Il Napoli a Genova non si aspettasse la squadra di Malesani

Battendo l’Inter in Coppa Italia e spianandosi la strada verso la finale del torneo, ultima impresa quindici anni fa, epoca Simoni, Montefusco in panchina nella doppia finale persa contro il Vicenza, gli undici prodi che mercoledì sera hanno rimediato al momento delicato del Napoli vengono riproposti a Marassi contro il Genoa per rilanciare l’entusiasmo in campionato. Non è più il Genoa di Malesani, subissato dai sei gol del 21 dicembre, nell’exploit più clamoroso degli azzurri che fece gridare al tecnico veronese “vendetta, tremenda vendetta”.
Malesani non c’è più e sulla panchina del Genoa si erge il più tiepido Pasquale Marino, distinto cinquantenne di Marsala di glorie friulane sfumate. Enrico Preziosi, l’irpino con la valigetta, da dieci anni presidente di tutti i trasformismi del Genoa, ha rinnovato il giocattolo, giusta la precisa esperienza nel settore, portando nella vetrina rossoblù Gilardino, Sculli e Biondini, i nuovi balocchi preziosi.

A causa dell’ennesimo dai e vai del calciomercato genoano, la squadra della Lanterna, non assestandosi su un assetto definitivo, naviga a metà classifica senza gloria e con l’infamia della terza peggiore difesa del campionato pur avendo tra i pali Sebastian Frey e una diga niente male con al centro lo svedese Granqvist e il georgiano Kaladze. Fatti loro.

Che il Napoli fosse in un momento delicato alla vigilia del match con l’Inter lo confermano le esternazioni in vernacolo da cinepanettone del presidente De Laurentiis in replica alla legittima domanda di un giornalista dopo la gara con i milanesi. Eccheccazz, esclamerebbe la mia amica Ilaria Puglia, pasionaria della Tribuna Posillipo e scrittrice deliziosa. Perché tanto nervosismo? Il Napoli ha bisogno di quiete. La stagione è tutta da giocare su tre fronti e ci sono chance di imprese ancora eccitanti. L’ipotesi che il “richiamo” invernale della preparazione degli azzurri abbia momentaneamente tagliato le gambe a più di un paladino di Mazzarri e che ora si annuncia una splendida ripresa della condizione atletica fa sperare non solo in una scossa in campionato (il presidente chiede il quinto posto che è pur sempre zona europea), ma ripropone una più fervida attesa dei confronti col Chelsea che, fuori di dubbio, rappresentano il clou dell’annata.

Intanto, bisogna saltare l’ostacolo genoano col Napoli dei tre tenori (Lavezzi ha pienamente recuperato?), il talismano macedone in panchina pronto al soccorso e il ragazzo Vargas in stand-by. La qualità, se sostenuta da gambe veloci dopo la fatica di mercoledì, accredita il Napoli di una partita favorevole, ma Marassi è la tana ardente del Grifone e farà sentire il suo fiato infuocato sulla squadra di casa a secco di successi interni da metà dicembre. Però, visto il 4-3-3 di Marino, potrebbe essere una partita aperta senza ostruzionismi scomodi per il Napoli che anche in trasferta ha dilapidato molto (14 punti). Vediamo che cosa combineranno le squadre più avanti degli azzurri, l’Udinese nella bolgia del nuovo salotto juventino, l’Inter per niente tranquilla a Lecce e la Lazio, penalizzata due volte a Milano da gol in fuorigioco, non proprio serena a Verona col Chievo. Si possono ridurre i distacchi se a Genova il Napoli confermerà di essere uscito dalla sua zona d’ombra.

Mimmo Carratelli

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