Araujo: “L’espulsione contro il Chelsea la goccia che ha fatto traboccare il vaso, avevo bisogno di chiedere aiuto”
Al Mundo Deportivo: "Non mi sentivo più bene da un anno e mezzo. Mi hanno scritto calciatori dall'Italia e la Germania, dicendo che avevano passato la stessa cosa ma avevano avuto paura di dirlo ai loro club".

Mg Milano 06/05/2025 - Champions League / Inter-Barcellona / foto Matteo Gribaudi/Image Sport nella foto: Ronald Araujo
Dopo lo stop di quasi un mese per riprendersi psicologicamente, il difensore del Barcellona Ronald Araujo ha rilasciato un’intervista al Mundo Deportivo.
Contro l’Albacete, la tua prima partita da titolare dopo la pausa. Come è cambiato Ronald Araujo da quel 25 novembre, da quell’espulsione a Londra?
“È cambiato molto perché ho imparato molto in questo periodo. Sono più a mio agio, più felice.Vedo le cose da un altro punto di vista. Ho sentito che il peggio del peggio è già accaduto e ora vedo le cose in modo diverso. Nel periodo in cui mi sono fermato sono stato aiutato da professionisti, anche in famiglia e spiritualmente, che era quello di cui avevo bisogno. Quindi penso che mi abbia fatto molto bene e oggi mi sento una persona completamente diversa”.
Hai considerato quell’espulsione come qualcosa di così grave da doversi fermare in quel momento?
“No, ma erano un sacco di cose. Non mi sentivo più bene per molto tempo, forse era da più di un anno e mezzo che non mi sentivo bene. Non mi sentivo me stesso e in quel momento mi sono detto: qualcosa sta accadendo, ho bisogno di alzare la mano e chiedere aiuto. Sono uno di quelli che tiene tutto per sé, ma devi anche capire che ci sono professionisti che possono aiutarti, darti strumenti per sapere come gestire determinate situazioni”.
Come spiegheresti ai tifosi questo passo molto importante?
“Alla fine, siamo persone al di là di calciatori. Non è tutto denaro, non è tutta fama. Si soffre. Siamo fortunati a fare quello che facciamo, sì, ma c’è la persona prima, ci sono i sentimenti”.
Hai mai pensato di lasciare il calcio?
“Non pensavo di smettere di giocare, perché ho sempre sognato di giocare a calcio, fin da bambino”.
Com’è stato il momento in cui l’hai comunicato a Hansi Flick, Deco e Joan Laporta?
“Per prima cosa ho parlato con Deco perché è il ds. Gli ho detto cosa mi stava succedendo. All’inizio era sorpreso, perché non è molto usuale per un giocatore del Barcellona parlare di queste cose, ma l’ha presa molto bene. Deco ha poi chiamato il presidente e il mister. Sono grato a loro, fin dal primo momento hanno capito e dal club mi hanno dato tutto il necessario per recuperare”.
Come ha reagito lo spogliatoio?
“Mi hanno scritto da subito, mi hanno sollevato il morale. Tutti mi hanno scritto. Era una motivazione enorme per me”.
Hai anche ricevuto supporto dagli avversari…
“Mi ha davvero sorpreso. Giocatori di altre squadre provenienti da Italia, Germania… Hanno apprezzato quello che avevo fatto. Alcune persone mi hanno detto che avevano passato la stessa cosa, ma l’avevano tenuta per sé perché forse avevano paura di smettere, come avrebbero reagito i club… Molte persone hanno apprezzato quello che avevo fatto. Mi hanno detto di non vergognarmi”.
Hai deciso di trascorrere qualche giorno in Israele. Era un ritiro spirituale? Cosa ti ha portato quel viaggio?
“E’ stato un viaggio molto personale. Sono cristiano e sono andato in un posto con molta storia per il cristianesimo, avevo bisogno di avere pace, di solitudine, di calma, di poter riconnettermi con ciò che credo, con Gesù, di poter capire tante cose. Mi è servito molto”.
Che influenza hanno avuto le critiche ricevute sui social network?
“Ricordo che un giorno bevevo mate con mia moglie. Ho visto che il suo volto è cambiato mentre stava guardando il cellulare. Gli ho chiesto cosa aveva visto: “Non capisco la cattiveria delle persone, stanno augurando la morte alle nostre figlie”, mi ha detto. Quando le cose arrivano a quella dimensione, ripensiamo a molte cose, vediamo quanto è folle la società o quanto sono folli le persone sui social network”.










