Ora rientriamo nel nostro
recinto di provincialismo

Premesso che quello del Napoli resta fin qui un signor campionato, siamo terzi in classifica e chi l’avrebbe mai detto, qualche osservazione è doverosa. Siamo andati alla Scala del calcio e non siamo stati capaci di abbozzare nemmeno un solfeggio. Ne abbiamo presi tre, senza mai reagire, fatta eccezione per dieci minuti nel primo tempo. Potevamo subirne cinque. E dire che il nostro allenatore alla vigilia non aveva certo mantenuto un profilo basso. “Non ho nulla da imparare io, né da Mourinho né da Guardiola”. “Abbiamo i fucili puntati contro” (ma quali fucili? Ma chi?) e noi neanche una pietra abbiamo lanciato. Audace, Mazzarri, ma soprattutto ridicolo, visto com’è andata. La verità è che siamo stati respinti con sufficienza dal calcio che conta: prego, passate più tardi che abbiamo da fare, abbiamo da giocare a calcio. Siete bravini, simpatici, ma si è fatto tardi eh, andiamo a casa che qui fa freddo…
Rientriamo da Milano con lo sguardo basso. Rientriamo nel nostro recinto di provincialismo, dove pascolano l’odio per la Juventus e Quagliarella. In fondo questo siamo, e questo ci meritiamo: un allenatore che si atteggia a re della panchina senza aver vinto nemmeno una Coppa Italia; un presidente che parla di calcio europeo e non mette dieci tornelli in più allo stadio trattandoci come bestie da soma e nessuno gli dice niente; una tifoseria che ringrazia sempre e comunque perché sette anni fa a Paestum non c’erano i palloni. Pensare in grande non fa per noi, non ci appartiene. Già che abbiamo la domenica occupata ci sembra un lusso da signori.
Siamo venuti a Milano da secondi in classifica per la partita della vita e ce la siamo guardata. Certo, l’Inter è l’Inter, sono i campioni del mondo. Ma abbiamo fallito un’altra prova di maturità, la seconda dopo quella a Roma contro la Lazio. Tempo per rifarci ce n’è, figuriamoci. Siamo terzi, domenica potremmo battere la Juventus e tornare secondi. Il campionato è lungo. Però ieri sera, sulle gradinate di San Siro, col freddo e i sorrisi rilassati degli interisti, ho avvertito una sensazione tanto spiacevole quanto fastidiosa.
Massimiliano Gallo

Fondatore del Napolista, ha scoperto di sentirsi allergico alla faziosità. Sogna di condurre il Bollettino del mare di Radio Rai. E di girare - da regista - un porno intitolato “La costruzione da dietro”. Si è convertito alla famiglia: ha una moglie, due figli, un cane. E tre racchette, ovviamente da tennis.

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