Le lacrime di Scaloni dopo la rimonta dell’Argentina: “I ragazzi mi chiamano frignone, ma io vivo per queste emozioni”
Travolto dalla commozione a fine partita, il ct campione del mondo non si nasconde: piange in campo, piange negli spogliatoi, e rivendica quel pianto come il senso stesso del suo mestiere. Perché, dice, è tornato ad allenare proprio per sentire di nuovo emozioni così.

Gc Arlington (Stati Uniti) 22/06/2026 - Mondiali di Calcio 2026 / Argentina-Austria / foto Giacomo Cosua/Image Sport nella foto: Lionel Scaloni
Le lacrime di Lionel Scaloni sono diventate l’immagine simbolo della notte dell’Argentina. Dopo la rimonta da 0-2 a 3-2 sull’Egitto che ha portato l’Albiceleste ai quarti, il ct campione del mondo è crollato: prima davanti alle telecamere in campo, poi in conferenza stampa. E non se ne vergogna affatto.
“Mi chiamano la piagnucolona, ma non mi importa”
“Mi emoziono in continuazione, a volte escono le lacrime — ha spiegato Scaloni —. Sono uscite anche negli spogliatoi. I ragazzi mi chiamano ‘la llorona’ (la piagnucolona, il frignone), ma non me ne importa”. A fine gara, in diretta, non era nemmeno riuscito a completare l’intervista: “Che gruppo di giocatori, fratello”, aveva detto con la voce rotta, prima di arrendersi — “Basta, devo andare, lasciatemi andare”.
“Sono tornato ad allenare per sentire questo”
Il punto, per lui, è tutto qui. “Quando ho smesso di giocare mi sono fatto allenatore proprio per avere queste emozioni”, ha raccontato al El Gráfico. “Soffro come tutti voi quando sono in panchina, ma le emozioni che una partita di calcio regala a noi argentini, credo, siano impareggiabili”. Una dichiarazione d’amore per il gioco che spiega, più di ogni tattica, la forza di questo gruppo.
L’elogio a Messi (e quel rigore sbagliato)
Nella commozione, Scaloni ha voluto celebrare anche Leo Messi, “un esempio di qualcosa di meraviglioso”: la Pulce ha continuato a lottare fino alla fine nonostante l’ennesimo rigore sbagliato, trascinando i compagni nella rimonta. È lo stesso Messi che continua a far discutere — tra chi si scioglie ai suoi gol e chi, invece, alimenta i sospetti sui favori arbitrali. Ma per Scaloni, ieri, contava solo l’emozione: quella di un’Argentina che soffre, trema e poi vince, come nel suo dna. E di un allenatore che, dopo aver vinto tutto, piange ancora come un tifoso qualunque.