Oscar, Penberthy e la cessione del Pocho Lavezzi

Non so quanti sul Napolista amino il basket. Qualcuno si, ne sono certo. E allora la partenza di Lavezzi mi fa tornare in mente due episodi che hanno fatto la storia delle squadre campane: Oscar Schmidt e Mike Penberthy. Anticipo subito l’obiezione. Il basket non è il calcio, gli equilibri, oltre che il numero di giocatori in campo sono ovviamente diversi. Oscar Schmidt ha giocato a Caserta dal 1982 al 1990. Ha vinto una Coppa Italia. La Juve in quegli anni sembrava un’eterna incompiuta. Sempre lì lì per raggiungere il traguardo senza riuscirci mai.Boselli, Glouchkov, Dell’Agnello. Una squadra davvero forte. Epici i duelli tra il brasiliano e Stefano Sbaragli. Peccato che la maggior parte del gioco si appoggiasse su di lui. Una giornata storta e le opzioni di Caserta erano ridotte al lumicino. Nel 90/91 arrivarono Tellis Frank e Charles Shackleford. Sicuramente meno appariscenti, meno idoli, ma molto più sostanziosi. La squadra si equilibrò ed arrivò il primo, storico, scudetto del basket a sud di Roma. Passano gli anni ed ecco un folletto amatissimo all’ombra del Vesuvio: Mike Penberthy. Guardia dalla meccanica  mortifera a Napoli dal 2002 al 2005. Si prendeva la maggior parte dei tiri partenopei riuscendo anche a realizzare medie stagionali oltre i venti punti. Poi alla Carpisa arrivò un certo Lynn Greer, forte e funzionale, fu costruita una squadra più solida ed arrivò la Coppa Italia che il basket ha reso evento molti anni prima rispetto al calcio. Il preambolo è lungo per parlare di Lavezzi. Siamo sicuri che cederlo non può essere la fortuna del Napoli? Sono un suo estimatore. Lo sono dalla tripletta contro il Pisa in Coppa Italia.  Ieri ho applaudito il suo gesto, fulmineo. Solo una genialata poteva risolvere il match. Ed è arrivato lui. Ma oggi mi chiedo, un gioco troppo appoggiato sugli strappi di Lavezzi, sul suo stato di forma non potrebbe essere troppo prevedibile? Trentuno milioni meglio investiti? Ecco. Oscar, Penberthy, ed oggi Lavezzi. E come dice Giuffré: “Chi ti dice che sia una disgrazia?”.
Gianluca Agata

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