capita l’antifona, Pioli negli ultimi minuti ha tolto Banega (autore comunque di una buonissima prova con 4 tiri, 4 passaggi chiave e 3 tackles) inserendo Felipe Melo per ridare equilibrio al centrocampo dell’Inter. Senza troppo successo, però, visto che l’Inter ha palesato ulteriori limiti nel trovare le distanze ideali tra difesa e centrocampo:

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Tra seconda e terza linea dell’Inter, a occhio, qui ci sono almeno 20 metri. La Fiorentina riesce ad attaccare praticamente in parità numerica, in contropiede, in situazione di svantaggio e di 10 vs 11 a 15 minuti dal termine. I commenti li lasciamo a voi.

In estrema sintesi: fase offensiva potenzialmente devastante, difesa attaccabile e soggetta a distrazioni nel corso della partita. Bisognerà fare molta attenzione, come detto, soprattutto ai duelli sulle fasce, dove risulterà decisiva la miglior predisposizione dei raddoppi in entrambe le fasi. In mezzo, l’Inter ha un centrocampo di qualità tale da essere in grado di contenderci il possesso di palla, ma anche più anarchico nella gestione e nei posizionamenti e questo è un vantaggio da sfruttare. Come andranno sfruttati i momenti in cui la squadra di Pioli, come illustrato, perderà le distanze. Trovando la stessa capacità di ripartire in velocità vista con il Sassuolo, unendovi una maggiore precisione, il Napoli avrebbe modo di fare malissimo.

 

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