Tutte le volte che ho rivisto Careca

Ho rivisto Careca in piazza Plebiscito, qualche anno fa, ne aveva cinquanta, oggi ne compie 53. Ho rivisto Careca in una vecchia intervista, umile non era, eppure diceva: “Maradona è il migliore calciatore del mondo, dopo di lui viene ancora Maradona, al massimo io sono il terzo”. Ho rivisto Careca in un gol alla Roma, sta tutto spostato sulla destra, ma molto sulla destra, ma proprio molto, tira con un effetto spaventoso e la palla finisce in porta. Ho rivisto Careca nelle immagini del Primo Maggio, come sarebbe quale? C’è un solo Primo Maggio e non fu neppure festa. Fu l’ultimo ad arrendersi e non si arrese neppure la domenica dopo a Firenze. Ho rivisto Careca su un vecchio giornale che conservava mio padre, si vantava di aver inventato uno schema infallibile in quel Napoli fine anni Ottanta. Lo schema Careca. Uno poi gli domandava: “E quale sarebbe Anto’ questo schema?” Lui rideva e rispondeva: “Passiamo la palla a Maradona e poi corriamo ad abbracciarlo”. Ho rivisto Careca in un numero di Paolo Villaggio a Domenica In. Una signora telefona per partecipare al cruciverbone, nove orizzontale, il centravanti del Napoli, lei risponde Càreca: chissà chi le aveva fatto leggere quel nome, poverina, lei lo pronuncia mettendo l’accento sulla a. Allora Villaggio le attacca il telefono in faccia. Disse che non si poteva non sapere il nome del fenomenale Careca. Fenomenale, disse così. Ho rivisto Careca nei cento gol e passa di Cavani, non per la tecnica, non per la velocità, non per l’altruismo, non so perché, io l’ho rivisto e basta, forse perché volevo, ma è successo e quello che succede non si cancella. Ho rivisto Careca negli scatti di Higuain, brucianti nei primi cinque metri, dove non si sa come Antonio e poi Gonzalo riescono a darne tre o quattro di distanza all’avversario, con il culo a terra, il baricentro basso. L’ho rivisto in quel gesto di Gonzalo, non mi sbaglio e voglio rivederlo ancora. Ho rivisto Careca in sogno, proprio stanotte. Aveva la maglia con lo scudetto. Era incazzato con me, forse per il fatto di Cavani, bo’, non lo so. Gli ho detto: “Egghià Care’, nun fa’ accussì, tiralabomba, tiralabomba”. Lui mi ha sorriso e credo che mi ha perdonato.
Il Ciuccio

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