L’arbitro Redini: «Sono famoso grazie a Maradona e a quella partita»

Il racconto di quella domenica: «Non ricordo la pioggia. Ricordo che era complicato portare la barriera ai nove metri. E i fischi del San Paolo quando ammonii Diego»

L’arbitro Redini: «Sono famoso grazie a Maradona e a quella partita»

«Non ricordo la pioggia»

Giancarlo Redini, di Pisa. Se trent’anni dopo ci si ricorda ancora di lui, arbitro degli anni Ottanta, è soprattutto per quel Napoli-Juventus. Tre novembre del 1985. A dirigere quell’incontro venne designato lui.

«Ricordo perfettamente l’importanza di quella partita. Conoscevo il calendario ed era tra quelle cerchiate. Ci tenevo tantissimo a dirigerla e quando il venerdì arrivò la designazione ne fui felice. Entrai come in una bolla, ero molto concentrato, avevo il mio programma. Infatti di tanti aspetti di quel giorno non ho un ricordo. Non ricordo nemmeno che piovesse».

Ma quella partita è impressa sulla pelle dell’ex arbitro Redini. «Sono diventato famoso, per quanto possa essere famoso un arbitro, grazie a Maradona. Domenica sono stato premiato qui in provincia di Pisa e il presentatore ovviamente ha citato quel Napoli-Juventus. Mi è capitato di rivedere tante volte i filmati di quella domenica».

«Dovetti chiamare il 113 per essere scortato»

Redini di quella giornata ha i suoi personali ricordi: «Presi il taxi per raggiungere lo stadio e c’era un tale caos che dovetti chiamare il 113 per essere scortato».

«Lei non mi crederà ma io quel gol è come se non lo avessi visto. Mene resi conto la sera, quando guardai la tv. Un arbitro in campo non guarda come gioca un calciatore persino quando questo calciatore si chiama Maradona. Un arbitro affronta tanti sacrifici per arrivare a quei livelli e così l’unico aspetto che ti interessa è che i calciatori rispettino la tua autorità anche se si chiamano Platini e Maradona. Quel che ricordo, però, è che dopo l’1-0 lui perdeva tempo e dovetti ammonirlo. Tutto lo stadio mi fischiò».

«Scirea alzò la gamba e mise il piede sulla mascella di Bertoni»

Di quella partita ancora ci si chiede come mai fu fischiato una punizione a due in area e non un rigore. Chissà, se Redini avesse decretato il rigore forse Napoli-Juventus non sarebbe stata così storica. Redini questo passaggio se lo ricorda: «Scirea alzò la gamba in area e mise il piede sulla mascella di Bertoni. Decisi di fischiare una punizione a due. C’era molta tensione, non solo tra i giocatori. Anche io ero teso, c’era il mio superiore a vedermi. Nel primo tempo espulsi Bagni e Brio, li beccai insieme mentre si colpivano in area».

«Non era facile portare la barriera a nove metri»

Punizione a due. La barriera era ben più vicina dei regolamentari nove metri: «Lo so, non era facile portare la barriera a nove metri. Per me fu la cosa più normale del mondo indicare il centro del campo dopo il gol, ero in trance agonistica».

Il dopo partita fu caotico ma tranquillo. «Non ci furono strascichi di alcun tipo, ricordo la fiumana di gente per strada, è un bellissimo ricordo che porto con me. È una di quelle partite che non dimenticherò mai». Una passione per lo sport che non ha mai abbandonato Redini: «Ancora oggi mi sveglio tutte le mattine alla 5.30 e vado a correre per mantenermi in forma. Ce l’ho nel dna. E quando mi chiamano per qualche premio sono contento. E puntualmente mi associano a quel Napoli-Juventus».

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