Marotta voleva Conte ct per tenerlo lontano dalla Juve: il suo fantasma spaventa l’Inter

Per Zazzaroni il ritorno di Antonio a Torino è così plausibile da aver spinto l'ad nerazzurro a fare il possibile per allontanarlo. Un romanzo juventino mai finito, che pesa anche su Spalletti.

Marotta voleva Conte ct per tenerlo lontano dalla Juve: il suo fantasma spaventa l’Inter

Db Milano 23/05/2021 - campionato di calcio serie A / Inter-Udinese / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Steven Zhang-Giuseppe Marotta-Alessandro Antonello-

Aleggia di nuovo il fantasma di Conte sulla Continassa, e stavolta a raccontarlo è Ivan Zazzaroni sul Corriere dello Sport. Ci sarebbe perfino la data: il 28 luglio scorso, nel momento esatto in cui Giovanni Malagò riconsegnava la Nazionale a Mancini, “il fantasma di Conte si è manifestato di nuovo” alla casa bianconera. Nessuno dice di averlo visto, ma in molti — scrive il direttore — ne hanno avvertito la presenza.

Conte Juve, il sospetto sulla panchina azzurra

La tesi è tanto suggestiva quanto pesante. Antonio Conte sarebbe “un romanzo juventino mai finito”, e l’ipotesi di un suo ritorno a Torino così plausibile da aver indotto Beppe Marotta a fare il possibile per evitare che potesse verificarsi a breve. Il punto è proprio questo: secondo Zazzaroni, “il mondo del calcio è convinto” che l’ad l’abbia “suggerito” come ct della Nazionale con un solo obiettivo, toglierselo di torno per almeno un paio d’anni. Va detto con chiarezza: è una ricostruzione, un retroscena al condizionale, non un fatto accertato. Ma il dettaglio che la rende clamorosa è la casacca: Marotta oggi siede all’Inter. Se davvero avesse mosso le pedine per allontanare Conte dalla Juventus, vorrebbe dire che il suo eventuale ritorno in bianconero fa paura anche ai nerazzurri, non solo alle rivali di sempre.

Il precedente Agnelli e la mossa che 15 anni fa scavalcò lo stesso Marotta

Una decisione così importante, il rientro a casa di Conte, prescinderebbe persino dalla volontà dell’ad Carnevali: soltanto la proprietà potrebbe assumersene la paternità. Esattamente come quindici anni fa, ricorda Zazzaroni, quando Andrea Agnelli scelse Antonio in totale autonomia passando sopra la testa dello stesso Marotta, allora suo primo collaboratore. Beppe se lo segnò — è la lettura del direttore — e, una volta all’Inter, ricorse proprio a Conte sostituendo Spalletti, che si era appena guadagnato un posto in Champions. Un intreccio di poteri e vendette sotterranee che il Napolista segue da vicino, dai dubbi sulla tenuta di Spalletti alla Juve alle turbolenze delle panchine.

E Spalletti come vive le ombre raddoppiate?

Perché il rovescio della medaglia ha un nome: Luciano Spalletti. È lui, oggi sulla panchina della Juve, a doversi caricare “le ombre raddoppiate” del fantasma bianconero. Guida — annota Zazzaroni — una squadra che non sembra ancora sua, la subisce ma la protegge; e per la bravura che il direttore gli riconosce, meriterebbe qualcosa di diverso. Con un post scriptum al veleno: si dice che il recente “ridimensionamento” di Chiellini derivi dal fatto che fu lui a spingere di più per il rinnovo dello stesso Spalletti. Il tutto mentre a Napoli si continua a ragionare di campo e di scelte, come nell’ultimo Napoli-Bologna targato Allegri e nel suo successo di garra sul Bologna.

Resta l’immagine, evocata alla maniera di Ambrose Bierce: un fantasma è “l’espressione materiale e visibile di una paura interiore”. E la paura, stavolta, sembra attraversare tutta la Serie A che conta — Torino e Milano comprese.