Sciacharà, i riti che funzionano

Ragazzi, che squadra siamo stati, meravigliosi! E mica parlo solo degli undici in campo! Il vostro modo per risollevare una giornata storta, la mia, e per concentrarci tutti sul buon esito della partita hanno dato i loro frutti eccome! A metà pomeriggio metto a palla “Something happened on the way to heaven” ed inizio a sentirmi meglio. Allora guardo fuori dalla finestra e mi accorgo che ogni tanto spunta pure un raggio di sole: il vento forte lascia intravedere la possibilità di una serata bellissima. I contributi della vigilia forniti da admin mi fanno ridere per un bel po’ ed inizio seriamente a valutare di impegnarmi l’anima per l’acquisto di “Ciuccio fa tu” comprensivo del lato b con “Gennarino o’ tifoso”. Intanto faccio i debiti scongiuri e giuro a me stessa che, se perdiamo, Roccaforte non vorrò vederlo più nemmeno in cartolina.
Per aumentare la potenza dei riti inizio a cercare come una dannata il mazzo di carte napoletane sepolto nel cassetto del salotto. Le trovo. Le conto. Sono 40. Le posiziono sul televisore, con il nove di bastoni in bella vista: mi hanno detto che nelle giornate no funziona, ci devo provare. Mezz’ora prima della partita lascio mia madre in salotto con i bambini e vado furtiva nella loro camera da letto, mi inginocchio dinnanzi al poster “Napoli nel cuore forever” e prego silenziosamente per due minuti pensando a Cellino, con molta concentrazione. Pedersoli mi dice che su Cagliari il meteo dà poco nuvoloso: ci scambiamo mail fino a pochi minuti prima della partita. Speriamo entrambi, ma ce lo diciamo con parole delicatissime, anzi, senza dircelo apertamente. Due minuti dal fischio di inizio: mi osservo la coda e decido che è veramente splendida, mentre mi accarezzo le orecchie e mi dico “però, ca belli ‘rrecchie ca’ teng’”. È fatta: mi sento il ciuccio. I bambini già dormono, perciò devo cantare sottovoce, ad occhi chiusi e con tutta la forza del pensiero:

Sciacharàsciacharàsciacharàsciacharàsciacharà!!!!! Sciacharàsciacharàsciacharàsciacharàsciacharà!!!!! Sciacharàsciacharàsciacharàsciacharàsciacharà!!!!!

Ci siamo, mio marito ed io. Balconi inserrati per scongiurare rumori che possano svegliare i bambini. Sul divano, in postazione partita, lui all’estrema destra io a sinistra. “In caso.. ti sveglio?” mi chiede prima di iniziare la visione del secondo tempo. Lo fulmino con lo sguardo pregandolo di sì. Gli occhi resistono a malapena (sono sveglia dalle 5 del mattino), la copertina di pile mi coccola non poco e l’effetto pasta al forno fa il resto, ogni tanto mi abbiocco, ma stavolta il marito è irreprensibile: per ben tre volte mi tocca i piedi e mi riporta in vita. La terza volta è all’85°: prometto di non coccarmi più. Me lo sento che sta per succedere qualcosa, è nell’aria. Nel mio soggiorno sento un profumo particolare, quello delle serate buone. Torna il calore nel corpo, il cuore intravede uno spiraglio e sorrido come una scema non so neppure io perché. Punizione per loro. O’ fridd’n’cuoll. Vuoi vedere che ci fanno il pacco un’altra volta? Ma poi qualcosa accade. Quei due si prendono palla e iniziano a correre. Cavani – quanto manca? – corri Cavani, corri Pocho – mica fischia – corri, vai, marò, che sta facendo, marò, marò! È gol. È uno straordinario, bellissimo gol, il gol dell’asfalto bollente: li abbiamo decisamente asfaltati. Mio marito mi lancia addosso tutti i cuscini del divano, io picchio duro sullo schienale. Non possiamo esultare a parole, ad urla, siamo abituati ai soli gesti. Ma il mio telefono inizia a suonare: Max Roccaforte, Bruno Fabbrini. Mamma mia, ragazzi, quanto vi ho amati, ieri sera, tutti, dal primo all’ultimo, Ugo, Salvatore, Diego Fusco, Bruno, admin, Taglialatela, Max, PederPippo, Valentino di Giacomo, il Caudino e la sua cumbia pomeridiana e gli amici di Facebook che mi hanno tenuto compagnia per tutta la santa giornata di cavolo che avevo avuto. Gianluca Maria Marino ed io siamo liberi dagli influssi nefasti della giornata e urliamo sulle rispettive bacheche la nostra gioia. Tre punti, tre vittorie, terzi in classifica al terzo minuto di recupero. Il sorpasso. Il tre è un numero favoloso. Ciuccio, ti prego, non te ne andare più. Nun ce lassà. Forza ragazzi che ce la possiamo fare. Cinici e fortissimi. Roma aspettaci. Ciuccio fa tu.
di Ilaria Puglia

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