L’Allegri percepito e l’Allegri reale: gli allenatori, soprattutto quelli d’élite, non sono monoliti
Si è rimesso in gioco, ha mescolato le sue idee e col 3-4-3 è venuto incontro alla squadra: ha protetto De Bruyne, liberato Lang e Neres. Anche favorito - diciamolo - dall'atteggiamento del Frosinone

Napoli's Italian head coach Massimiliano Allegri looks on during the Italian Serie A football match SSC Napoli vs Bologna FC 1909 at the Diego Armando Maradona Stadium in Naples on September 13, 2026. (Photo by CARLO HERMANN / AFP)
Piccola apologia del (Napoli col) 3-4-3
Spesso ci piace pensare agli allenatori come se fossero dei monoliti incapaci di muoversi. O anche solo di essere scalfiti. E invece, a maggior ragione quelli che sono riusciti ad arrivare e a rimanere nell’élite, si tratta di professionisti in grado di mettersi sempre e costantemente in discussione. Di prendere decisioni anche forti, anche contro-intuitive. Di tornare sui propri passi, perché no? Ecco: nel caso del Napoli che ha vinto per 3-0 contro il Frosinone, bisogna parlare per forza del ritorno alla difesa a tre. E al 3-4-3, che non a caso – viene da dire – era il modulo con cui Conte ha rimesso in piedi la stagione 2025/26, riportando (e tenendo) la squadra azzurra al secondo posto dopo un avvio complicato.
Massimiliano Allegri ha ripreso quell’abito tattico e l’ha fatto re-indossare al Napoli. Ovviamente dopo averlo sistemato a modo suo, dopo essere intervenuto col cesello e col calibro, in modo chirurgico ma anche inatteso, quasi visionario. L’esito di questa metamorfosi è stato molto convincente. Perché, nel caso del Napoli, il 3-4-3 è decisamente il sistema che funziona meglio. Non garantisce solo più equilibrio, ma permette alla squadra di essere più aggressiva, più intensa. E quindi, inevitabilmente, meno prevedibile in fase offensiva.
Era successo già l’anno scorso, nel senso che le migliori prestazioni del Napoli 2025/26 arrivarono quando Conte virò su questo sistema di gioco. E sta succedendo di nuovo quest’anno. Non siamo ancora ai tre indizi che fanno una prova, ma in questo caso ne bastano due. Anche perché, come vedremo analizzando la partita contro il Frosinone, il 3-4-3 permette a molti giocatori della rosa azzurra di rendere meglio. Di sentirsi più sicuri in tutte le fasi di gioco. Inoltre, viene da dire, la difesa a tre permette anche di sgonfiare un po’ i problemi (ormai cronicizzati) con gli infortuni. E anche questa è una gran cosa.
Nuovo modulo, nuovi ruoli (più o meno)
Come detto, Allegri ha disegnato una versione nuova del 3-4-3. Una versione tutta sua. Con tre centrali puri, ovvero Rafa Marín, Rrahmani e Badiashile. Con Di Lorenzo e Spinazzola ai lati di un doble pivote inedito, composto da Lobotka e De Bruyne. E con Neres e Lang schierati ai lati di Hojlund. Ecco: queste scelte di formazione finiscono per riscrivere subito, quantomeno in parte, l’impianto di gioco progettato da Allegri. Perché la mossa di mettere De Bruyne accanto a Lobotka ha determinato un qualcosa di diverso in fase offensiva: di fatto il Napoli ha attaccato disponendosi con una sorta di 3-1-3-3, con De Bruyne che si sganciava in avanti per dare supporto creativo in zona centrale – oppure si associava in ampiezza agli esterni.


In alto vediamo De Bruyne che scatta letteralmente in avanti per andarsi ad aggiungere al pacchetto offensivo. Sopra, invece, vediamo le posizioni medie del Napoli durante l’intera partita col Frosinone.
In fase difensiva, invece, il Napoli si è disposto praticamente sempre col 5-4-1. E quindi con Di Lorenzo e Spinazzola sulla linea dei difensori, con Neres e Lang ad affiancare De Bruyne e Lobotka. Al di là delle spaziature in campo, però, la squadra di Allegri ha mostrato come questo sistema di gioco le consenta di essere più precisa e decisa nel pressing, quindi meno passiva in senso assoluto. Lo dimostrano i dati, soprattutto quelli del primo tempo (la frazione in cui il Napoli ci ha messo di più a livello di pura energia, anche perché doveva andarsi a prendere il risultato): al di là dell’alta percentuale dei contrasti vinti (67%) e degli 0 tiri in porta concessi al Frosinone, la cosa più interessante da notare è la zona di campo in cui i giocatori di Allegri sono andati a duello con l’avversario e/o hanno intercettato un passaggio:



Dall’alto verso il basso, vediamo: la mappa dei contrasti tentati, quella dei passaggi intercettata e quella dei falli commessi dal Napoli. In tutti e tre i grafici, naturalmente, la squadra azzurra attacca da sinistra verso destra.
Le mosse di Allegri hanno portato Di Lorenzo e De Bruyne a muoversi in zone di campo che appartengono alla loro storia calcistica, va bene, ma che non praticavano da tempo. Il capitano azzurro, infatti, ha giocato da quinto a tutta fascia (mentre l’anno scorso Conte lo utilizzava soprattutto da braccetto di destra), e come vedremo la sua capacità di muoversi in varie direzioni, non soltanto per corridoi esterni, ha avuto un impatto determinante sulla partita.
Per quanto riguarda KDB, invece, come anticipato la sua interpretazione del ruolo di centrocampista centrale è stata a dir poco fluida, certamente offensiva, decisamente impattante. Anche in questo caso ci sono dei numeri molto significativi da snocciolare: il belga è il giocatore che ha messo insieme più palloni giocati (71) nel Napoli e in assoluto, e da questi ha tirato fuori 2 passaggi chiave, 4 cross tentati (di cui 3 completati), 5 lanci lunghi, 2 palloni intercettati, 9 recuperi difensivi e un totale di 42 passaggi riusciti nella metà campo avversaria.
Insomma: si può affermare che De Bruyne sia stato il catalizzatore della manovra del Napoli. E in questa evidenza pesa, anche molto, il fatto che dietro di lui ci fossero equilibrio e aggressività. Ovvero, come detto, le risultanze del passaggio alla difesa a tre. A un sistema di gioco che, attraverso la presenza di cinque giocatori arretrati in fase di non possesso, toglie molti ripiegamenti dalle spalle di alcuni giocatori offensivi.
Il gol di Lang
Dal punto di vista della manovra d’attacco, poi, il 3-4-3 del Napoli permette anche delle rotazioni davvero interessanti. A maggior ragione se alcuni giocatori, tra cui Di Lorenzo e l’abbiamo già anticipato, interpretano il proprio ruolo in modo vario, multiforme. Prendiamo l’azione del gol che ha indirizzato in modo definitivo la partita, ovvero quello di Noa Lang: tutto nasce da una sovrapposizione interna proprio di Di Lorenzo, che di fatto si scambia il corridoio con Neres (che dà ampiezza e gli restituisce il pallone di tacco) e si trasforma in un trequartista:
Un’azione molto gradevole, sia a livello tattico che puramente estetico
È chiaro che poi la differenza la fanno i bei tocchi in verticale di Lobotka e di Lang, ma guardate chi si muove da seconda punta accanto a Hojlund: sì, è Giovanni Di Lorenzo. È lui che si inserisce e legge in anticipo e sfrutta perfettamente la sponda del centravanti danese, è lui che aggira un difensore del Frosinone e costringe Palmisani all’uscita bassa. Lang è intelligente a seguire l’azione e a depositare la palla nella porta sguarnita, ma in realtà l’intera manovra è costruita in modo rapido, tecnico e quindi difficile da bloccare.
Certo, l’atteggiamento del Frosinone – che è venuto a Napoli a fare il suo calcio, ad accettare i duelli uno contro uno, con un baricentro medio posto a 50 metri e con un 4-2-3-1 a dir poco ambizioso – ha aiutato la squadra di Allegri, le ha permesso di trovare continuamente spazi dietro la linea difensiva, di risalire il campo velocemente attraverso i lanci lunghi (solo nel primo tempo il Napoli ne ha tentati addirittura 35), non a caso il rigore dell’1-0 è stato fischiato proprio a seguito di una progressione di Hojlund dopo un passaggio in profondità di Spinazzola. Il punto, però, è che gli azzurri hanno sempre mantenuto distanze corrette, hanno rischiato pochissimo – la prima e unica parata di Meret è arrivata al minuto 66′, per altro su tiro da fuori – e hanno creato un buon numero di palle gol.
Le potenzialità del 3-4-3
E poi c’è un altro aspetto da considerare: rispetto ai moduli con la difesa a quattro, il 3-4-3 apre – e di molto – il ventaglio delle alternative a disposizione di Allegri. Che per la sfida contro il Frosinone si è inventato De Bruyne nel duo di centrocampo, ma ha anche recuperato McTominay (entrato nella ripresa, ha giocato mezz’ora). Con l’ingresso dello scozzese, KDB si è spostato nel ruolo di sottopunta, uno slot che potrebbe essere occupato anche da Vergara e Alisson Santos una volta che rientreranno dai loro infortuni.
Pure David Neres e Lang hanno dato ottimi segnali in quella porzione di campo, che potenzialmente potrebbe essere occupata anche da Politano (entrato però come quinto al posto di Spinazzola, con Di Lorenzo che ha traslocato a sinistra). E non è tutto: con un sistema a due centrocampisti, il Napoli può aspettare con (un po’ più di) calma il rientro di Anguissa, visto che in rosa c’è anche Billy Gilmour. Infine, la buona prova di Badiashile e il rientro di Beukema rendono meno pesanti le assenze di Favasuli e Olivera, i cui muscoli hanno inciampato nel (lungo) break per le Nazionali.

Ecco un piccolo memorandum sulla profondità della rosa del Napoli schierato col 3-4-3. Ovviamente la divisione titolari/riserve parte dalla formazione col Frosinone e va “pesata” in relazione agli infortuni che, almeno in questo momento, limitano le scelte di Allegri.
Con la difesa a tre, poi, è possibile anche immaginarsi un qualcosa di leggermente diverso. Anzi, questa ulteriore alternativa l’abbiama anche (intra)vista nel finale della partita col Frosinone: stiamo parlando di un 3-5-2 puro, con Giovane schierato alle spalle del centravanti. In questo modo, di fatto, verrebbe a crearsi anche uno slot per l’attaccante brasiliano ex Verona. Che, almeno finora, è risultato palesemente inadatto a ricoprire qualsiasi ruolo nel 4-3-3 e nel 3-4-3,
Badiashile, Rafa Marín e gli effetti dell’aggressività
Tornando a Napoli-Frosinone, bisogna necessariamente sottolineare anche le prestazioni positive di Rafa Marín e Badiashile. Soprattutto quella del centrale francese, che come ricorderete è rimasto scottato – per usare un eufemismo – dall’esordio da subentrato contro l’Inter. Sia l’ex Chelsea che lo spagnolo, schierato un po’ a sorpresa dopo aver vinto il ballottaggio con Beukema, si sono giovati del nuovo atteggiamento tenuto dal Napoli. Del fatto che la squadra di Allegri abbia avuto la forza e l’intraprendenza di difendere in modo aggressivo. Andando in avanti, accettando il ritmo altissimo del Frosinone.
Prima abbiamo inserito i campetti degli interventi difensivi fatti dagli azzurri, adesso snoccioliamo qualche numero più preciso. Più dettagliato. Rafa Marín ha chiuso la partita con 9 palloni spazzati, un passaggio intercettato e 4 duelli vinti su 6 tentati. Badiashile ha accumulato 7 recuperi, 3 duelli vinti su 4 tentati e anche un ottimo 89% di precisione nei passaggi.
Queste ottime cifre dimostrano come la buona prova complessiva del Napoli, nel contesto di una partita rapida e che si è giocata anche in campo lungo (soprattutto nel primo tempo), debba essere accolta e recepita come un grosso passo in avanti. E come un’indicazione significativa per Massimiliano Allegri. Il quale, molto al di là degli stereotipi con cui viene analizzato/giudicato/raccontato, doveva fare una scelta che andasse incontro alla sua squadra. E l’ha fatta nel modo giusto, mescolando le sue idee storiche con le necessità di un gruppo di giocatori che, se messo nelle condizioni giuste, può dare ancora molto.
Conclusioni
Sì, perché c’è difesa a tre e difesa a tre. In passato, è vero, Allegri ha disegnato e fatto giocare le sue squadre in modo sparagnino per non dire speculativo, nel senso che ha sacrificato l’intensità, la ricerca e la sofisticatezza offensiva sull’altare del controllo a tutti i costi. Del rischio contenuto. Ecco, contro il Frosinone non si è visto niente di tutto questo: il Napoli sceso in campo dopo la sosta è una squadra molto distante da certi concetti, soprattutto nel primo tempo ha aggredito il suo avversario, ha tenuto alti i giri del motore, è stata solida dietro ma ha anche saputo portare molti uomini in avanti. Il contrario di quello che è l’Allegrismo storico, almeno secondo alcune letture della carriera di Allegri.
In alcuni segmenti della partita contro il Frosinone, il Napoli è stato anche una squadra esteticamente apprezzabile. L’azione da cui è scaturito il gol di Lang, l’abbiamo vista sopra, è di ottima qualità. E in altre occasioni Neres, De Bruyne, Di Lorenzo, Spinazzola e anche Lang si sono distesi molto bene in campo aperto. Come detto l’atteggiamento dei giocatori di Alvini ha “aiutato” alcuni dei giocatori azzurri a esprimersi in un certo modo, ma è giusto anche riconoscere i meriti di chi vince, quando ci sono. E in questo caso ci sono, ci sono eccome.
Anche da parte di Allegri, che di fatto ha dimostrato di non essere un monolite. Il tecnico del Napoli ha colto le “richieste” della sua squadra. E poi le ha assecondate, dandole una nuova fisionomia e permettendole così di praticare un gioco più energico, più veloce, più ambizioso. Forse, chissà, un giorno ricorderemo Napoli-Frosinone e il passaggio alla difesa a tre come la scossa che serviva per cominciare davvero la stagione 2026/27. Come il principio di qualcosa di nuovo, di diverso, quando il Napoli e Allegri sembravano già fuori tempo massimo e invece non lo erano ancora.