Voglio essere uomo 90 minuti

La vita di una donna è dura, si sa, ma la vita di una donna tifosa lo è anche di più. La passione calcistica diventa un tassello da incastrare nella già strapiena vita quotidiana, in cui non bastano le ventiquattr’ore canoniche, neppure quando si decide di sottrarre tempo prezioso al sonno per impiegarlo in attività più divertenti e fruttuose. Il lavoro, la gestione domestica, i bambini: come si fa ad inserirci dentro anche la lettura dei giornali sportivi, i pettegolezzi calcistici, il calcio mercato e la visione delle partite? Chè poi gli orari fissati nel calendario sono veramente pessimi. Alle 15, la domenica, i bambini dormono, perciò non si può sentire la partita ad alto volume (la partita, come la buona musica, va ascoltata con il volume a palla, si sa), né si può esultare urlando e saltando come forsennati. Alle 18 peggio ancora: è il momento preparatorio dei bagnetti e delle pappe.
L’ideale sono i posticipi, ma quelli del Napoli sembrano sempre pochissimi. E così ci si ritrova a guardare la partita con milioni di panni da stirare, o con bambini urlanti sulle ginocchia, oppure ancora con un cucchiaino in mano mentre imbocchiamo qualcuno, cucchiaino pronto a volar via (con tutto il suo contenuto) nella trance agonistica di un rigore mancato o di un goal decisivo. Terribile, per chi non sa cosa significa.
Eppure noi donne abbiamo una marcia in più. Il tempo lo troviamo sempre: sarà che l’entusiasmo ce l’abbiamo nel Dna, sarà che nasciamo e viviamo talmente mortificate, con un tale spirito di sopportazione e con talmente tante riserve di energia che ci sembra uno scherzo sottrarre del tempo alle cose noiose e necessarie per dedicarlo alle nostre passioni. Ho già detto che se rinascessi mi piacerebbe rinascere calciatore, oggi mi rendo conto che mi basterebbe trasformarmi in uomo per novanta minuti a settimana e, in quei novanta minuti, stravaccarmi sul divano in canottiera e pantaloncini, con davanti un frittatone di maccheroni, una birra ghiacciata e nessuna donna o altra seccatura intorno. Telefono spento e rutto libero. E vaffanculo.
Ilaria Puglia

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