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Quagliarella un simbolo
dell’antiprofessionismo

<div>Max Gallo si preoccupa che Quagliarella non abbia dormito per i morsi della coscienza. Ciò fa onore al giornalista. Ma vorrei tranquillizzarlo. A ciò si rimedia. Bastano poche gocce di valeriana. Per il resto non sono in sintonia con l’editoriale di Max Gallo. Con la logica che pervade il suo intervento. Con quel “volemose tanto ben” che elude i problemi. A mio avviso rischia di essere diseducativo. Per i calciatori e per i tantissimi ragazzi che seguono il calcio. Accrescendo il convincimento che un campione dell’arte pedatoria sia totalmente “legibus solutus”. Che sul piano del comportamento possa fare ciò che gli pare, certo che, invocando un po’ di psicologia sfusa ed a pacchetti, poi sarà assolto. E ciò solo perché qualcuno ha deciso che è un campione. Conosco bene la canzoncina assolutoria dello stato di “trance agonistica”. Che si traduce così “sei stanco per lo sforzo e quindi puoi liberamente perdere i freni inibitori”. Troppo comodo. Intollerabilmente comodo.
Oggi nel mondo impera ”la generazione dei mille euro”. Di quelli che, magari fino a quarant’anni, senza l’aiuto di papà e mammà non ce la fanno. E non possono piantare l’ufficio per gli effetti di una qualche” trance” senza perdere il posto di lavoro. Come si può ritenere accettabile sul piano etico che un calciatore sia maturo, razionale ed irreprensibile quando va a trattare un contratto miliardario o quando lucra sui diritti di immagine. Utilizzando con lucidità, sapienza e freddezza procuratori, manager e ogni sofisticato strumento che il mercato metta a sua disposizione per ottimizzare i guadagni. E poi nel corso della prestazione professionale, per cui è profumatamente retribuito, diventi insultante al punto di farsi cacciar via. In barba a qualsivoglia lucidità, sapienza e freddezza. Buttando all’aria uno scampolo di partita e pregiudicando i due o tre incontri successivi con conseguente gravissimo danno per la società che lo paga. La quale potrebbe trovarsi fuori dall’ Europa perché il principino stabiese è andato in “trance agonistica”.
Caro Gallo lo sa che ho pagato 92 euro per due posti nei distinti ? Cioè circa 180.000 vecchie lire? Ma se lo immagina lei, gentile dottor Gallo, Lucio Dalla o Mariano Rigillo che nel bel mezzo di uno spettacolo insultano il direttore e lasciano il palcoscenico negando al pubblico di godere dello spettacolo per cui ha profumatamente pagato? Li porterebbero d’urgenza alla neurodeliri. Il punto vero è che, a differenza di quanto avviene nell’ambito di altre forme di spettacolo, i guadagni dei calciatori sono totalmente svincolati dalla qualità del loro rendimento e del loro comportamento. Che tali guadagni siano garantiti per lunghi periodi a prescindere da quanto giochino e da come giochino. E ciò è male. Addirittura, come mostrano numerosi esempi, recenti e non, i signori della palla considerano i contratti carta straccia. Da poter disattendere alla prima avance più appetibile di altri club. Su questi temi la critica non deve rimanere in silenzio per non diventare complice. Altrimenti il calcio non crescerà mai. E mi dispiace perché è lo sport più bello del mondo.<em>
</em><strong>Guido Trombetti</strong> <em>(rettore dell’Università Federico II di Napoli)</em></div>
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