Sminuire Vinicius è diventato uno sport in Spagna: ma un giorno tutti ammetteranno di amarlo
Juan Diego Madueño su El Mundo fotografa un fenomeno curioso: chi si accanisce a sminuire il brasiliano, con liste infinite e paragoni col passato, tradisce in realtà un'ossessione. È il rovescio della passione, che sconfina nel dibattito — mai spento — su razzismo e provocazione.

Mg New York (Stati Uniti) 14/06/2026 - Mondiali di Calcio 2026 / Brasile-Marocco / foto Matteo Gribaudi/Image Sport nella foto: esultanza gol Vinícius Junior
In Spagna sminuire Vinicius è diventato quasi una religione. Lo racconta, con ironia tagliente, Juan Diego Madueño nella sua rubrica “Fare Casino”, partendo da una scena comune: l’amico intelligente che a fine pranzo si lancia in liste interminabili di calciatori “migliori” — da Sanchís a Hierro, fino a tirare in ballo Garrincha — pur di dimostrare che il brasiliano non è all’altezza. Solo che, a furia di sminuirlo, finisce per rivelare tutt’altro.
Vinicius in Spagna: sminuirlo come una “religione”
La tesi dell’articolo è brillante: chi si accanisce così non sta facendo una critica, ma sta tradendo un’ossessione. È il retrobottega della passione, l’odio portato al punto di ebollizione. Da qui la profezia, ironica ma non troppo: prima lo si odia, poi lo si rinnega in pubblico, e alla fine — passato abbastanza tempo — tutti firmeranno sotto una frase semplice: “non restano più giocatori come Vinicius”. Il punto è pure geografico: questa piccola “cospirazione” anti-Vinicius ha trovato in Spagna terreno particolarmente fertile.
Il rovescio della passione: liste, paragoni, ossessione
È il paradosso dell’anti-tifo: chi passa il tempo a ridimensionare Vinicius — con le classifiche del passato, i “ai miei tempi” — dimostra soltanto quanto spazio il brasiliano occupi nella sua testa. È l’uomo, scrive Madueño, che ha trasformato l’unanimità in contestazione e ha vinto: uno che rivitalizza un calcio ingessato dal narcisismo di allenatori ossessionati dal controllo assoluto. Non stupisce, allora, che in Spagna il confine tra ammirazione e fastidio sia così sottile: lì il dibattito “vittima o provocatore” spacca il Paese, e c’è persino chi lo considera responsabile degli insulti che riceve.
Dal negazionismo al razzismo: il lato serio
Perché sotto l’ironia c’è un nervo scoperto e molto meno leggero. In Spagna l’ostilità verso Vinicius ha assunto forme ben più gravi degli sfottò da tavola: si va dalle cinque condanne per “crimine d’odio” alle parole durissime di Lilian Thuram. E Vinicius, intanto, risponde nel modo che gli riesce meglio: sul campo, da protagonista del Mondiale col Brasile, tra prodezze e polemiche come il gol annullato che ha fatto discutere. La chiusura di Madueño è ironica e verissima: è forse troppo presto per il “proclama annuale” su questo “giocatore maledetto”; ma se anche il Brasile uscisse, per i suoi detrattori sarebbe un segnale provvidenziale. La prova che, in fondo, ancora non sanno di volergli un gran bene.