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A Napoli un san Gennaro chiuso per gioia

Mi sveglio alle 6 e guardo fuori: è tutto buio, un’alba nera senza un filo di luce. Il web è pieno di quella dannatissima frase del Diez di mille anni fa, e sono infastidita, ché quella è la storia, ci ha portato male, e qui ci sono capitoli interi ancora da scrivere con un’ispirazione che stamattina proprio non c’è. È che deve essere perfetto, oggi, non è possibile arronzare così. Eugenio Angelillo fa il resto, quando ricorda a tutti che, per la nota legge statistica per la quale quando a Berlusconi le cose vanno male al Milan vanno benissimo, stasera ci rifileranno almeno 3 palloni e si farà pure male Cavani. Sento di odiare le sue statistiche, odiarle proprio. La domenica procede lenta: il solito shampoo mattutino propiziatorio, aperitivo al bar, bolletta senza ragione, ché tanto non gioco mai di testa, ma di cuore, ecco perché poi lo stomaco ne risente, gnocchetto al gorgonzola come Dio comanda. Il Martire mi domanda se stasera mangiamo allo stadio: gli ricordo che allo stadio non si mangia e piuttosto gli chiedo se ha intenzione di venirci senza sciarpa come per l’amichevole contro il Palermo. Mi dice che di mettere la sciarpa non se ne parla proprio, fa caldo. Gli dico che se perdiamo è colpa sua. Ho lo stomaco in fiamme: non so ancora che tra poche ore sarà Milano a bruciare. Per ora sto male io. È che non capisco cos’è questo strano stato di tensione latente senza adrenalina. Cioè, non vedo l’ora di tornare allo stadio, ma sono priva di emozioni, come se avessi paura. Ma paura non è. E, allora, cos’è? Alle 19 siamo pronti. Saluto i bambini. Al più grande, che portafortuna, chiedo: dimmelo, chi segna, stasera? Mi guarda con quella luce negli occhi ed il mio sorriso e risponde urlando: 300mila volte Cavani! Una profezia. Inforchiamo lo scooter e siamo già lì. Litighiamo tra noi per il parcheggio. Lo sappiamo che si entra dal lato della curva, ma il Martire vuole parcheggiare in mezzo ad una marea di motorini e a me non va. Ci lanciamo in improbabili improperi e ci mandiamo a fanculo. Mi dice che parlo troppo. Allora taccio. Lo stomaco continua a dirmi che davvero così non va. Lui, calmissimo, mi fa notare che sono un tantino tesa. In fila al varco tribune incontriamo Marcello Giannatiempo, azzurrissimo, manco ci fossimo dati appuntamento. Rispettiamo il rito del caffè Borghetti appena dentro, rivediamo Peppe Napolitano, i nostri compagni di abbonamento, salutiamo tutti come vecchi amici, baci, abbracci, che hai fatto quest’estate? Ti sei tagliata i capelli! Ti ho letta anche da lontano. Mi impossesso di nuovo del numero 31 con il mio jeans fortunato. Rispetto persino la puntatina sulla piattaforma della tribuna stampa, con Admin e Cappella. Tutto deve essere al suo posto. Ma ancora sento strano. Ho troppi bisogni. Fame, sete, roba che qua dentro non dovrebbe esserci. I primi minuti scorrono in un’atmosfera surreale. Poi, ci rendiamo tutti conto di qualcosa di diverso. Non so spiegarmi se siamo noi ad essere cresciuti in modo esponenziale o loro ad essere il fantasma di sé stessi. Una cosa è certa: per una volta hanno paura di noi. Sono loro a farsela sotto. Poi, lui. Edinson. La nostra luce. Cavani, ti amo, non andartene mai. Mai. Perché ti sei svegliato e l’hai mandato al diavolo, quest’inferno rossonero che avevo nello stomaco. Migliori in campo, a parte un Inler supremo anche quando sbaglia, Gargano e Maggio. Gargano, che accanto a Inler gira come se fosse radiocomandato, Maggio che gioca di testa in area e la fa da padrone ovunque. Il Martire urla “scemo” a Pato. Io vado giù più pesante su Nocerino. E sono stupefatta. Giochiamo calmi, controlliamo il vantaggio, rispettiamo gli schemi, raddoppiamo di intelligenza quando ce n’è bisogno. Rendiamo Pato ridicolo come dopo un bunga bunga. Lo possiamo dire: abbiamo una squadra fortissima e glie ne abbiamo dati 3. Sono andati a Barcellona e ne hanno presi 2 soltanto, ma noi glie ne abbiamo dati 3. Perché non è che abbiamo soltanto vinto, stasera, li abbiamo umiliati, mortificati, stesi al tappeto. Non siamo più i cugini del profondo Sud, siamo una realtà bellissima, di cui andare fieri. Insomma, ce la giochiamo eccome! Lunga vita a quel genio di Mazzarri, che ha confezionato un gioiello così. 27 pari, il numero delle vittorie, 27 volte loro e 27 noi, gli altri 20 sono stati pareggi. Adesso sì che si può ricominciare alla pari, anzi, 5 punti più su. L’unico rammarico? Che se ne parlerà troppo poco, ché tra tre giorni si gioca di nuovo e pure col Chievo abbiamo un paio di sassolini da toglierci dai sandali estivi. Sì, lo so che domani diluvia, lo so, che il lunedì con il grigio nun se pò guardà. Ma stanotte non ci resta che aspettare la pioggia, perché anche quella, dalle nostre parti, può essere colorata. Anzi, sapete che vi dico? Chiuso per gioia. E se ci cercate, domani, baciate la pioggia. E Forza Napoli. Sempre!
di Ilaria Puglia

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