La vera novità del Napoli è Allegri: ha tenuto il 4-3-3 anche col mare in burrasca (e non era affatto scontato)
Sta derogando ai suoi principi per venire incontro ai calciatori, non è cosa di poco conto. La buona partita contro il Bologna nasce da un modo diverso di difendere

Napoli's Italian head coach Massimiliano Allegri looks on during the Italian Serie A football match SSC Napoli vs Bologna FC 1909 at the Diego Armando Maradona Stadium in Naples on September 13, 2026. (Photo by CARLO HERMANN / AFP)
Il 4-3-3 è la scelta definitiva
Per Allegri e il suo progetto, stando al sentiment che si respirava alla vigilia della partita, Napoli-Bologna era un dentro-fuori. O quasi. E allora il fatto che la squadra azzurra abbia giocato in un certo modo, dal punto di vista dell’abito tattico, ha un grosso significato. Stiamo parlando del 4-3-3, o comunque di un sistema di gioco che prevede la difesa a quattro. Ecco: il Napoli non ha mai derogato – se non negli ultimissimi minuti di gioco, per blindare il risultato – da questa disposizione, i cambiamenti sono stati determinati dalle caratteristiche dei giocatori subentrati, dalle letture di Allegri. E anche questo è un evento importante: di fatto, come vedremo, le mosse del tecnico azzurro hanno indirizzato e poi deciso la partita.
Insomma, si può dire: il 4-3-3 pare essere la scelta definitiva di Allegri per il suo Napoli. Sembra una cosa scontata, ma non lo era e non lo è: la rosa azzurra, infatti, potrebbe andare anche in altre direzioni. Anzi, dopo le tre sconfitte contro Como, Inter e Arsenal l’idea che Allegri potesse virare verso la difesa a tre non sembrava così lunare. Il buonissimo impatto di Favasuli nel match contro i Gunners, in questo senso, poteva essere un ulteriore indizio – insieme alle assenze a centrocampo, insieme alla necessità di tenere Vergara e De Bruyne più vicini tra loro e alla porta avversaria.
E invece Allegri ha insistito sia nel (rivedibile) primo tempo che nella (buona) ripresa contro il Bologna, ha creduto nelle sue scelte e ha avuto ragione. Perché, al di là del risultato, il Napoli ha difeso in modo sicuro e ha saputo anche schiacciare gli avversari nella loro metà campo, anzi nella loro trequarti. E alla fine il gol di Lobotka è stato l’epilogo più giusto per una prestazione forse non accecante, ma quantomeno positiva.
Vergara, Spinazzola e un Napoli sbilanciato a sinistra
Le scelte iniziali di Allegri sono state piuttosto chiare: nel 4-3-3 d’ordinanza hanno trovato posto Di Lorenzo-Rrahmani-Rafa Marín-Spinazzola in difesa, Gilmour-Lobotka-De Bruyne a centrocampo, Politano-Hojlund-Vergara in attacco. Questa formazione e questi uomini hanno portato a un atteggiamento asimmetrico, da parte della squadra azzurra: il gioco è stato costruito soprattutto sul versante sinistro, laddove De Bruyne andava spesso ad associarsi con Vergara e Spinazzola. Dall’altra parte, invece, gli interscambi tra Di Lorenzo e Politano erano molto meno sofisticati, anche perché Gilmour e Lobotka restavano in posizione più centrale – da qui la sensazione di asimmetria che si percepisce anche in questi frame:


Nel frame in alto, si vedono De Bruyne e Vergara in posizione centrale mentre Spinazzola porta palla sulla fascia. Sopra, invece, vediamo Lobotka e Gilmour che si muovono in zona centrale, appena davanti alla difesa.
Anche i dati certificano come e quanto il Napoli si sia sbilanciato più verso sinistra: secondo le rilevazioni di Sofascore relative al primo tempo, la squadra di Allegri ha ambientato il 38% delle sue azioni dal lato di Vergara, Spinazzola e anche De Bruyne. Non è un caso che da lì, proprio da lì, sia venuta la miglior occasione costruita dagli azzurri nel primo tempo: dopo un bel recupero palla di Vergara, un gioco a due con Spinazzola ha portato a un cross basso su cui De Bruyne si è avventato con i tempi giusti, ma con scarsa precisione.
Una buona occasione
Il problema è che, almeno guardando al primo tempo, la conclusione fuori misura di KDB è stata una delle poche sortite veramente pericolose da parte del Napoli. La squadra di Allegri, infatti, è andata all’intervallo con 4 tiri complessivi verso la porta difesa da Pessina. Di cui zero finiti nello specchio. Non che il Bologna abbia costruito molto di più, appena 3 tiri totali e tutti da fuori area, ma il dato resta. E dimostra come gli azzurri, sempre guardando al primo tempo, abbiano offerto una prestazione povera dal punto di vista offensivo.
Ma cos’è mancato? Cosa non ha funzionato nel piano di Allegri? Ovviamente non c’è una sola risposta a queste domande. Uno dei problemi più evidenti, per altro già emerso nelle partite precedenti, va ricercato nella tendenza eccessiva, viene da dire anche ossessiva, a giocare sugli esterni. E a rifiutare quasi sistematicamente la ricerca di corridoi verticali, soprattutto quando il Bologna difendeva a linee schierate. In questo senso, i 47 palloni giocati da Spinazzola solo nel primo tempo (più di tutti), beh, dicono tantissime cose. Probabilmente l’idea di Allegri era quella di sovraccaricare il gioco da quella parte e di sfruttare la posizione ibrida, da mezzo esterno, di Vergara, solo che il centrocampista napoletano non è andato oltre un paio di giocate di pura esuberanza atletica.
Con questo sistema e con questo approccio, poi, è necessario alzare l’intensità per essere davvero pericolosi. E il Napoli del primo tempo, di fatto, non aveva giocatori in grado di puntare l’avversario occhi negli occhi per poi saltarlo. Non a caso, viene da dire, il conto dei dribbling nel primo tempo dice addirittura 7-3 in favore del Bologna.
Costantino Favasuli, o anche la scossa che serviva al Napoli
Già durante l’intervallo Allegri ha operato due cambi: Favasuli al posto di Politano e Lang al posto di Vergara. Con queste mosse, almeno in apparenza, il tecnico del Napoli è come se avesse voluto rendere ancora più puro, più simmetrico, il suo 4-3-3. Ovviamente questa lettura è abbastanza aderente alla realtà, ma è anche troppo semplicistica. Perché, come già anticipato e come successo spesso nella carriera di Allegri, l’ingresso di questi due “nuovi” calciatori ha cambiato il volto della partita. Non tanto dal punto di vista della tattica collettiva, ma più per l’impatto che hanno avuto sul modo di interpretare il gioco.
In realtà sarebbe – ed è bastato – solo Costantino Favasuli. Che, una volta subentrato al posto di Matteo Politano, ha dato la scossa che serviva al Napoli. Non è solo un discorso di energia, di fame agonistica, di intraprendenza e di qualità pura. È anche, se non soprattutto, un discorso tattico. Perché Favasuli, a differenza di Politano, è stato schierato sul suo piede forte, cioè è un destro che è stato messo sulla fascia destra: una condizione che cambia completamente il modo di intendere il ruolo, di muoversi in campo, di proporsi per farsi dare il pallone. E, soprattutto, di pensare alla giocata decisiva, che sia un assist decisivo a centro area o anche una conclusione verso la porta avversaria.


Nel campetto in alto ci sono tutti i palloni giocati da Politano, sopra vediamo quelli di Favasuli: la differenza è chiara e netta
L’ex esterno del Catanzaro, di fatto, ha creato nuovi canali di gioco per il Napoli. Ha reso più veloce l’azione e la rifinitura dalla destra. Certo, come vedremo è stato anche aiutato dalla maggior intensità di gioco manifestata dai suoi compagni, ma l’impatto avuto sulla partita contro il Bologna è stato fortissimo. È stato decisivo. Lo dicono i numeri: Favasuli ha toccato 28 palloni e ne ha persi solo 3. Ha messo insieme 13 passaggi precisi (su 14 tentati), 2 dribbling riusciti (su 3 tentativi), 5 duelli vinti con la palla a terra (su 7 ingaggiati), 4 recuperi difensivi. E poi, naturalmente, l’assist che ha permesso a Lobotka di battere a rete in occasione del gol decisivo.
Il gol di Lobotka
Ovviamente non è un caso che De Bruyne sia presente e sia parte attiva nell’azione che conduce al gol di Lobotka. KDB, infatti, ha passato un’intera carriera a fare quello che gli amanti del basket chiamerebbero roaming offensivo, cioè è andato a dare il proprio contributo laddove i suoi compagni concentravano l’azione offensiva. In questo caso, e per la maggior parte della ripresa, il Napoli ha insistito soprattutto a destra. Ed è lì, dopo uno scambio con Di Lorenzo, che De Bruyne ha trovato il corridoio giusto per premiare l’inserimento di Favasuli. Cross al centro, Lobotka anticipa Libra e batte Pessina con un tocco sotto misura.
Intensità e attenzione difensiva
Come anticipato, e com’è naturale che sia, questo gol non può essere merito solo di Favasuli e del suo ingresso in campo. E infatti non è così, la verità è che il Napoli, contro il Bologna, ha disputato un buonissimo secondo tempo. Perché ha alzato l’intensità e la velocità del suo gioco, perché ha portato il suo baricentro ancora più in alto rispetto alla prima frazione di gioco, spingendo ancora più indietro la squadra di Tedesco. E perché ha cercato e trovato migliori soluzioni offensive. Nulla di estremamente ricercato e sofisticato, questo no, ma alla fine ha vinto la partita. E l’ha fatto in modo meritato, senza rischiare praticamente nulla.

I dati sul baricentro di Napoli e Bologna
Anche in questo caso, come succede quasi sempre, i dati non mentono: se guardiamo soltanto al secondo tempo, il Napoli ha messo insieme 11 tiri complessivi, di cui 3 finiti nello specchio della porta, e 9 dall’interno dell’area di rigore. E poi 45 ingressi nel terzo di campo offensivo, 10 dribbling tentati (di cui 5 riusciti), un possesso palla vicino al 61%, 8 corner conquistati. Dall’altra parte del campo, il Bologna si è fermato a 2 conclusioni verso la porta, con un solo intervento di Milikovic-Savic (quello sul tiro di Mbangula), 6 palloni giocati nell’area di rigore del Napoli. Poco, pochissimo. E il merito va ascritto, come detto, anche alla solidità difensiva della squadra di Allegri.
In questo senso, la prestazione dei due centrali è stata davvero incoraggiante. Non tanto e non solo dal punto di vista puramente numerico, ma anche da quello puramente geografico. Cosa intendiamo? Semplice: Rrahmani e Rafa Marín sono stati molto coraggiosi e molto aggressivi nelle loro azioni di contenimento e marcatura, hanno difeso andando in avanti e non guardando all’indietro. Non a caso, viene da dire, lo stesso centrale kosovaro si è espresso in modo chiaro nel postpartita, sottolineando come questo tipo di atteggiamento difensivo è più consono con le caratteristiche sue e dei compagni di squadra.

Questa è la mappa dei contrasti tentati da Rafa Marín e Rrahmani. Il bello di questo campetto è che il Napoli attacca da sinistra verso destra.
Alla fine tutti questi elementi finiscono per determinare la prestazione e il risultato maturato al Maradona. Perché se una squadra difende bene, in modo proattivo e intenso, ha più probabilità di attaccare bene, o comunque di portare molti uomini nella metà campo dei propri avversari. Ecco, nel caso di Napoli-Bologna è andata esattamente così: anche senza mettere in mostra una fase offensiva particolarmente luccicante o ricercata, la squadra di Allegri ha costruito un buon numero di palle gol.
L’ha fatto tenendo alta la pressione, spingendo il Bologna all’indietro, sfruttando le qualità dei giocatori più vivaci – Favasuli, De Bruyne e anche Hojlund, autore di una buona prestazione – e trovando il modo per forzare la difesa di Tedesco. Che, questo va detto, al Maradona non ha impressionato per aggressività e audacia, anche quando – nel primo tempo – forse avrebbe potuto osare di più. Ma anche la squadra rossoblù era reduce da un’estate non proprio entusiasmante e da un inizio di stagione complicato, quindi ci sta che avesse un’impostazione non esattamente offensiva.
Quest’ultima considerazione sul Bologna ha un suo peso, naturalmente: perché il Napoli potesse riprendersi dopo tre sconfitte consecutive, tutte piuttosto dolorose, forse non c’era avversario migliore da affrontare. Il modo in cui la squadra di Allegri è riuscita a vincere la sua prima gara in casa, però, deve essere considerato promettente, o quantomeno confortante. Perché i tre punti sono arrivati nonostante diverse assenze, nonostante un primo tempo giocato in modo tutt’altro che brillante, nonostante un’evidente prevedibilità nella costruzione e – soprattutto – nella rifinitura della manovra offensiva.
Conclusioni
Tutte queste difficoltà avrebbero potuto bloccare ancor di più il Napoli, e invece nella ripresa abbiamo visto una squadra in grado di giocare a una certa intensità, che non ha accusato un grosso calo fisico e che anche dopo il gol ha controllato il gioco in maniera serena, senza ritrarsi troppo e concedendo una sola occasione di rilievo. Certo, alla fine Allegri non ha resistito alla tentazione di inserire il quinto difensore (Olivera) al posto di De Bruyne, ma il belga ha accusato un piccolo problema fisico ed eravamo davvero negli ultimissimi minuti di gioco.
Il Napoli deve ripartire proprio da qui, dalla sensazione di vitalità e di freschezza trasmessa nel secondo tempo della sfida col Bologna, per proseguire nella sua rincorsa. Favasuli in questo senso è stato determinante, ma in realtà lo stesso De Bruyne, i centrali di difesa, Lobotka e Gilmour a centrocampo, beh, hanno lanciato dei messaggi significativi, dei segnali incoraggianti.
Il fatto che Allegri abbia insistito e insista su certi concetti, concetti che potrebbero anche sembrare lontani dal suo approccio storico, è un altro punto importante della questione: stiamo parlando di un allenatore che cerca di essere aziendalista nei confronti della sua società come nei confronti dei suoi giocatori, quindi è facile – ma anche giusto – immaginare che si stia adattando al materiale che ha a disposizione. Si è visto a Milano per diversi segmenti della sfida contro l’Inter, si è rivisto contro il Bologna per tutto il secondo tempo. Non pensate sia una cosa da poco, perché non lo è.