Gasperini: «All’Atalanta dopo il cambio di proprietà, la figura dell’allenatore è stata vista diversamente»

In conferenza: «L'accoglienza di De Rossi è stata molto bella. Spero di non ripeterla a Bergamo a fine partita. Conoscendo i bergamaschi, sarà molto bello salutarci».

Gasperini

Dc Roma 23/10/2025 - Europa League / Roma-Viktoria Plzen / foto Domenico Cippitelli/Image Sport nella foto: Gianpiero Gasperini

Domani, 3 gennaio alle 20:45, la Roma affronterà l’Atalanta in trasferta a Bergamo. In conferenza stampa, Gasperini ha così presentato il match.

Le parole di Gasperini

C’è un po’ di influenza, com’è la situazione? Come arrivano i giocatori a questa partita? E che cosa proverà a Bergamo?

«A livello di influenza, Pellegrini e Bailey stanno male. Gli altri si sono ripresi, Pisilli dovrebbe farcela. L’influenza colpisce un giorno uno, un giorno l’altro… Hermoso ci sarà, abbiamo bisogno di vedere Wesley, che è acciaccato. Dovremo fare scelte, ma sono convinto che il fatto di dover affrontare una gara del genere dia motivazione. A Bergamo torno con grande piacere: sono stato 9 anni lì, ho vissuto una bella storia e ci sarà tempo per ricordarla. Il comune denominatore era il presidente, Antonio Percassi, con cui tutto è iniziato. Siamo andati avanti, siamo cresciuti, c’è sempre stata sintonia. A un certo punto, la proprietà è cambiata e giustamente la figura dell’allenatore è stata considerata in maniera diversa. L’Europa League non è stato il punto massimo. La vera anomalia è aver raggiunto risultato facendo sempre bilanci utili: è stata una cosa straordinaria. Ovvero, crescere continuamente. E penso che abbia dato fastidio. Una crescita di una piccola città, molto compatta tra tifoseria, squadra e società. Ho cercato di lasciarla nel punto più alto possibile, quindi in Champions. E stiamo parlando di una società molto ricca: ha venduto Retegui, Piccoli e Ruggeri senza toccare un patrimonio di giocatori che va da Carnesecchi a Scalvini, Ederson e Lookman, oltre a Djimsiti, de Roon, Pasalic e altri. Sono contento, però, di essere arrivato a Roma: sono arrivato nella situazione più difficile, forse; e quello che stiamo cercando di fare può diventare importante, gratificante. Ci credo molto».

Quali sono le insidie? Roma e Atalanta sono due delle squadre più penalizzate dalla Coppa d’Africa: chi pensa che sia più colpito?

«Parliamo di quattro giocatori fortissimi (Ndicka, El Aynaoui, Kossounou e Lookman), che tolgono molto alla sfida. Anzi, sicuramente sarebbero stati tutti in campo. Ma almeno in questo siamo pari. Incontriamo una squadra forte, costruita per la Champions: lì ha fatto bene, mentre in A ha zoppicato un po’. Ma resta forte, è stata rinforzata con attaccanti, difensori ed esterni. Conosco sicuramente il valore tecnico e morale dei nerazzurri, ma sono fiducioso: quello che stiamo facendo, anche in situazioni di emergenza, pochi se lo sarebbero aspettati. Guardiamo la nostra strada, con la fiducia che abbiamo guadagnato sul campo».

Aveva detto di non voler parlare del mercato fino al suo inizio.

«Posso parlare a mercato finito? 

Di quanti giocatori pensa che la squadra necessiti? E dalla Spagna parlano di affare fatto per Raspadori…

«Dovete chiedere in Spagna. Questa squadra ha una base che sta facendo cose che ci piacciono. L’obiettivo della Roma è diventare sempre più forte e non bisogna prendere giocatori tanto per metterli in squadra. Servono giocatori che diano un valore aggiunto, altrimenti abbiamo fatto 5 mesi tanto per farli… Le big si stanno scatenando sul mercato di gennaio, perché nel giro di pochissimi punti si gioca per Scudetto, Champions, Europa… La sfida va accettata. E bisogna stare attenti, guardare il nostro percorso. E fare le cose per migliorarci».

Gasperini è cambiato da Bergamo?

«Spero di no. Spero di essere sempre me stesso, nel bene e nel male. Mi porto dietro le mie caratteristiche. Quello che per me è importante è aver impattato sullo spogliatoio e averlo conquistato in parte. Poi bisogna fare i risultati, ma l’importante è aver tolto lo scetticismo. Non è stato facile cambiare vita e abitudini; ma professionalmente sono in una situazione che mi stimola molto e mi fa pensare di poter fare un bel lavoro. In questo, non mi sento diverso da Bergamo. Quando ho vinto l’Europa League, ero convinto di poter lottare ancora di più. Avevamo anche le possibilità economiche per poterlo fare. E forse è questo il vero motivo per cui sono venuti da Roma a cercare questa cosa».

Dopo il Genoa, ha visto Dybala in condizione per giocare a trequarti? Anche per dare qualità.

«A me Dybala piace quando fa gol e fa fare gol. Deve entrare nell’area. Sa aiutare la squadra nelle difficoltà, con la sua tecnica e la sua conoscenza calcistica. Ma Dybala è importante davanti: tira punizioni, rigori, va in area e realizza».

Quanto incideranno le tempistiche nel suo giudizio sul mercato? Queste tempistiche peseranno sulle scelte?

«Tutti noi vorremmo subito i giocatori pronti, per poterli allenare per un po’. Spesso a gennaio arrivano ragazzi che hanno giocato poco. Non penso che chi arriva a gennaio possa impattare subito, nell’immediato: ragiono sulla prospettiva di una squadra che può migliorare. Non so quanto ci vorrà. Ma come ho già detto, non dobbiamo ‘prendere per prendere’. Non serve avere fretta. Un giocatore non può cambiare tutto, servirà tempo per chiunque. Vogliamo fare la Roma più forte nel tempo».

Che cosa si aspetta dai tifosi dell’Atalanta per lei?

«L’accoglienza di De Rossi è stata molto bella. Spero di non ripeterla a Bergamo a fine partita. Quella di De Rossi è stata meritata, è stato fantastico a Roma. Conoscendo i bergamaschi, sarà molto bello salutarci. Poi, però, ognuno per sé. Senza prigionieri».

Visto che le big si stanno attivando sul mercato, bisogna battagliare. Quindi, si aspetta che la Roma investa abbastanza per rendere questa squadra competitiva già nel mercato di gennaio? Riguardo ai suoi nove anni a Bergamo, porterebbe qualche giocatore a Roma?

«Troppi, ne porterei troppi. Dovrei fare un elenco lunghissimo e farei dei torti agli altri. La realtà finanziaria di quest’estate la conosciamo e speriamo di migliorarla nel tempo. Non è una questione di soldi, che aiutano. E accorciano le strade. L’Atalanta è un esempio: è importante scegliere. Ci vorrà tempo. Ci scontreremo con squadre con disponibilità molto alte. A maggior ragione, dobbiamo guardare a noi stessi e cercare, pezzo dopo pezzo, di migliorare la squadra. Tutti vogliamo il massimo, credo che sia la strada migliore».

In campo stiamo vedendo Ziolkowski, che è cresciuto. Che margini di miglioramento ha? Serve un difensore alla Roma?

«Con Celik sull’esterno abbiamo 5 difensori. Non c’è Ndicka, Mancini ed Hermoso sono diffidati. E speriamo di poter fare Coppa Italia ed Europa League a lungo. Non ho mai avuto rose molto ampie. Sto guardando anche nel settore giovanile, ma in questo momento le squadre giovanili sono meno prolifiche, in tutta Italia. Credo che sia necessario avere almeno 20 giocatori di movimento. A volte bisogna lavorare su chi gioca meno, come Ziolkowski. Ma il percorso non si chiude in una settimana. L’obiettivo è portarlo al livello di Ndicka, Hermoso, Mancini… I numeri non devono essere enormi, ma serve una rosa completa».

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