Il potere Gravina-Marotta-Serie A ha scoperto che Malagò non è manovrabile
Il Corsera racconta la rabbia della Serie A: "La Nazionale di Roma Nord nel nome dell'amichettismo e del calcetto". Alcuni presidenti volevano sfiduciarlo, poi è prevalsa la linea del finto appoggio

Dc Roma 22/06/2026 - Assemblea elettiva FIGC / foto Domenico Cippitelli/Image Sport nella foto: Giovanni Malago’
Malagò ha rotto col passato, ha scavalcato la Serie A
Giovanni Malagò ha rotto col passato. Ha rotto con Gravina. Questo è il dato politico della giornata di ieri. È il blocco di potere che controlla il cacio italiano (Gravina, Marotta e gli altri) che però non aveva più un volto presentabile e ha messo lì Malagò. Ma l’ex presidente del Coni non è la loro marionetta. Ieri se ne sono accorti. E sono andati su tutte le furie. È un problema dell’ancien regime se dopo anni di guida del calcio italiano, sono rimasti senza un volto spendibile e anche fuori dal Mondiale per tre edizioni consecutive (la prima con Tavecchio). Questo è il punto. Malagò se li mette tutti in tasca. Ha abilità diplomatiche e politiche fuori dalla loro comprensione. Poi può piacere o meno, questo è un altro discorso. La prossima volta Gravina ci pensava due volte prima di portare Gattuso sulla panchina della Nazionale. Chi è causa del suo mal…
Monica Colombo sul Corriere della Sera ricostruisce il clima ieri tra i presidenti della Serie A dopo che Malagò ha annunciato Mancini nuovo commissario tecnico della Nazionale:

“Nasce la Nazionale, sezione Roma Nord” è una delle battute più gettonate nel primo pomeriggio di ieri quando i presidenti della serie A, attoniti, hanno preso atto della scelta avvenuta. “Nel nome dell’amichettismo, del padel e del calcetto” fa notare qualcuno. I club sono furiosi: hanno guidato la candidatura di Malagò a presidente federale e si sono spesi per trascinare le altre componenti a fargli vincere il confronto con Giancarlo Abete. Come minimo, dopo un endorsement del genere, si sarebbero aspettati di essere coinvolti in un processo decisionale così delicato e che avrà effetti per i prossimi quattro anni.
La Serie A voleva Conte e alcuni club volevano sfiduciare Malagò
I club di Serie A volevano Antonio Conte, erano disposti a contribuire al suo ingaggio.
Prosegue il Corsera:
“Lunedì sera Malagò aveva ancora una volta tenuto le componenti all’oscuro delle sue intenzioni nel corso del vertice preparatorio che era andato in scena a Roma: nessun nome era uscito dalla sua bocca. Così quando ieri in consiglio federale ha proposto Mancini, il presidente della Lega di A, Ezio Simonelli, ha stroncato l’idea. Non tanto per il nome in sé dell’allenatore che viene considerato affidabile dal punto di vista tecnico, ma proprio per il metodo con cui è stato scelto”.

Malagò ha fatto di testa sua e non ha condiviso le sue idee con nessuno.
Simonelli lo ha incalzato. Poi, però, tutto è confluito in un comunicato apparentemente di appoggio alla decisione. Diciamo che lo aspettano al varco.
Scrive ancora il Corsera:
“Va detto che nella notte precedente al consiglio c’era stato uno scambio fitto di messaggi fra i presidenti, i più bellicosi dei quali non escludevano di sfiduciare Malagò, che già si trova in difficoltà per gli attacchi della politica”.