De Laurentiis a Napoli è come il manifesto: “vent’anni dalla parte del torto”
Ogni estate è quella del vaticinio della fine, come se non avesse portato a casa risultati straordinari. Forse prima o poi accadrà. Anche noi abbiamo sperato almeno in un colpo in attacco. Intanto sono vent’anni che a fine stagione regala quel sorriso a metà tra Mefistofele e il Marchese del Grillo

Db Dimaro (Trento) 26/07/2026 - amichevole / Napoli-Carrarese / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Aurelio De Laurentiis
I risultati non hanno mai intaccato l’avversione antropologica
Peccato che Aurelio De Laurentiis non possa essere accostato alla parola comunismo. Per lui sarebbe stata perfetta la celebre campagna pubblicitaria del quotidiano il manifesto: “Vent’anni dalla parte del torto”. Perché sono vent’anni, ormai ventidue, che ogni estate è quella del vaticinio del crollo dell’impero aureliano. È un fenomeno singolare, in cui i risultati e i successi (possiamo dire straordinari?) ottenuti non riescono mai a modificare quello scetticismo di fondo – potremmo parlare di avversione antropologica – con cui la fascia più rumorosa della città segue le attività del presidente del Napoli. In fondo, ammettiamolo, è anche una speranza. Le vite mediocri si rianimano quando possono rispecchiare i propri fallimenti nelle esistenze altrui.
Ricordiamo lo scetticismo persino al primo anno di Serie A, la contestazione agli acquisti degli sconosciuti Hamsik e Lavezzi (“meritiamo di più”). E poi l’estate di Cavani. Il dopo Benitez con lo sconosciuto Sarri e senza mercato (proprio come ora). La narrazione venne presto capovolta. Finì che quel Napoli era forte solo grazie a Sarri costretto a friggere il pesce con l’acqua. Quante ne abbiamo dovute ascoltare. È sempre stato merito di altri. Di Mazzarri. Di Sarri. Non ne parliamo di Spalletti (dopo di lui doveva essere il diluvio). Tutti andati via. Alcuni naufragati, altri comunque hanno vissuto periodi turbolenti. Lui, Aurelio, è rimasto sulla tolda di comando. È sempre migliorato e ha persino vinto. Ha vinto quanto Ferlaino: due scudetti (nessuna coppa europea). Senza Maradona e soprattutto senza Democrazia Cristiana.

Impressionante la tabella con i risultati della presidenza De Laurentiis
De Laurentiis parla una lingua sconosciuta non a Napoli ma nel chiacchiericcio napoletano: la lingua dell’imprenditoria. Che non attecchisce nel quotidiano. O meglio, non attecchisce nel rumore di fondo. Perché poi c’è un’enorme differenza tra il presunto mood dei tifosi e la realtà dei fatti, con la campagna abbonamenti che è andata esaurita così come da anni è esaurito il Maradona quasi a ogni partita. Come se in silenzio Napoli seguisse e credesse in De Laurentiis. In silenzio, o sottovoce, proprio come si votava Democrazia Cristiana.
L’altro giorno ci siamo imbattuti in una tabella riassuntiva della sua presidenza relativa agli ultimi diciassette anni (tratta dalla pagina Napolita official). Fa impressione.
16 volte in Europa
11 volte in Champions
13 volte nei primi tre posti
2 scudetti
3 Coppe Italia
2 Supercoppe
Senza dimenticare il passaggio dalla Serie C alla Serie A in poco meno di 800 giorni.

Eppure ogni estate sembra quella dell’inizio della fine. Magari prima o poi succederà. Una volta è successo: delirio di onnipotenza, Garcia (peraltro non sostenuto) e decimo posto. È risorto, alla sua maniera. Prendendo l’allenatore che nessuno in Italia poteva permettersi (a Napoli criticano anche Conte, eccome se lo criticano). E ha vinto. In più quest’anno è atteso al varco dai calciofili illuminati. I capiscer. Ha osato preferire Allegri a Italiano. Per molto meno scoppiò la prima guerra mondiale. E poi c’è la questione stadio su cui in effetti è in gravissimo ritardo e in difficoltà. Cominciano già descriverlo come un freno alle ambizioni del club. Quest’anno gli rinfacceranno anche i risultati del Napoli Basket di Rizzetta (l’uomo della trattativa reale o presunta) che finalmente un po’ di soldi li ha spesi.
Da vent’anni finisce sempre allo stesso modo (per fortuna)
Non ci sottraiamo. Anche noi ci saremo aspettati un colpo di mercato, soprattutto in attacco. Ci speriamo ancora. Così come osserviamo con uno strano stato d’animo l’intenso mercato delle altre squadre. E non abbiamo mai negato il nostro scetticismo nei confronti del De Bruyne napoletano e visto ai Mondiali. Ma Allegri ne saprà più di noi? Sì certamente, direbbe Marco Messeri. De Laurentiis ci ha sorpreso per l’ennesima volta quando ha preso Max il livornese. Il miglior comandante possibile per una nave reduce da due anni molto intensi. Un fuoriclasse vero. Allegri sa come si fa. Le voci di dentro lo descrivono tranquillo e fiducioso. L’uomo parla poco. Lascia che le narrazioni lo avvolgano. È quasi del tutto immune al chiacchiericcio. Lascia che siano i fatti a rispondere per lui. Come i duecento milioni spesi dal Milan (e non è finita qui) per rinforzare una squadra che gli intenditori (l’Italia dell’opinionismo calcistico pullula di intenditori) definivano lo scorso anno da scudetto.
Poi, è nell’ordine delle cose, magari un giorno arriverà anche la fine calcistico-imprenditoriale di De Laurentiis. È arrivata per Berlusconi, per Moratti. Sono finiti Napoleone, Giulio Cesare. Ci siamo capiti. Intanto però sono vent’anni che le stagioni del Napoli finiscono sempre con quel sorriso presidenziale a metà tra Mefistofele e il Marchese del Grillo.