C’era una volta l’Atalanta d’avanguardia: con Juric, Sarri (e Giuntoli) è diventata una tristissima retroguardia reazionaria
Non è più, e forse non è mai stata, l'Atalanta che ci avevano contrabbandato come la società più figa d'Europa. Ha fatto fuori l'unico buono che aveva preso: Palladino. Ora l'Italia ha un nuovo feticismo: il Como

Db Clusone (Bergamo) 13/07/2026 - amichevole / Atalanta-Atalanta U20 / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Cristiano Giuntoli-Luca Percassi-Antonio Percassi
La notizia, ferale, con cui a Bergamo non hanno ancora fatto i conti è che c’è Pioli alle porte della città. Per fortuna (loro) Pioli in questi giorni è dato come prossimo allenatore sostituto di tutti i colleghi in flagranza d’esonero: è un jolly della disperazione che i giornali sbattono in prima pagina in latitanza d’altri mostri (l’altro, in trend calando, è Thiago Motta). Come tutti i nomi troppo spesi si perderà nella svalutazione. Intanto però l’Atalanta ha un problema ontologico: non è più, e forse non è mai stata, l’Atalanta che ci avevano contrabbandato come la società più figa d’Europa. L’avanguardia del calcio italiano prima che il calcio italiano s’innamorasse del Como (Dagospia li chiama i “Comosessuali”, e anche noi abbiamo un sacco di amici così, niente da ridire).

Come si passa da Gasp a Juric?
Basta riprendere il filo tecnico tirato come quelli per stendere i panni, da quando Gasperini li ha lasciati per la Capitale. Juric-Palladino-Sarri. Graficamente è una sinusoide: sul fondo con Juric, una faticosa ri-arrampicata con Palladino, e poi di nuovo giù a strapiombo con Sarri. Un roller coaster identitario, filosofico.
Jurić, tornato dall’Inghilterra con l’etichetta di “worst ever” della Premier, è durato da giugno a novembre del 2025. Cinque mesi di regressione quasi luddista, con la macchina scintillante di Gasperini ridotta ad una sferragliante squadra da soma: 15 partite, 4 vittorie (solo 2 in A), 8 pareggi e 3 sconfitte. Con un rigurgito – un rinsavimento apparente? – presero Raffaele Palladino (novembre 2025 – giugno 2026): uno arrembante e col dress code di quelli bravi (completo azzimatissimo modello primo Guardiola) che pareva risistematosi così al posto giusto dopo la Fiorentina. Una navigazione entusiastica fino allo schianto agli ottavi di finale di Champions contro il Bayern Monaco, affrontato lancia in resta manco fosse il Pizzighettone. Il diesse Tony D’Amico viene messo alla porta e con lui pure Palladino, che infatti adesso sta lavorando benissimo a Bologna.

Il ticket geniale: Giuntoli-Sarri
A quel punto ecco la mossa geniale: il ticket Giuntoli-Sarri. Ovviamente non il Sarri della rivoluzione napoletana (qualsiasi cosa significhi), quello ingrigito dal tempo e dall’esperienza, la sua versione senza bollicine, quasi DDR. A Bergamo non s’erano ancora rassegnati a questa seconda vita adulta, quando scopri che i tuoi genitori (i Percassi) non sono supereroi infallibili, e lo hanno introdotto in casa propria con tutto il distacco possibile. Sarri è finito nelle sabbie mobili, ed è infine affondato in casa questo weekend, con un ignominioso 0-3 dal Parma.
Questa traiettoria avvilente non è stata ancora “narrata” nella sua interezza, fino a renderla il fenomeno che è. Perché l’Atalanta s’era abituata a coccolarsi nella finzione, o quanto meno nella realtà parallela e forse irreplicabile disegnata da Giovanni Sartori. S’erano assuefattai ad una fantasia: che tutto andasse bene, sempre meglio, ad oltranza. Con quella storia del mercato equo e sostenibile che è diventato modello aziendale di virtù in un mondo che la rifugge per imperativo categorico, la virtù. E che poi, via Gasperini, s’è disvelato per quel che è: una gestione un po’ provinciale. La fabrichétta, mica la Apple.
Quello per Gasperini, in fondo, era un feticismo come un altro (a Roma sono in piena luna di miele): era una bolla, a cui avevamo tutti abboccato. L’Atalanta ora è trafitta dal decadimento strutturale della sua stessa mistica. S’è rattrappita. Al punto che dopo Juric e Sarri potrebbe scadere in Pioli. Una corsa di retroguardia reazionaria, che tristezza.