Non so nulla, ero sulla Avezzano-Sora-Cassino

Non si può fare. Pensare che il mondo possa lasciarti un tuo fuso orario personale, fingere di viaggiare in una De Lorean col flusso canalizzatore attaccato, e tenere Juventus-Napoli fuori, sospesa nel tempo-spazio, in attesa di tornare a casa e premere play. La partita della vita in differita è un paradosso impossibile.

Quando, a cellulari spenti come su un aereo, sono entrato nella città dei fantasmi, intorno alle 22, ho sperato che quel silenzio fosse solo una sospensione della cronaca. Ho scaricato i bagagli, e ho infilato l’ipod per creare l’isola acustica. Ma il bestemmione mi ha raggiunto in ascensore, presagio di nulla di buono. Ottimismo, mi son detto: magari è un gol sbagliato, o magari sì, ha segnato la Juve, ma noi stiamo già 3-0. Stai calmo, respira: per te sono le 20:45, e ancora tutto deve cominciare.

In realtà alle 20:45 ero sulla Avezzano-Sora-Cassino, il pargolo dormiva, la moglie pure. Per un attimo, solo un attimo, c’ho pensato: la radio. No. Resisti!

Ho spostato le lancette dell’orologio un paio d’ore indietro e via. Volete sapere cos’è la paranoia? La paranoia è interpretare il lampeggio della macchina nella carreggiata opposta per un segnale indiano: hanno segnato? E chi avrà segnato? Scusi, chi ha fatto palo? Ma qui non c’è il cineforum intellettualoide di Fantozzi. Tra me e Juve-Napoli c’è solo un infinito battesimo in Abruzzo. Poi dici che uno è ateo…

Bruciati una ventina di autovelox e dopo aver probabilmente risolto il problema del debito pubblico con le milleduecento contravvenzioni che mi arriveranno da qui a qualche mese, infilo al dunque la porta di casa a partita ancora in corso.

E insomma: non-si-può-fare, lo ripeto. Perché lo “spoiler” è dappertutto. Non basta evitare la notizia, il risultato. Dovresti chiuderti in un sala insonorizzata, senza finestre, giusto una birretta. Perché io vedo l’inizio della partita e fuori nulla accade: nel palazzo, nel quartiere, nessuno esulta, nessuno fiata. Quando finisce la partita, io sono ancora sullo 0-0, e non c’è un botto, nemmeno uno. Ecco qua: ho già capito tutto dall’espressione mestamente contrita della città. Puzza, e puzza di brutto. Ma io sto là, che l’ottimismo dell’immaginazione batte pure la stanchezza. Dai, magari è un fottutissimo 0-0…

A mezzanotte e spicci però vedo Quagliarella con la maglia bianconera che segna il 3-0 e fa il figo non esultando. E sento lo Juventus Stadium cantare a squarciagola O’ surdato ‘nnammurato con accento balengo, una roba vomitevole con le vocali aperte e il “nèè” finale.

E allora ho capito: mi sono addormentato al volante. E pure questo pezzo è solo un incubo. Ora mi sveglio, eh?
Mario Piccirillo

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