Il capolavoro di Malagò: sta con la Uefa ma lascia la porta aperta a Infantino

Spiega chiaramente il ritiro dell'endorsement a Infantino: "L'Uefa ce lo ha chiesto e sarebbe autolesionistico" non accodarsi. Come dire: o facciamo come dice Ceferin, o addio Europei. Ma non criminalizza il presidente Fifa. Segnale evidente che Gianni non è un dead man walking. Una cosa è la rassegna stampa, un'altra i voti

Il capolavoro di Malagò: sta con la Uefa ma lascia la porta aperta a Infantino

Dc Roma 22/06/2026 - Assemblea elettiva FIGC / foto Domenico Cippitelli/Image Sport nella foto: Giovanni Malago’

Malagò non si accoda al processo di criminalizzazione

Giovanni Malagò, presidente della Federcalcio, non parla mai a caso. Anche quando risponde a domande in interviste che sembrano improvvisate. Le sue parole vanno sempre lette in controluce. Al gran galà della Serie A, gli hanno chiesto della Fifa e della sua Federcalcio che ha recentemente ritirato l’endorsement a Infantino. “La Fifa ha bisogno di un nuovo presidente?”, era la parte finale della domanda.

E Malagò – con l’esperienza di chi la sa lunga – ha misurato le parole. Diciamo che non è balzato sulla domanda con una di quelle frasi anti Infantino che oggi vanno tanto di moda. Affatto.

Infantino

Spiega chiaramente: no ritiro endorsement, no Europei in Italia

Malagò ha dichiarato: “Non è un problema della persona. Il problema è che l’Italia è all’interno del sistema Uefa. L’’Italia ospiterà gli Europei nel 2032. Credo che non c’è una sola persona che possa andare contro quello che l’Uefa ci ha chiesto. Sarebbe autolesionismo, sarebbe da incoscienti. Anche sul dossier dobbiamo mantenere la fiducia dell’Uefa e mantenere anche gli impegni che abbiamo preso”.

Più intellettualmente onesto di così, si muore. L’Italia è nell’Uefa, ovviamente. Gravina è vicepresidente Uefa. E, soprattutto, c’è la candidatura italiana per gli Europei. A settembre la Uefa deciderà sui progetti degli stadi italiani per il torneo del 2032. Malagò lo ha detto fin troppo apertamente. Ha parlato di richiesta da parte della Uefa e ha aggiunto che sarebbe autolesionistico e da incoscienti smarcarsi. Più chiaro di così, si muore.

Non ritirare l’endorsement a Infantino avrebbe messo a serio rischio gli Europei, lo capirebbe anche un bambino.

Sa bene che una cosa sono i giornali e un’altra la conta dei voti

Al tempo stesso, il presidente della Federcalcio si è guardato bene dall’azzannare Infantino. Malagò, con quell’aria sempre un po’ alla tenente Colombo, come se si trovasse lì per caso, sa benissimo che il destino di Infantino sarà deciso dalle elezioni, non certo dalla rassegna stampa. Sa benissimo che – al di là dello strombazzamento quotidiano dei giornali europei (inglesi in testa) – la raccolta di adesioni contro il presidente della Fifa stenta a decollare. I votanti saranno 211 e solo 54 saranno le federazioni europee al voto. Se Infantino fosse stato davvero un dead man walking, Malagò avrebbe parlato diversamente.

Il presidente della Federcalcio è squalo da acque profonde. Sa benissimo come vanno queste cose. Sta con la Uefa, spiega che non potrebbe fare altrimenti; allo stesso tempo si guarda bene dall’accodarsi al fazioso processo di criminalizzazione di Infantino. Le cose cambiano rapidamente, soprattutto in politica. E poi Malagò non dimentica certo che se è nel board del Cio (Comitato internazionale olimpico) è anche grazie al voto di Gianni Infantino.