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Quei 15enni juventini sono figli di questo calcio razzista. Punite i dirigenti italiani, non loro

Quel video è la foto del calcio italiano, quei ragazzini emulano gli adulti del loro mondo. Un mondo che tollera da sempre il razzismo

Quei 15enni juventini sono figli di questo calcio razzista. Punite i dirigenti italiani, non loro

L’annacquamento della discriminazione territoriale

Finirà con una punizione esemplare per quei ragazzini di 15 anni che con la maglia della Juventus cantano una canzoncina sul sapone rivolta ai coetanei napoletani da loro appena battuti sul campo. Finirà così, come sempre accade in Italia. Si gira la testa dall’altra parte quando il mostro razzismo la fa da padrone negli stadi d’Italia (cioè sempre) e poi ci si indigna con adolescenti la cui unica colpa è quella di emulare gli adulti.

Perché in Italia sono anni che il calcio fa finta che il razzismo non esista. Ci siamo inventati il distinguo tra razzismo e discriminazione territoriale. Ricordiamo sul punto accorati editoriali di giornalisti e direttori che ancora oggi alzano il sopracciglio come a dire: “E su, che sarà mai?”. Ricordiamo che il primo punto all’ordine del giorno del programma di governo di Tavecchio fu l’annacquamento delle pene per i cori di discriminazione territoriale. Provvedimento votato all’unanimità, anche da De Laurentiis.

Anna Frank

Ricordiamo la figuraccia del calcio italiano di fronte alle figurine di Anna Frank romanista, con le indegne dichiarazioni del presidente della Lazio Claudio Lotito prima della visita in sinagoga: «Famo sta sceneggiata». Ricordiamo anche com’è finita quella vicenda: una multa di 50mila euro alla Lazio. Erano stati chiesti due turni a porte chiuse, ma per il giudice le figurine erano troppo piccole per essere individuate, “chiudere lo stadio per due giornate avrebbe penalizzato la stragrande maggioranza della tifoseria e non quei venti (sedici in realtà, ndr) che si sono comportati in maniera becera”.

Le frasi di Agnelli

Ricordiamo ancora l’autorizzazione che fu data alla Juventus di poter riempire la curva di bambini nel giorno in cui avrebbero dovuto giocare col settore a porte chiuse. Insomma ricordiamo come ogni volta il calcio italiano si giri dall’altra parte quando si parla di razzismo. Quei ragazzini di 15 anni sono semplicemente vissuti in questo mondo. Dove il razzismo è sfottò. Stanno semplicemente emulando i loro padri (calcistici e familiari). Quel coro evidentemente possono liberamente cantarlo in altre occasioni, come del resto accade negli stadi italiani. Persino il loro presidente – Andrea Agnelli – li derubricò a semplici sfottò, anzi disse che rientravano nella cultura italiana. E ci fermiamo qui, potremmo andare avanti a scrivere un’enciclopedia.

L’unica differenza è che quel video è la fotografia nitida del calcio italiano. Dimostra perfettamente quel che si è seminato in questi anni. Non ci sono alibi. Quei ragazzini sono i figli del nostro calcio.

Ed è per questo ci laveremo la coscienza infliggendo loro una punizione esemplare.

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