Il calcio italiano sta per tornare all’anno zero. Con Malagò, cadrà anche Mancini

Il potere vero ha capito che il presidente Figc è troppo indipendente, non manovrabile. È sì di apparato ma non del loro. La Nazionale subirà un altro terremoto (Marotta vuole Conte) e il gran ballo del Gattopardo ripartirà con un altro presidente Figc: ad Abodi non dispiacerebbe affatto

Il calcio italiano sta per tornare all’anno zero. Con Malagò, cadrà anche Mancini

As Roma 29/07/2026 - presentazione allenatore Italia / foto Antonello Sammarco/Image Sport nella foto: Claudio Ranieri-Roberto Mancini-Giovanni Malago’

È questione di giorni

È questione di giorni. Il calcio italiano è sull’orlo di un nuovo collasso. Altro che “è un’altra goccia che si aggiunge a qualche altra goccia” come ha detto il presidente del Coni Luciano Buonfiglio che è diventato l’uomo che sta realizzando il disegno che da settimane è presente nelle stanze del vero potere del calcio italiano.

Giovanni Malagò va fatto fuori. E sarà fatto fuori. Dopo l’ennesima figuraccia mondiale (con buona pace di Gattuso), il vecchio establishment – Gravina Marotta Lega Serie A – non ebbe alcuna possibilità di opporsi al cambiamento. Erano tutti impresentabili, chi più chi meno. E sono stati costretti a sostenere la candidatura di Malagò. Che però subito ha fatto capire di non essere manovrabile, come del resto avrebbe saputo anche un bambino di dieci anni.

juventini Marotta Inter Elkann Gravina

L’attacco di Carnevali fu un segnale

Il fallimento dell’operazione Maldini (che voleva portare in Nazionale Pirlo, con in subordine Grosso e Pirlo, giusto per capirci) e soprattutto l’arrivo di Roberto Mancini hanno provocato un profondo malcontento. Non a caso a scagliarsi contro Mancini è arrivato Giovanni Carnevali che è ad della Juventus ma è soprattutto un figlioccio politico di Beppe Marotta. Carnevali disse chiaro e tondo: “non bisogna inserire gli amici ma persone che sono capaci. Malagò poteva muoversi meglio”. Quindi Mancini sarebbe incapace di fare il ct. Tesi ardita ma comunque…

In più, c’è stato forse l’errore più grave commesso da Malagò che ha nominato Diana Bianchedi capo delegazione della Nazionale. La ex schermidrice è vicepresidente vicaria del Coni che non ha gradito per questioni di opportunità, inconferibilità e incompatibilità.

carnevali Sassuolo

Vedremo cos’accadrà con Orsato

Come scritto, è poi arrivato il tiepido ritiro del consenso a Infantino. Malagò ha spiegato chiaramente che è stata la Uefa (Gravina ne è vicepresidente) a chiederlo e che è in ballo ci sono gli Europei del 2032. Non a caso proprio ieri è stata assegnata a Torino la finale di Conference League del 2028.
Malagò non c’entra niente col calcio italiano. Non è certamente un puro. Ma non ha nulla da spartire con quella combriccola. Vola decisamente più alto. Il cavillo è il mancato tesseramento al momento della sua elezione. Ma la questione politica è che il potere vero non lo vuole. Gli uomini che davvero comandano, non lo vogliono tra i piedi. Chissà cos’accadrà anche con la dottrina Orsato: inizialmente il Palazzo ha lanciato segnali di scarso apprezzamento, poi si sono fermati a causa del consenso popolare e mediatico ottenuto dal nuovo designatore.

Con Malagò cadranno anche Mancini e Ranieri. Addio commissario tecnico. Si ricomincerà da zero. Antonio Conte è sempre lì che aspetta. Marotta non vuole che vada in altri club. Per la Figc troveranno un uomo finalmente allineato e ripartirà il gran ballo del Gattopardo. Al ministro Andrea Abodi non dispiacerebbe affatto. Si sono accorti troppo tardi che Malagò è sì un uomo d’apparato ma di altri apparati e con altre aderenze. Frequenta altre stanze del potere.