Cavallar, controllo antidoping con la mamma morta nella stanza accanto: “Ero una figlia che aveva appena perso sua madre”
La ciclista austriaca lo ha raccontato sui social: crede nello sport pulito, ma chiede umanità. Nessuno ha detto chi ha ordinato il test. Dopo il Tour ha chiuso la stagione.

La ciclista austriaca del team SD Worx, Valentina Cavallar, con indosso la maglia azzurra di miglior scalatrice, si riposa dopo l'ottava tappa del Giro d'Italia femminile 2026, tra Rivoli e Sestriere, il 6 giugno 2026. (Foto di MARCO BERTORELLO / AFP)
Valentina Cavallar, ciclista austriaca di 25 anni, ha dovuto sottoporsi a un controllo antidoping a casa sua poche ore dopo la morte della madre. Il prelievo è avvenuto nella stanza accanto a quella in cui si trovava il corpo della donna. Lo ha raccontato lei stessa domenica, con un post su Instagram che in poche ore ha fatto il giro del mondo del ciclismo.
Cavallar: “Doloroso, fuori luogo e irrispettoso”
La madre è morta a settembre. Cavallar scrive che quella perdita le ha cambiato il modo di guardare la vita, e che il controllo ha reso tutto più difficile. In quel momento, spiega, non pensava al ciclismo né ai suoi doveri di atleta:
“Ero una figlia che aveva appena perso sua madre”.
Definisce l’esperienza “profondamente dolorosa, fuori luogo e irrispettosa” nei confronti della sua famiglia. Non contesta i controlli in sé: dice di credere nello sport pulito e di aver sempre rispettato le responsabilità che la sua professione comporta. Chiede un’altra cosa, e cioè che dietro l’atleta ci si ricordi che esiste una persona:
“Umanità, compassione e rispetto non devono mai essere dimenticati”.
Chi ha ordinato il test non si sa
Nel post non c’è il nome dell’agenzia che ha mandato i controllori, e nessuna delle testate che hanno ripreso la notizia lo indica. I controlli a sorpresa a domicilio sono la regola per i professionisti, che devono comunicare ogni giorno dove si trovano. Chi ha bussato alla porta ha con ogni probabilità applicato il regolamento. Il punto sollevato da Cavallar è un altro: se un regolamento possa non prevedere eccezioni nemmeno davanti a un lutto di poche ore prima.
Chi è Valentina Cavallar
Viennese, scalatrice, corre per la SD Worx-Protime, una delle squadre più forti del ciclismo femminile. Viene dal canottaggio: come ricorda la tv pubblica austriaca Orf, ha partecipato alle Olimpiadi di Tokyo nel 2021 ed è passata al ciclismo professionistico solo nel 2024. In questa stagione è arrivata nona al Giro d’Italia e dodicesima alla Vuelta.
Al Tour de France femminile, ad agosto, si è ritirata prima dell’ultima tappa. Da allora non ha più corso: ha chiuso la stagione in anticipo per motivi personali e familiari. Sotto il suo post sono arrivati i messaggi di molte colleghe, tra cui la campionessa belga Lotte Kopecky.
Gli atleti e il sistema
È un tema su cui il Napolista è tornato spesso in queste settimane. Dopo lo stop di Sinner abbiamo scritto che gli atleti sono carne da macello per il business, e nel podcast ci siamo chiesti se i professionisti siano davvero vittime del sistema. Il caso Cavallar sposta la domanda: qui non c’entrano i calendari né i contratti, c’entra una regola applicata senza guardare in faccia la persona.
Il ciclismo, del resto, è lo sport che più di tutti vive sotto controllo. All’ultimo Tour i test sono arrivati anche di notte, e a un campione come Pogacar non è concessa la grandezza perché il sospetto viene prima.