Lazio, gli Ultras continuano a protestare: “Se i giocatori non prendono posizione, meglio che non vengano sotto la curva a baciare la maglia”

A Radio Laziale: “Ci sentiamo un po’ esuli in patria, ma crediamo sia il modo migliore per mostrare che il popolo laziale è unito e pronto a nuove forme di protesta, sempre civili e democratiche.”

Lotito Lazio

Dc Roma 26/10/2025 - campionato di calcio serie A / Lazio-Juventus / foto Domenico Cippitelli/Image Sport nella foto: tifosi Lazio

Uno dei temi più caldi in casa Lazio riguarda il tifo organizzato biancoceleste, che continua a far sentire la propria voce critico pur davanti a risultati positivi sul campo. Ai microfoni di Radio Laziale, Giovanni, uno degli esponenti della Curva Nord, ha spiegato il senso delle proteste:

“Questa è una dimostrazione d’amore, non una battaglia legata ai risultati. La nostra protesta è spontanea, ognuno è libero di agire come meglio crede. Abbiamo deciso di festeggiare San Valentino a Ponte Milvio perché amiamo la Lazio e vogliamo starle vicini, comunque e a prescindere. È un gesto di affetto estremo. La protesta continuerà di domenica in domenica, vedremo come proseguirla in vista di Lazio-Sassuolo.”

Giovanni ha poi criticato anche il progetto per il nuovo stadio al Flaminio:

“È diventato solo un’arma di distrazione. Anche la presentazione arriva a ridosso di una nostra contestazione. Noi vogliamo che le parole diventino fatti, ma non è questo il momento di parlare di stadio. Prima serve rispetto per i tifosi: portiamo soldi, sì, ma non solo con biglietti e abbonamenti, anche con merchandising. La società ci obbliga a navigare a vista: ogni giorno nasce una novità, ogni giorno un’altra.”

Neanche la squadra è stata risparmiata dalle critiche:

“I giocatori non prendono posizione? Allora non vengano sotto la Curva a baciarsi la maglia. Da loro ci saremmo aspettati molto di più. Non abbiamo mai vissuto un momento simile: questa è la contestazione più forte. Siamo stanchi e sotto pressione, ma guardiamo alla prossima partita, non a giugno. Faremo altre riunioni con gli altri gruppi e decideremo il da farsi. Ci sentiamo un po’ esuli in patria, ma pensiamo sia il modo migliore per far capire che il popolo laziale è unito, compatto e pronto a nuove forme di protesta, sempre civili e democratiche, non solo allo stadio ma anche nella vita quotidiana.”

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