I 10 esordi che non possiamo dimenticare

3 ottobre 1926 – Il Napoli ha 63 giorni di vita quando arriva la prima volta di tutte le prime volte. In agosto, un giovane Ascarelli aveva ottenuto l’iscrizione alla serie A della nuova società, A.C. Napoli, erede dell’Internaples in cui era confluito quel che restava del vecchio Naples. L’anno prima aveva avuto a Napoli l’allenatore Carcano e una grande promessa, la giovane mezzala Giovanni Ferrari, che poi sarà due volte campione del mondo con la nazionale di Pozzo e colonna della Juve degli anni ’30. Ma il Napoli del ’26 si rinforza poco. E la prima partita, contro l’Inter (campione d’Italia sei anni prima), finisce 0-3. Arriveranno 17 sconfitte e 1 pareggio, il simbolo del Cavallino rampante viene degradato a Ciuccio. Comincia la storia.

14 settembre 1952 – Il napoletano più famoso d’Italia, Achille Lauro, sindaco e presidente, ha comprato lo svedese Jeppson per 105 milioni: 75 all’Atalanta, 30 in valuta estera depositata in Svizzera al giocatore. Con lui arrivano l’argentino Pesaola e l’ala destra Vitali dalla Fiorentina. Napoli sogna, l’Italia si indigna con interpellanze alla Camera e inviti al governo a non fare più concessioni alla città di Napoli, se il suo primo cittadino i soldi li sperpera così. Grande attesa al Vomero per la prima giornata. Avversaria: l’Atalanta, la squadra da cui era arrivato Jeppson. Che però non segna. Finisce 2-0 (rigore di Amadei e Vitali). Non ci sarà grande feeling con Amadei. I gol dello svedese alla fine saranno 14. Il Napoli chiuderà quarto.

18 settembre 1955 – In estate l’allenatore Monzeglio era stato a Roma per vedere Roma-Botafogo, allo scopo di ingaggiare il brasiliano Da Costa. Ma una volta negli spogliatoi, a fine partita, apprende che Da Costa ha firmato per la Roma. Così si accorda con un altro attaccante ammirato poco prima, Luis de Menezes Vinicius, detto Vinicio: 50 milioni al club, 10 al giocatore. Trentacinquemila persone arrivano al Vomero per la prima giornata, partita contro il Torino, per la coppia Vinicio-Jeppson. Il primo gol arriva dopo un minuto, il secondo arriverà soffiando palla al mediano granata Bearzot, proprio lui. Finisce 2-2 perché Amadei sbaglia un rigore. Napoli trova un idolo, Jeppson si ingelosise: quattordicesimo posto.

5 settembre 1965 – Un’estate di fuochi d’artificio. Cinquemila persone accolgono Sivori alla stazione di Mergellina, altrettante all’aeroporto per Altafini. Il Napoli è neopromosso, i suoi sogni sono molto più grandi. Alla prima giornata, al San Paolo, c’è il tutto esaurito per Napoli-Spal. Segna tre gol Cané, uno Altafini. Il numero 6 della Spal si chiama Edy Reja, il momentaneo 1-1 lo segna il numero 10, un giovane Fabio Capello. Il Napoli finirà terzo, a cinque punti dallo scudetto.

5 ottobre 1975 – All’hotel Hilton di Milano, quasi in chiusura di mercato, il presidente Ferlaino si accorda con quello del Bologna per il trasferimento di Savoldi, strappato con un blitz alla Juventus. Un’operazione da un miliardo e 400 milioni in contanti, più Clerici (valutato 300 milioni) e la comproprietà di Rampanti (altri 300). Totale: 2 miliardi. Nuovo record del calcio italiano, nuova indignazione del Paese. Inconcepibile una spesa simile nella città che ha bisogno di scuole, strade e ospedali. Enzo Biagi interviene: “A Napoli non sono in crisi perché hanno comprato Savoldi, ma perché non hanno saputo vendere i Gava”. Per la prima giornata, al San Paolo, il neopromosso Como. Ma la perfetta macchina dell’allenatore Vinicio, reduce da un terzo e un secondo posto, adesso balbetta. Finisce 1-0. Gol di Savoldi, che prima di segnare a 7 minuti dalla fine il rigore della vittoria, ne aveva già sbagliato uno. Piazzamento finale: quinto posto. Delusione. Anche se arriverà la Coppa Italia.

6 settembre 1984 – L’estate più lunga del calcio napoletano, con il fiato sospeso dietro la lunga trattativa con il Barcellona per l’acquisto di Diego Maradona. Tredici miliardi di lire, il colpo si chiude all’ultimo minuto del mercato, qualcuno dirà anche oltre i termini. Il Napoli sogna di nuovo lo scudetto. Sono arrivati Bagni, Bertoni, Penzo, De Vecchi. Un tale mago De Rosa, anni prima, aveva previsto il Napoli campione d’Italia entro il 1990 e in un anno pari. Con tali premesse, come si fa a non essere certi che sia la volta buona? La prima partita invece smonta già l’idea. A Verona, il tedesco Briegel annulla Maradona come Gentile aveva fatto due anni prima al Mundial, finisce 3-1. Incredibile: lo scudetto andrà proprio al Verona. Il Napoli chiude ottavo.

14 settembre 1986 – Il Mundial in Messico restituisce al Napoli un Maradona campione e incoronato dalla stampa internazionale come il più grande di sempre, meglio ‘e Pelé, come già sanciva da tempo la canzone del maestro Campassi. La paura è che ci sia appagamento in Diego, oppure stress da affaticamento. Paura che Maradona spazza via con un incantesimo alla prima giornata, sul campo del Brescia, con un gol che pare la fotocopia di quello segnato al Belgio nella semifinale dei mondiali. Contro il Brescia nel ’26 era nata la leggenda del Napoli ciuccio di fichella, contro il Brescia sessant’anni dopo sboccia il primo Napoli campione d’Italia.

27 agosto 1989 – Con una Coppa Uefa in bacheca, il Napoli inizia frastornato. Non dai festeggiamenti ma dalla depressione. Diego è in Argentina, non vuole tornare. Invoca una vecchia promessa di Ferlaino, che l’avrebbe lasciato libero in caso di vittoria in Europa. Diego vuole trasferirsi al Marsiglia, non per soldi o per crescere, al contrario, per ridurre le pressioni, per sottrarsi all’abbraccio soffocante di una certa Napoli. Vorrebbe preparare il mondiale di Italia ’90 in serenità, si impunta. E’ la famosa estate in cui si dedica alla pesca dei dorados. Il Napoli inizia il campionato senza di lui, Ferlaino minaccia azioni legali. Alla prima giornata vittoria per 1-0 ad Ascoli, il gol decisivo è di Crippa. Diego rientrerà alla quinta giornata, 3-2 alla Fiorentina, lui che si alza dalla panchina, sbaglia un rigore, ispira la rimonta da 0-2. Finirà con il secondo scudetto.

1 ottobre 2000 – Il Napoli è neopromosso, si ripresenta in serie A con Zeman in panchina, e da neopromosso viene trattato nella composizione del calendario. Alla prima giornata c’è al San Paolo la nemica di sempre e di tutti, compreso Zeman: la Juventus. In precampionato il Napoli si era illuso di poter diventare una squadra-miracolo dopo l’1-1 al Bernabeu in amichevole con il Real Madrid. Il primo tempo con la Juve fa proseguire l’illusione: sono i 45 minuti più scintillanti che il San Paolo ricordi da una decina d’anni. Ma la Juve rimonta, vince 2-1, l’idea Zeman si squaglia in sei partite, con Mondonico il Napoli torna in serie B.

12 settembre 2004 – Il Napoli è sprofondato in serie C1, conseguenza del fallimento della società. Dopo un’estate di trattative e colpi di scena, il club finisce a De Laurentiis, che già aveva tentato la scalata anni prima accanto a Roberto Fiore, presidente degli anni ’60. Si deve ripartire dal gradino più basso della scala professionistica. Il Napoli comincia il suo campionato contro la Vis Pesaro, al San Paolo, illudendosi che sarà una cavalcata in virtù del nome che porta. La prima partita finisce 1-0 con un gol al 93′ di Varricchio, ma la promozione se ne andrà ai play-off. Servirà un altro anno in C1, poi uno in B, prima di tornare in serie A, poi in Champions, e poi di nuovo tutti qui, adesso, a sognare come sempre. A sognare di essere il Napoli.
Il Ciuccio

(a destra i filmati delle partite, e degli esordi successivi al 2000)

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