Ora Mancini non è più un traditore per soldi? Nemmeno Totti restò a Roma gratis: guadagnava 10 milioni
Il Pupone era il quinto giocatore d'Europa. I professionisti lavorano per soldi. Ora per il Mancio un coro di elogi: era stato fatto a pezzi dopo il ko col Belgio (era un modo per attaccare Malagò)

Mg Roma 25/09/2026 - Nations League / Italia-Belgio / foto Matteo Gribaudi/Image Sport nella foto: Roberto Mancini
Contrordine, compagni (oddìo, compagni è una parola grossa)! Dopo la sconfitta contro il Belgio nella gara inaugurale del suo secondo ciclo da ct della nazionale, e la susseguente caterva di critiche piovutegli sul capo – diciamoci la verità: non aspettavano altro, anche perché imposto da Malagò a dispetto di tutti – a Mancini sono bastate due nette vittorie contro la Turchia e il convincente pareggio di Parigi per generare nei media una virata di 180 gradi che nemmeno Luna Rossa: infatti, è avvenuto tutto in soli dieci giorni.
Il coro di elogi per Mancini e le amnesie su Totti
Gioco deludente? Macché, spumeggiante! Giovani acerbi? Macché, maturano in fretta! Troppi giocatori convocati? Macché, rotazione assennata!
Ma, soprattutto, che fine ha fatto quel Mancini a tal punto traditore e venale da aver scelto i soldi sauditi? Tutto prontamente riposto nei cassetti.

Ovviamente, era una critica palesemente strumentale, come tutte le critiche demagogiche: certo, Mancini è andato in Arabia per soldi. E allora? Lo sport professionistico – tutto – si basa proprio sui soldi: qualcuno pensa che gli altri giòchino e allenino gratis? E non viviamo forse in un sistema socio-economico in cui denaro è potere? Pretendere da Mancini un atto rivoluzionario è francamente troppo: del resto, di rivoluzione non parlano più nemmeno le forze politiche che si proclamano di sinistra. Ma quanto è più bello, e più facile, glorificare i calciatori che baciano la maglia o che fanno ai tifosi il gesto del cuore con le mani. Beninteso, finché non se ne vanno. Signora mia, che tempi: non ci sono più le bandiere. Vero, ma persino la bandiera più bandiera di tutte, Francesco Totti, romano e romanista, non giocava mica gratis: anzi, nel 2005 era il quinto giocatore più pagato d’Europa. Fu allora che, ventinovenne, prolungò l’accordo con la Roma, firmando un quinquennale che gli rese all’anno 10 milioni e 400mila euro lordi di stipendio più 500mila euro per la cessione dei diritti di immagine. Solo tre madridisti, Beckham, Ronaldo “il fenomeno” e Zidane, e l’interista Vieri guadagnavano più di lui. Non Del Piero, non Lampard, non Raul, per citarne alcuni.
E dunque? Dunque, la verità è che l’etica del calcio è il risultato: dovesse vincere un altro titolo dopo l’europeo, Mancini finirebbe come Oronzo Canà nel film “L’allenatore nel pallone”, per inciso il film più veritiero fatto sul calcio: “Mi avete preso per un coglione”, “Ma no, sei un eroe”!