Roma, i Friedkin stanno mettendo giornalisti e impiegati di alto livello a vendere le magliette
Quaranta su circa 300 dipendenti del club, che ora sono in agitazione. Dicono che si tratta di un "licenziamento di massa" mascherato. Ne scrive il Post

Dan Friedkin Ryan Friedkin during the Pre-Season Friendly 2022/2023 match between AS Roma vs Shakhtar Donetsk at the Olimpic Stadium in Rome on 07 August 2022. (Photo by Fabrizio Corradetti/LiveMedia/NurPhoto) (Photo by Fabrizio Corradetti / NurPhoto / NurPhoto via AFP)
Evidentemente serviva una mano a vendere le magliette, mica tutte hanno il successo di quella del centenario del Napoli. E così i Friedkin (forti dei tanti risultati sportivi raggiunti) hanno deciso di mettere un bel po’ di impiegati di alto livello – tra cui anche sette giornalisti – a fare i commessi negli store della Roma. “Solo di recente – scrive il Post che ha parlato con i diretti interessati – sono stati spostati nei negozi del merchandising 38 dipendenti (su circa 300 della società) che facevano tutt’altro: provengono soprattutto dalla comunicazione e dal marketing, ma anche dalla segreteria sportiva e da altri settori”. Ora sono tutti in stato di agitazione.
“Un licenziamento collettivo mascherato”
Alcuni di loro accusano la società “licenziamento collettivo mascherato”, “una mossa per spingerli ad andarsene, mettendoli a fare un lavoro completamente estraneo alle loro competenze e per cui non sono stati formati”. Li segue l’avvocato Francesco Bronzini, il quale parla di “demansionamento e decurtazione delle professionalità”: “dal 1° luglio, quand’è iniziato il trasferimento, persone che lavoravano a contatto con i giocatori della prima squadra e con la dirigenza sono state messe a vendere magliette negli store. Un altro dipendente dice di essere passato dal reparto videomaking a fare l’inventario delle taglie”.

“Ai lavoratori trasferiti è stata data una nuova qualifica come store coordinator o affini. Tuttavia, dice Bronzini, nei fatti hanno compiti da commessi che non tengono conto del loro percorso professionale che in alcuni casi è durato dieci o vent’anni. Molte persone sono a un punto della carriera avanzato, hanno 50-55 anni, e per loro è spiacevole dover passare a lavori meramente esecutivi. Tra i casi seguiti da Bronzini e quelli noti ci sono sette giornalisti, persone del marketing, grafici, montatori, videomaker, autori di contenuti. E’ stata spostata anche quasi metà delle persone della segreteria sportiva”.
Si dice “ristrutturazione della forza lavoro”
La società dice “che è stata una ristrutturazione della forza lavoro: da mansioni che non erano più prioritarie, anche perché sono state chiuse la tv e la radio ufficiali della squadra e alcuni servizi sono stati appaltati a esterni, verso altre che invece considera più strategiche in vista degli eventi per il centenario dalla fondazione, e con i progetti per il nuovo stadio. La tv e la radio della squadra sono state chiuse però rispettivamente nel 2021 e nel 2022. La società ha aggiunto che prevede l’apertura di altri due negozi per il prossimo anno e dice che, invece di licenziare le persone in esubero, ha conservato i posti di lavoro, con lo stesso stipendio, offrendo loro ruoli che altrimenti, visti i piani d’espansione, avrebbe dovuto coprire con nuove assunzioni”.
Il Post spiega poi che “i Friedkin delegano poche decisioni e senza il loro assenso è tutto bloccato”. E che “in assenza di un Ceo, la riorganizzazione del personale è stata ordinata da Jason Morrow, il direttore finanziario. Morrow è una sorta di riferimento operativo della proprietà. La riorganizzazione è stata poi messa in pratica dalla nuova capa del personale, Simonetta Iarlori”.