Vagnozzi racconta Sinner: “La sua più grande qualità è che non vuole signor sì nel suo staff. È un lavoratore pauroso”

Al Corsera il coach di Sinner: "Può esistere un giocatore forte e stupido. Ma non potrà mai esistere un campione stupido"

Vagnozzi racconta Sinner: “La sua più grande qualità è che non vuole signor sì nel suo staff. È un lavoratore pauroso”

Londra 08/07/2025 - Wimbledon / foto Psnewz/Image Sport nella foto: Jannik Sinner

Come si costruisce un numero uno? A spiegarlo è Simone Vagnozzi, che insieme a Darren Cahill guida Jannik Sinner. In una lunga intervista di Walter Veltroni al Corriere della Sera, il tecnico racconta il proprio mestiere partendo da una dichiarazione d’intenti: “Non sono un gestore di tennisti. Ogni giorno devo sentire che l’atleta di cui mi occupo fa un passo in avanti. Se non ci riesco, mi sento un leone in gabbia”.

Come nacque tutto: il 2022 e la “prova”

Il legame parte da lontano: il manager di Sinner, Alex Vittur, è il testimone di nozze di Vagnozzi. Quando nel 2022 Jannik decise di separarsi da Piatti, fu Vittur a chiamarlo. Mi misero in prova, ma evidentemente ha funzionato”, ricorda. La prima impressione fu netta: un ragazzo con “un talento raro ma anche una gran voglia di far bene”, già numero 10 del mondo a vent’anni, un fenomeno pronto per andare oltre.

Il metodo: dal servizio alla tattica

Il salto, spiega, è passato soprattutto dalla tattica e dal servizio. Un esempio concreto: “Nel 2022 la seconda viaggiava sotto i 150 km/h e nel 95% dei casi sul rovescio dell’avversario; ora sfiora i 160 e diversifica molto la direzione, così da sorprendere”. Poi la lettura del punto, la gamma di scelte ampliata, la facilità nello smorzare. Il resto lo mette la testa: “Tutto parte dall’attitudine e dalla voglia di migliorarsi — dice — devi trovare il coraggio di sbagliare, anche di fallire. Jannik ha una base di forza mentale rilevante, noi l’abbiamo solo moltiplicata”.

Il “box” è una tortura (e il tandem con Cahill)

C’è un capitolo tutto dedicato al mestiere dell’allenatore, spesso invisibile. Il box, dice, è una vera tortura”Ogni parola deve essere subito compresa nel modo giusto. Devi motivarlo, non stressarlo, correggerlo ma sostenerlo. Hai poco tempo e devi scegliere il momento giusto”. E se il giocatore si arrabbia? “È normalissimo, è la tensione del match. Anche noi possiamo sbagliare un consiglio, come lui può sbagliare uno smash”. Poi il rapporto con Darren Cahill“Bisogna essere molto intelligenti e molto umili. Mai mostrare conflitti, mai davanti al tennista. Con Darren abbiamo trovato la giusta misura perché condividiamo la stessa visione”. La dote che serve a un buon coach, del resto, è proprio quella: la visione d’insieme.

La qualità più grande di Sinner

Sul carattere, Vagnozzi non ha dubbi: “È un lavoratore pauroso”. E ha una virtù rara: “La sua più grande qualità è volere al fianco persone che gli dicano quello che lui non vuole sentirsi dire”. Anche sui momenti difficili — come la pressione e l’incertezza che accompagnano i grandi — il coach difende il suo giocatore, ricordando che i malori occasionali non hanno una sola causa: “Questi ragazzi non sono automi. Il caldo, la stanchezza, la tensione possono combinarsi”. E la chiusura, quasi un aforisma: “Può esistere un giocatore forte e stupido. Ma non potrà mai esistere un campione stupido”.