Wonderwall, l’inno dei tifosi inglesi al Mondiale: e il fonico che nel 1995 aveva già “visto” le curve cantarla

Wonderwall degli Oasis è diventata l'inno dei tifosi inglesi al Mondiale, cantata negli stadi fino a coprire l'audio. Il Times racconta del 1995, quando un fonico 18enne capì che il brano era fatto per le curve.

Wonderwall, l’inno dei tifosi inglesi al Mondiale: e il fonico che nel 1995 aveva già “visto” le curve cantarla

TOPSHOT - England's players celebrate with fans after winning the 2026 World Cup football tournament quarter-final match between Norway and England at Miami Stadium in Miami Gardens on July 11, 2026. (Photo by CHANDAN KHANNA / AFP)

C’è una canzone che, in questo Mondiale, è diventata la voce dei tifosi inglesi: Wonderwall degli Oasis. Come racconta il Times, la storia di come sia arrivata a essere l’inno dell’Inghilterra comincia molto lontano dai campi: in un lunedì di marzo del 1995, nei Rockfield Studios in Galles, quando Noel Gallagher tirò fuori la chitarra acustica. All’inizio Liam liquidò il pezzo come troppo “reggae”; ma un fonico diciottenne, Nick Brine, capì subito che non lo era affatto.

Wonderwall, l’intuizione del fonico

“Immaginai subito le gradinate, gruppi di persone che cantavano insieme”, ha raccontato Brine, oggi 49enne, ricordando il momento in cui sentì il ritornello. Trent’anni dopo, quella visione si è avverata: negli stadi, nei pub e nei salotti di mezzo mondo i tifosi inglesi l’hanno trasformata nell’inno della loro nazionale. A ogni federazione, spiega il Times, era stato chiesto di scegliere le musiche per l’ingresso della squadra e per i gol, e i sostenitori dell’Inghilterra hanno preferito Wonderwall ad altri classici in lizza come “Hey Jude” dei Beatles e “Sweet Caroline” di Neil Diamond.

Da Croazia-Inghilterra all’Azteca

La prima volta è stata dopo il 4-2 alla Croazia nella gara d’esordio: un momento già carico, visto che fu proprio la Croazia a eliminare gli inglesi in semifinale nel 2018. Da lì è diventata un rito. Il capitano Harry Kane, al podcast Lions’ Den, l’ha definita “probabilmente uno dei miei momenti preferiti in maglia inglese, specie in un grande torneo”, raccontando di aver perso la voce cantandola dopo la vittoria per 3-2 sul Messico all’Azteca negli ottavi. Un rituale che accompagna il cammino di una squadra a lungo giudicata dipendente dai suoi big e oggi arrivata in semifinale, dove ritrova l’Argentina.

Perché funziona: gli Oasis “uno di noi”

La Football Association aveva deciso un anno fa di suonarla anche nelle gare interne a Wembley — lo stadio che, non a caso, ha ospitato la reunion degli Oasis la scorsa estate — definendola “un inno senza tempo che unisce tifosi e giocatori“. Secondo Brine, il segreto sta nell’identità della band: i fratelli Gallagher, cresciuti a Burnage nella periferia di Manchester e tifosissimi del City, sono percepiti come gente comune, working class, “uno dei ragazzi”. “Sono enormi, ma li senti come uno di famiglia”, dice il fonico. E aggiunge la chiave del legame emotivo: gran parte dei tifosi inglesi gli Oasis li ha visti dal vivo, soprattutto dopo il tour della reunion, e a quel brano associa ricordi speciali. Basta un fischio finale, e parte il coro.