Domani riparte il basket, Napoli a Chieti

Eccomi, consideratemi un hacker. Uno di quelli che si infila nei vostri computer, nelle vostre discussioni mandandole in subbuglio in un amen. Mentre stavate parlando di Mazzarri e del Cesena; del pranzo delle 12.30 e di Massimo Troisi arrivo io, in barba anche agli amministratori di questo sito utilizzando un cavallo di troia interno, una password di quelle che solo il ministero degli interni può fornire, et voilà trovate quello che mai avreste pensato di trovare sul napolista.
Su questo nobile sito si è parlato di tutto, finanche della metropolitana che fa ritardo, embé, consentitemi di fare l’in bocca al lupo all’ennesima avventura cestistica che sta partendo. Domani la Nuova Pallacanestro Napoli gioca a Chieti (B/2) ed ancora una volta si cerca di ricostruire la palla a spicchi in città.
I miei ricordi cestistici risalgono agli anni di Dordei ed alle sfide con l’Italcable Perugia per salire in serie A. Non ho visto la grande Partenope, ma la Mulat, la Paini, Johnson, Woods, Berry quelli sì. E con loro diecimila persone al palazzetto per la Bartolini Brindisi, il Bancoroma di Townsend e Larry Wright. Potrei citarne mille, mi fermo alle sfide tra Oscar e Sbaragli. E poi l’epoca Maione, il pala Barbuto, Bucchi, Rocca, Morena e gli altri li scriverete voi. Ho vissuto anche la, fortunatamente breve, esperienza Papalia. Ora si riparte dalla B2, con un progetto: costruiamo una società seria dal basso e scaleremo le graduatorie. Beh. Domani non si chiamano più Greer, Morandais, Sesay, Cittadini e Larranaga, ma Mangiapia, Di Luongo, Tammaro e Simeoli, sì, proprio il figlio di quel Mario con il quale ci “scornammo” al Mario Argento e a Castelmorrone. Domani si comincia. In bocca al lupo, sperando di risalire la china, per l’ennesima volta, stagione dopo stagione. E da bravo hacker tra un po’ sparirò e tornerò nella mia casetta a spicchi chiedendo scusa anche a Gianluca Agata. Mi serviva una firma, ho usato la sua.
<strong>Gianluca Agata
</strong>P.S. ora sparisco per vedere di nascosto l’effetto che fa<strong>
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