Caro Barbapapà De Laurentiis, la tua interessata omelia non ha scaldato i tifosi

Nello stadio svergognato dall’Uefa, che non permetterà vi si giochi la Champions, il nostro Barbapapà di Torre Annunziata, impeccabilmente vestito e impeccabilmente passeggiando a bordo campo, impugna il microfono e, prima che cominci Napoli-Siena, parla al popolo che lo lascia parlare ma non ci fa molto caso, preoccupato di ben altre parole che non arrivano da Mazzarri e da Cavani.
Sono lontani i tempi in cui il Comandante, ex mozzo di nave, si sedeva a bordo campo e, arrotolandosi i pantaloni al ginocchio, mostrava i polpacci e poi sventolava il fazzoletto bianco nelle domeniche felici. Roberto Fiore qualche volta si sedeva in panchina. Ferlaino, molte volte, se la filava alla fine dei primi tempi. Un presidente in campo col microfono in mano non s’era mai visto. Non s’è mai visto da nessuna parte.
Ma questa è Napoli, teatro all’aperto. E così Barbapapà snocciola una improvvisa omelia, grondante ringraziamenti ai tifosi e riconoscimenti alla squadra, senza però quel filo di emozione che l’avrebbe resa plausibile e, forse, degna di applausi. Non applaude nessuno. Neanche quando, imitando Checco Zalone, Barbapapà urla: “Noi insieme a voi siamo fortissimi. Io come voi vogliamo vincere”. A Cinecittà avrebbero preteso un altro ciak.
Ma perché Barbapapà, cui i tifosi non vogliono un mondo di bene (i tifosi fanno anche i cardiologi e sanno quando un cuore non batte), perché Barbapapà s’è inventata questa passerella in viva voce non richiesta e, peggio ancora, nemmeno apprezzata?
Protagonismo dell’uomo in blu. Compiacimento dell’uomo che il calcio ha rivelato al mondo. Irresistibile propensione al berlusconismo. Le ipotesi sono molteplici. La sorpresa è rimasta sospesa nell’aria del San Paolo completamente estraneo alla performance presidenziale.
E va bene che la mamma è sempre la mamma, ma perché poi quell’intemerato incipit: “Oggi è la festa della mamma e noi tutti sappiamo che il Napoli è la mamma di tutti i tifosi”? Non lo sapevamo. Non abbiamo mai pensato che il Napoli fosse la nostra mamma. Il Napoli non c’entra con la mamma. Certamente il Napoli è la manna, più che la mamma, del presidente, piovutagli dal cielo del fallimento per proiettarlo a una vita di popolarità inaspettata che sedici cinepanettoni non gli hanno mai concesso.
Sarà stato un momento di debolezza, di vanità, di visibilità gratuita. Non si sa. L’indifferenza dello stadio è stata però pesante. Nessuno ha urlato “meno male che Aurelio c’è”.
Mimmo Carratelli

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