Il Cio e la Fifa riabilitano la Russia. L’Ucraina: “La neutralità cosa c’entra? E’ un genocidio”

El Paìs ha intervistato Matvii Bidnyi, il Ministro dello Sport ucraino: "Anche le istituzioni sportive siano responsabili di ciò che accade nel mondo"

Infantino trump

Db New York (Stati Uniti) 13/07/2025 - FIFA Club World Cup 2025 / Chelsea-Paris Saint-Germain / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Donald Trump-Gianni Infantino

La presidente del Comitato Olimpico Internazionale, Kirsty Coventry, ha dato il segnale più chiaro di tutti: la Russia potrebbe tornare alle Olimpiadi di Los Angeles del 2028. Un segnale che arriva, non è un caso, il giorno dopo che il presidente della Fifa Gianni Infantino ha dichiarato di voler reintegrare la Russia nel calcio internazionale. “Ma come – scrive So Foot – non siamo più tutti dalla parte dell’Ucraina?”.

Pur non facendo riferimento diretto alla Russia, Coventry ha detto: “Concentratevi sul nostro nucleo. Siamo un’organizzazione sportiva. Comprendiamo la politica e sappiamo di non operare nel vuoto. Ma il nostro gioco è lo sport. Ciò significa mantenere lo sport un campo neutrale. Un luogo in cui ogni atleta può competere liberamente, senza essere ostacolato dalla politica o dalle divisioni dei propri governi”.

El Paìs allora pubblica stamattina un’intervista a Matvii Bidnyi, il Ministro dello Sport ucraino. E’ una risposta indiretta, ma perfettamente in timing. “Nulla è cambiato – dice – la Russia continua ad attaccare e invadere il nostro territorio. Ai Giochi Olimpici, tutto ruota attorno alla vittoria o al desiderio di vincere. Noi, d’altra parte, siamo orgogliosi di inviare, nonostante questa terribile guerra, una squadra ben preparata, che rappresenta la nostra bandiera. Questa è la cosa più importante. La visibilità internazionale è fondamentale per noi oggi. È la nostra lotta esistenziale. Qui in Ucraina, stiamo raggiungendo i -17 gradi in questi giorni, e migliaia di famiglie stanno congelando perché non hanno nulla per riscaldare le loro case a causa del terrorismo energetico russo. La Russia ha attaccato le nostre centrali elettriche per farci morire di freddo. È un atto di genocidio, l’ennesimo. Vogliamo raccontarlo al mondo. E farlo sotto la nostra bandiera”.

Come è possibile prepararsi per i Giochi in queste condizioni? “È un miracolo. Se parliamo di infrastrutture, ad esempio, è quasi impossibile per noi avere piste di pattinaggio sul ghiaccio, perché richiedono un’enorme quantità di elettricità per il loro mantenimento e, naturalmente, tra mantenere operativi diversi impianti sportivi o riscaldare le case di migliaia di famiglie, la scelta è ovvia. La realtà è che in questo momento è molto difficile prepararsi per un evento così importante in Ucraina. Molti dei nostri atleti devono andare all’estero per farlo. Purtroppo, non hanno altra scelta. Pensateci, come staranno i nostri atleti? Il loro stato psicologico è tutt’altro che ideale per una preparazione efficace. Tutti provano ansia e, naturalmente, esaurimento”.

I Giochi Olimpici devono essere neutrali politicamente? “Vedo una sfumatura importante. Quando parliamo di guerra, non parliamo di politica, ma di criminalità. Ed è quello che sta commettendo la Russia. Non è una questione politica, ma di genocidio. Se lo sport esiste in una società moderna, è perché rispetta una serie di valori umanitari, un ordine internazionale e uno stato di diritto civile. Se questo viene distrutto, lo sport cessa di esistere. Pertanto, credo che anche le istituzioni sportive siano responsabili di ciò che accade nel mondo. Non può essere che un Paese si comporti come uno stato terrorista e non solo rimanga parte della società civile, ma partecipi anche a eventi sportivi come le Olimpiadi. Non è normale, non importa quanto li vestano di bianco e li definiscano atleti neutrali”.

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