De Rossi, Gasperini, belle le battaglie per il calcio, ma dovebbero farle non solo quando subiscono torti (Gazzetta)
La Gazzetta in campo contro l'ipocrisia, cita anche Spalletti: “Se lo fanno solo quando subiscono torti, non vogliono salvare il calcio ma solo se stessi”

Genoa's Italian coach Daniele De Rossi (R) salutes Roma's head coach Gian Piero Gasperini (L) before the Italian Serie A football match between AS Roma and Genoa at the Olympic Stadium in Rome on December 29, 2025. (Photo by Filippo MONTEFORTE / AFP)
De Rossi, Gasperini, belle le battaglie per il calcio, ma dovebbero farle non solo quando subiscono torti (Gazzetta)
Stefano Agresti sulla Gazzetta, nella sua rubrica settimanale “semaforo rosa” si occupa di quegli allenatori che apparentemente vogliono salvare il calcio. E giustamente ricorda che queste battaglie hanno senso se vengono fatte sempre, non solo quando si subiscono o si presuma di aver subito un torto.
Ecco cosa scrive Agresti:
Gli allenatori – di tutte le età, da De Rossi fino a Gasperini e Spalletti – si stanno compattando attorno a un’idea che potremmo definire nobile: salviamo il calcio da questo regolamento che spesso sembra nemico del calcio. Nemico del calcio come lo abbiamo sempre conosciuto, nemico del calcio che ci ha fatto innamorare: uno sport che prevede il contatto, nel quale un leggero sfioramento sulla caviglia non è rigore, così come non lo è un tocco quasi impercettibile con il polpastrello. Hanno ragione loro: sono regole che trasformano il calcio in qualcosa di diverso e peggiore, pensate probabilmente da chi a calcio non ha giocato nemmeno nel campetto sotto casa. Bisogna mettere in chiaro un paio di cose, però. Numero uno: dobbiamo distinguere tra gli errori arbitrali (quelli ci sono sempre stati) e le storture del regolamento; se gli arbitri applicano bene regole sbagliate, non sono loro a fare male al calcio ma – appunto – quelle norme e chi le ha ideate e introdotte. Numero due: è bello che gli allenatori aprano il dibattito, che dovrebbe allargarsi a tutto il calcio, ma non devono farlo soltanto quando hanno perso o ritengono di avere subito un’ingiustizia. Altrimenti non vogliono salvare il calcio, ma solo se stessi.










