Il City viene condannato e l’uomo che lo ha smascherato, Rui Pinto non è più un testimone protetto
Lo rivela il Guardian: il Portogallo gli ha tolto lo status mercoledì, consigliandogli di stare attento con i familiari e di evitare i social. Ad aprile era stato aggredito a Lisbona. Poche ore prima aveva accusato Infantino.

Rui Pinto, l’uomo di Football Leaks i cui documenti hanno dato il via all’inchiesta della Premier League sul Manchester City, non è più un testimone protetto. Lo rivela il Guardian, con un articolo di Ed Aarons e Miguel Dantas basato su documenti che il quotidiano ha potuto visionare. La decisione delle autorità portoghesi è stata presa mercoledì, il giorno dopo l’ufficialità della sentenza che ha condannato il City per 114 violazioni delle regole finanziarie.
Perché Rui Pinto perde la protezione
Pinto, 37 anni, era sotto protezione dal 2020, da quando aveva accettato di dare alle autorità portoghesi l’accesso ai milioni di file raccolti prima del suo arresto. Chi era e come ha scoperchiato il sistema lo abbiamo raccontato qualche giorno fa. Ora, scrive il Guardian, la polizia portoghese ha valutato basso il rischio per la sua sicurezza. Questo nonostante un’aggressione subita a Lisbona ad aprile, che gli avrebbe lasciato un sopracciglio tumefatto (la polizia fu informata, ma non venne presentata denuncia), e nonostante il clamore del caso City.
Insieme alla revoca gli è arrivato anche un consiglio che dice molto: “esercitare cautela nei contatti con i familiari” ed evitare i social network.
“Anni di imbrogli, bugie e manipolazioni”
Proprio sui social, però, Pinto è stato molto attivo da quando si è saputo della condanna del City. L’ha definita “una decisione storica per il calcio inglese” e se l’è presa con i dirigenti del club:
“Hanno agito nella più totale impunità, sfidando tutti e tutto. Fin dall’inizio hanno dimostrato una totale mancanza di rispetto per le regole, per gli organismi che controllano e regolano il gioco, per l’integrità della competizione, per gli altri club e soprattutto per i tifosi. Anni e anni di imbrogli, bugie e manipolazioni avranno finalmente delle conseguenze.”
Poche ore prima della revoca della protezione, Pinto aveva anche accusato il presidente della Fifa Gianni Infantino: secondo lui, quando era segretario generale della Uefa, avrebbe fatto “tutto ciò che era in suo potere” perché City e Paris Saint-Germain se la cavassero con una multa per le violazioni del fair play finanziario. Un’accusa che arriva mentre la Fifa è già in guerra con la Uefa, tanto da accusarla di disinformazione in vista delle elezioni.
Pinto non è una figura limpida: nel settembre 2023 è stato condannato a quattro anni con pena sospesa per tentata estorsione, accesso illegale ai dati e violazione di corrispondenza. Ma senza i suoi file, passati a Der Spiegel e alla rete giornalistica European Investigative Collaborations, né la Uefa né la Premier avrebbero aperto le loro indagini. Il City allora si salvò davanti al Tas, stavolta sembra difficile, e ha tempo fino a venerdì per l’appello.
Il tempismo resta difficile da ignorare. Mentre il presidente del City gode dell’immunità diplomatica e il suo amministratore delegato risponde “grazie” a chi gli chiede di scusarsi, l’uomo che ha fatto scoppiare quella che il Guardian ha definito la più grande frode del calcio inglese resta senza protezione.