Sapete perché non si parla più di Infantino? Perché l’opposizione ha fallito, vincerà lui le elezioni Fifa

Nessuno ne parla ma la battaglia elettorale per spodestare il numero della Fifa è finita nel dimenticatoio. Non ci sono i numeri. Ora proveranno a far passare che ha dovuto ingoiare la riforma della governance

Sapete perché non si parla più di Infantino? Perché l’opposizione ha fallito, vincerà lui le elezioni Fifa

Mg Miami (Stati Uniti) 11/07/2026 - Mondiali di Calcio 2026 / Norvegia-Inghilterra / foto Matteo Gribaudi/Image Sport nella foto: Gianni Infantino

C’è una novità piuttosto succosa per quel che riguarda la Fifa ma stranamente non ne scrive nessuno. La guerra a Infantino è bella che sepolta. Per mesi abbiamo assistito e subito un bombardamento mediatico senza precedenti. In cui il presidente della Fifa è stato descritto come un dead man walking, appeso a pochi voti di vantaggio che si stavano rapidamente dissolvendo.

La situazione non era affatto in questi termini. Perché Infantino ha una caratteristica del tutto singolare: è l’unico dittatore (ovviamente siamo sarcastici) che non detiene il controllo dei media. Anzi. E quindi tutto quel che leggiamo e ascoltiamo, è frutto della fazione avversa. Di chi per mesi, anni, in maniera caricaturale ha voluto dipingere il numero uno del calcio mondiale come un accumulatore di soldi e di potere a detrimento del football e della presunta passione genuina (incarnata peraltro da altri vertici di organizzazioni calcistiche).

In soldoni, è fallito il tentativo di eliminare Infantino con le cattive ed è impossibile rimuoverlo attraverso il processo democratico del voto. In tre mesi non è venuto fuori niente di concreto riguardo a presunti comportamenti illeciti o impropri. Né si è fatto avanti un avversario elettorale in grado raccogliere il consenso necessario per batterlo alle urne.

Il Marocco e Capo Verde non sarebbero cresciuti senza Infantino

A marzo ci saranno le elezioni per il prossimo presidente della Fifa. E il 18 novembre è il termine ultimo per presentare le candidature. Da settimane la grancassa mediatica contro Infantino è caduta in letargo. Il motivo è semplice. Non ci sono i numeri. L’opposizione non ha trovato un candidato credibile e valido, in grado di scalfire l’ampia maggioranza del numero uno della Fifa. Che, peraltro, detiene l’ampia maggioranza non in base a chissà quali giochini di potere. Ma perché la sua politica di redistribuzione economica (che peraltro è scolpita nello statuto della Fifa) è naturalmente gradita ai paesi calcisticamente in via di sviluppo.

Vozinha

L’esempio più clamoroso è il Marocco che senza Infantino mai avrebbe raggiunto i traguardi che ha raggiunto: sia in campo (semifinale Mondiale nel 2002) sia in politica vista l’assegnazione del Mondiale 2030 con la Spagna e la possibilità di ospitare la finale. Ma anche Capo Verde autentica sorpresa dei Mondiali americani e squadra copertina del torneo. Nel lounge della finale, il portiere Vozinha è stato una superstar assoluta, con Alcaraz e Sergio Ramos in fila per scattarsi una foto con lui.

I diciotto paesi europei in disaccordo con la Uefa

Gli oppositori di Infantino hanno capito di non avere i numeri per il ribaltone. In settimana lo ha scritto chiaramente anche l’agenzia Reuters – l’unica ad aver sempre mantenuto una posizione equilibrata sul tema – stranamente ignorata da tutti i media. Così come nessuno dice che nemmeno nella Uefa c’è compattezza contro Infantino: sono diciotto la federazioni dissidenti di cui ovviamente nessuno parla. Victor Montagliani (presidente della Concacaf la confederazione calcistica del Nord, Centro America e Caraibi), uno dei possibili candidati anti-Infantino, sarebbe in minoranza persino a casa sua. Ma il paradosso che è si tratta della stessa operazione fatta già in altri sport, nello stesso calcio da importanti leghe e che paradossalmente chiedono esplicitamente le quattro leghe firmatarie del comunicato stampa che sollecita le riforme.

Vi spieghiamo anche perché. E partiamo da quella che è stata spacciata per la vendita dei diritti commerciali dei Mondiali. In realtà non è altro che lo scorporo (che avviene in tutto il mondo) dei diritti commerciali di un grande evento che vengono messi in vendita per un determinato periodo di tempo. È la normalità. È business. Lo scrisse con grande chiarezza il Wall Street Journal. E quel progetto – demonizzato dalla campagna di stampa europea –sta invece profondamente a cuore ai Paesi calcisticamente in via di sviluppo come i Caraibi e tanti altri. È del tutto naturale che il processo di democratizzazione del calcio piaccia a tutti tranne a chi oggi detiene una sorta di monopolio, ossia l’Europa.

Ora proveranno a dire che ha dovuto ingioiare la riforma della governance

Questi sono i motivi per cui l’opposizione si è ritirata in buon ordine. Ed è questo il motivo per cui la detronizzazione di Infantino è scomparsa dall’agenda mediatica. Anche il presunto boicottaggio delle manifestazioni Fifa è caduto nell’oblio. Oggi Ceferin ha concesso un’intervista alla Gazzetta dello Sport – per difendere Malagò – e non ha praticamente fatto cenno a Infantino. Ormai il leit motiv è un altro: la riforma. Si proverà a far passare il concetto che Infantino è stato costretto a subire una riforma della governance della Fifa.

ceferin

Di riforme hanno scritto in settimana anche le principali quattro leghe europee: Premier, Liga, Serie A e Bundesliga. Che hanno firmato un comunicato congiunto in cui non chiedono la testa di Infantino (non viene mai nominato) ma di essere coinvolti nei processi decisionali della prossima Fifa. Vogliono essere attori principali, non delegare più a nessuno.

I media proveranno a far passare l’immagine di Infantino anatra zoppa costretta a venire a patti dopo il presunto fallimento del progetto che è stato erroneamente definito di vendita dei diritti commerciali dei Mondiali. La realtà è che il 18 novembre scadranno i termini per le candidature e quello che veniva definito come l’ampio e favorito schieramento anti-Infantino non ha ancora trovato un candidato. Anche perché dovrà essere qualcuno che accetti di andare incontro a una sconfitta annunciata.