Cavani: «Il giorno che andrò via da Napoli, lo farò dalla porta principale»

Foto di Cavani che scrive il suo nome con un pennarello su una lavagna. Foto di Cavani con il suo anello in mostra. Foto di Cavani in compagnia del giornalista, l’inviato del quotidiano sportivo madrileno Marca che nel ritiro dll’Uruguay alla Confederations gli fa un’intervista esclusiva. Titolo: “sono pronto per giocare in un grande club”. Nell’articolo uscito sulla Gazzetta stamattina, si riferisce di un Cavani contrariato per le parole che arrivano da Napoli, un Cavani che si apparta con un giornalista spagnolo per parlargli.
La chiacchierata è appunto quella su Marca. Dove Cavani si racconta (“Non sono un centravanti classico alla Luca Toni”), parla di sé (“Non sono una persona mediatica, mi piacciono la tranquillità e il profilo basso”), del suo tifo da bambino (“Per il Nacional Montevideo, ma solo per rivalità con mio fratello che era del Penarol”) e parla di quest’estate. Gli chiedono di suo padre che lo vede al Real. Risposta: “È una buona occasione per dire una volta per tutte al mondo che quando parla la mia famiglia non sto parlando io. L’ho detto ai miei mille volte, non parlate, mi danneggiate. Ma loro sono liberi di farlo. Però non sono le mie parole. Io sono del Napoli, tutto dipende dal Napoli. Non penso ad altro. Se verrà un’altra opzione, si vedrà. Il mio desiderio è finire la Coppa, incontrare il presidente faccia a faccia e parlare del futuro, e deciderlo insieme. Io non lo conosco, oggi sono del Napoli. Il Real è uno dei migliori club del mondo ma non c’è nulla di concreto. Quando siamo bambini, sempre facciamo sogni, e le squadre che ti passano per la testa sono quelle del più alto livello mondiale. Perciò capita che uno immagini o sogni di giocare con il Real o con il Barcellona. Ma sono sogni da bambino. Oggi sono adulto, sono al Napoli e sono orgoglioso di questo club. Se un giorno dovessi andar via, mi sentirei pronto a far parte di un club più grande, ma non lo so, si vedrà. Sono sorpreso che De Laurentiis abbia parlato del Real Madrid, io ufficialmente non so nulla. Quando finirà la Coppa, lui sa che io e lui dovremo parlare di un sacco di cose. Ci sono cose, ci sono situazioni che certe volte portano via un calciatore da una squadra o da una città. Il calcio è una passione, però andartene dal tuo paese è un sacrificio molto grande. Di sicuro De Laurentiis e io siamo persone mature che sanno bene qual è la decisione migliore per il futuro di entrambi. Sono troppi 63 milioni? Non so se i numeri quadrano, il mercato è così. Non lo so, deve saperlo il club, io posso dire poco, c’è un contratto. Devono saperlo i presidenti che mi vogliono e che stanno parlando con il Napoli. La mia valutazione non mi distrae per niente. Non mi preoccupo di quanto dicono che valgono le mie gambe. Io so bene cosa vale nella mia vita. Il calcio muove tante cose, perciò si fanno certe cifre, ma io vivo di cose semplici, di cose normali. Il calcio vive di estremi. Napoli mi ha dato l’occasione di crescere e di essere quello che sono oggi. Grazie anche ai sacrifici dei miei compagni, del corpo tecnico e ai miei. Anch’io ho dato tanto, e lo farò fino all’ultimo giorno che sarò lì. Se me ne vado, ci saranno tifosi che capiranno e altri no. Ma non voglio andarmene da una porta di servizio, io voglio uscire dalla porta principale… il giorno che accadrà. So che molti non lo capiranno”. Poche parole per Benitez. “Un grande allenatore, lo dice il curriculum, basta vedere i nomi delle squadre in cui ha lavorato. Ho le migliori referenze su di lui. Un grande allenatore, il Napoli ne ha bisogno”.
Desmond Digger

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