Roma-Napoli, se solo le due tifoserie capissero…

Roma-Napoli, non una sfida come una altra. Una gara pregna di significati e valori aggiunti, che potrebbe essere molte altre cose.
L’americano invita Maradona e il magnate di Torre del Greco risponde come può, con ciò che gli è rimasto, d’altronde come superare El Pibe, giusto? Chiamiamo il Papa.
Si scontrano due tecnici appena arrivati, due tattiche atipiche per il calcio italiano. La Roma, con quel centrocampo palla a terra, giocatori ad aiutarsi a vicenda, vicini e compatti, ma al contrario della squadra di Spalletti non sono le verticalizzazioni le armi vincenti, piuttosto i due esterni offensivi, Gervinho e Florenzi, che fanno rimpiangere quel meraviglioso ruolo ormai scomparso. L’ala.
Dall’altra parte i partenopei rispondono a tono. Rafa, con quel suo stile madrileno e quella consapevolezza in più rispetto a Mazzarri, lui, da buon difensore-centrocampista sa cosa significa essere chiusi anche quando si attacca. Il Napoli non si sforma più come un anno fa ad ogni azione offensiva, con quello stile kamikaze che distingueva il gioco di Mazzarri, dove ogni azione offensiva sembrava dovesse essere l’ultima. È una squadra che sa aspettare, che sa soffrire senza sentirsi inferiore, ma sì, lasciamo perdere Londra e l’Arsenal, la premier è un altra cosa, gli undici di Trigoria, nelle stesse condizioni, non avrebbero fatto molto di più.
Inutile cadere nella trappola dei facili entusiasmi, questa è una sfida di valore, il Napoli insegue lo scudetto. La mia Roma, che invece non lotta per lo scudetto, non ufficialmente almeno, qualora vincesse domani potrebbe cominciare a pensare di essere all’altezza dell’obiettivo.
È un anticipo che costringe a mosse grossolane, giocatori che atterrano nella capitale senza neanche il tempo di tornare a Napoli o di un allenamento vero. Saranno muscoli stanchi, saranno gambe pesanti, saranno teste gonfie di pensieri ed emotività, connubio che solitamente rende le partite noiose, chiuse, tattiche. Rimane il fatto che entrambi i centro attacchi contano fuoriclasse e quindi tutto può succedere.
E poi, Roma-Napoli, il piccolo derby, due eterne seconde, due tifoserie calde e passionali, quelle che entusiasmano, il Soldato Innamorato contro il nostro Venditti; l’uno recita “primo e ultimo amore sarai pe’ me” e l’altro “unico grande amore”: se solo lo capissero, la Sud dell’Olimpico e la curva B del San Paolo, forse riuscirebbero a comprendere che l’avversario di domani, per entrambe è un vero e proprio specchio, riflesso da cui dovrebbe emergere rispetto e affetto, e non sputi e insulti, ma applausi come al meglio nella tribuna di Wembley. Ma questo è un altro sogno, una speranza, un’illusione che anche questo strano popolo potrebbe arrivare a comprendere che noi Italiani siamo i Napoletani d’Europa, almeno agli occhi europei, trattati con lo stesso disprezzo e la stessa mancanza di rispetto. Potremmo essere uniti.
Comunque vada sarà uno spettacolo.
Michele Zambardino

ilnapolista © riproduzione riservata