A Pogacar non è concessa la grandezza perché il ciclismo è sempre sospetto, ma allora che lo guardiamo a fare il Tour?

Il Guardian si chiede quanto siamo disposti a sopportare la lunga supremazia dei dominatori. Ma forse dovremmo goderceli (cita anche Sinner), perché non durano molto

A Pogacar non è concessa la grandezza perché il ciclismo è sempre sospetto, ma allora che lo guardiamo a fare il Tour?

UAE Team Emirates - XRG's Slovenian rider Tadej Pogacar wearing the overall leader's yellow jersey cycles to the finish line to win the 19th stage of the 113th edition of the Tour de France cycling race, 127,9 km between Gap and Alpe d'Huez in the French Alps, on July 24, 2026. (Photo by Jeff PACHOUD / AFP)

Che cosa hanno in comune Littler, il campione assoluto delle freccette, e Tadej Pogacar, probabilmente il ciclista più forte di tutti i tempi? Sono atleti molto diversi – ovviamente – ma per Jonathan Liew del Guardian sono uniti dal “curioso paradosso che emerge quando si vede qualcuno così bravo in quello che fa che la gente inizia ad accusarlo di rovinare tutto per gli altri”. Ovvero che dominano troppo, così tanto da rompere il giocattolo. Vale anche per Sinner.

Al centro di tutto ciò – per l’editorialista del Guardian – “c’è una domanda: fino a che punto vogliamo vedere atleti dominanti dominare?”.

“Per Pogacar, queste sono domande cariche della storia tossica del ciclismo su strada. Non importa quanti test antidoping superi, non importa quanta trasparenza offra, c’è una parte di appassionati di ciclismo per i quali il dominio sarà sempre sinonimo di sospetto. E – cosa importante – un sospetto che non potrà mai essere veramente confutato. Non ci si fida dei protocolli antidoping e non si crede davvero che il Tour de France possa essere vinto in modo pulito. In tal caso, come si può pensare di raggiungere la trascendenza? Che senso ha un evento sportivo di tre settimane in cui a nessuno è mai concesso di essere veramente eccezionale? Perché, in primo luogo, si guarda questo sport?”.

Rimpiangiamo troppo il tempo dello sport imprevedibile?

In ogni caso lui come Littler dominano alimentando il “rimpianto per un’epoca in cui lo sport era più imprevedibile e aperto. Parte del panico morale deriva dal fatto che sono ancora giovani: Pogacar ha 27 anni, Littler 19, entrambi ancora capaci di infrangere ogni record del gioco, demoralizzando un’intera generazione di sfidanti”.

La storia dice però che “anche i più grandi dominano solo per brevi periodi. Eddy Merckx, forse l’unico rivale rimasto di Pogacar per il titolo di miglior ciclista di tutti i tempi, ha vinto praticamente tutto in un arco di otto anni, dal 1967 al 1975. La fase imperiale di Roger Federer è durata sostanzialmente sei anni; quelle di Usain Bolt e Steffi Graf circa otto”. Insomma, passerà. Tocca resistere.

E’ come se grazie a questi super-campioni siamo entranti in un’epoca in cui l’inesorabile è una nuova normalità, quando invece è una breve anomalia. “Forse sottovalutiamo l’effimero del vero dominio, la misura in cui non è uno stato di cose permanente, ma un temporaneo allineamento dei pianeti, l’inafferrabilità della pura perfezione”.

“Pogacar, Littler, Duplantis, Jannik Sinner, il Barcellona femminile: odiateli pure se dovete. Ma sappiate anche che tutto questo potrebbe svanire domani”.