Allegri, Spalletti e Sarri sembrano già modernariato nel calcio di Fabregas

"Tutti e tre gli allenatori rivelano, forse, limiti tattici strutturali che il mestiere e le intuizioni avevano sempre negato"

Allegri, Spalletti e Sarri sembrano già modernariato nel calcio di Fabregas

Db Verona 10/05/2026 - campionato di calcio serie A / Hellas Verona-Como / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Cesc Fabregas

Allegri, Sarri e Spalletti hanno vinto otto scudetti in tre, l’ultimo appena tre anni fa a Napoli. Eppure oggi sembrano allenatori di un’altra epoca. È la tesi di Maurizio Crosetti su Repubblica, in un commento che mette insieme le difficoltà dei tre grandi allenatori italiani mentre il calcio che fa sognare è quello del Como di Fabregas, che in Champions ha vinto 9-1 a Lens la stessa sera in cui il Napoli affondava a Porto.

“Il tempo invecchia in fretta, la polvere si posa sui trofei e li opacizza. Tre grandi allenatori, Allegri, Sarri e Spalletti, vengono incalzati dalla cronaca che ora sembra mettere in dubbio proprio quella grandezza, o forse datarla. Una grandezza alla carriera, come gli Oscar stagionati e compensativi? I tre sono passati di moda? Il gioco li ha scavalcati?”.

Il futuro, scrive Crosetti, non può essere caduto di colpo addosso a questi “draghi della panchina”. “Ma è come se. Ormai li raccontiamo più per le pieghe dei personaggi che per i risultati in campo, o per le azioni che riempiono gli occhi: per questo, c’è Fabregas”.

Allegri, il corto muso contro troppi muri

Il più in difficoltà è Allegri, anche per il palcoscenico: “senza offesa, il Napoli storicamente sta più in alto dell’Atalanta”. Per l’allenatore livornese, appassionato di cavalli, è “quasi una rottura prolungata”:

“Dalla sera juventina in cui cercava Rocchi, dopo avere vinto la Coppa Italia e cacciato mezza dirigenza dallo spogliatoio, non ne ha più azzeccata una. E la lettura dei suoi celebri dogmi tattici è diventata ancora più impietosa con quel muso che, da corto che era, è andato a sbattere contro troppi muri. La duttilità richiesta dagli schemi che oggi vanno per la maggiore sta facendo passare Allegri per modernariato, e la libertà che di solito concede agli attaccanti negli ultimi trenta metri può essere annullata da chi difende molto alto, e con metodo: a risolvere, non sempre basta la giocata individuale. Lui, così abile nel gestire le emergenze non sa uscire dal pantano”.

Un tema di cui abbiamo scritto spesso: un esperto di cavalli come Allegri non aveva capito che il Napoli era a fine corsa.

Il sarrismo come un’enciclopedia

Anche Sarri, che all’Atalanta sembra salvo solo fino a Natale, patisce lo stesso destino. “Lui che ama il calcio del posizionamento e dell’ossessivo rispetto delle consegne, sembra patire questo tempo così fluido dove l’adattabilità si fa sistema. Nessun altro allenatore è entrato nella Treccani, facendo del proprio cognome un sostantivo (il sarrismo), ma adesso quel vocabolo assomiglia a un’enciclopedia e ne patisce un simile destino: nessuno la usa più”.

Spalletti e il pugno a Cabal

Infine Spalletti, che pure ha respirato un po’ battendo il Napoli 2-0. “Non meno vittima di sé appare Spalletti, con quest’ultima sfuriata nei confronti di Cabal e con quel pugno minacciato”: la scena andata in diretta contro l’AZ Alkmaar. Per Crosetti è solo “coreografia emotiva”, ma il problema è un altro:

“Il calcio di Spalletti pretende assoluta dedizione atletica, altrimenti viene scavalcato, è un martellante dovere quotidiano, un lavoro senza sosta nel plasmare la materia: anche per questo, in Nazionale non ha funzionato, non ne ha avuto il tempo. Però il suo tempo bianconero comincia a diventare lungo, e la svolta non c’è mai”.

La conclusione vale per tutti e tre: “Tutti e tre gli allenatori rivelano, forse, limiti tattici strutturali che il mestiere e le intuizioni avevano sempre negato (Spalletti, con Totti, è pur sempre tra gli inventori del falso nove). Come se il calcio fosse progredito o mutato più velocemente di loro. Non proprio un’obsolescenza programmata: quasi”.

Vecchi, forse, non lo sono davvero. Tre anni fa Sarri arrivava secondo con la Lazio e Spalletti vinceva lo scudetto con il Napoli. “Ma non sono più l’ultimo grido, sebbene in panchina gridino così tanto”.