Weah, Balogun, Pepi: la nazionale Usa è fatta di figli di immigrati, la beffa vivente per il Trump anti-immigrazione

La squadra che porta avanti il Mondiale di casa è l'esatto opposto della retorica del presidente: allenata da un argentino, si regge su ragazzi nati da chi è arrivato da fuori. Il caso limite è Folarin Balogun, americano quasi per caso: senza lo ius soli — quello che Trump vorrebbe cancellare — oggi non vestirebbe la maglia a stelle e strisce.

Weah, Balogun, Pepi: la nazionale Usa è fatta di figli di immigrati, la beffa vivente per il Trump anti-immigrazione

Folarin Balogun of USA during the FIFA World Cup 2026, Group D football match between USA and Paraguay on 13 June 2026 at SoFi Stadium in Inglewood, Los Angeles, California, United States - Photo Jose Breton / Spain DPPI / DPPI (Photo by Jose Breton / Spain DPPI / DPPI via AFP)

C’è un paradosso che attraversa questo Mondiale, e riguarda la nazionale Usa. Come osserva la Süddeutsche Zeitung, la squadra che tiene in piedi l’entusiasmo del torneo di casa è la smentita vivente della retorica di Donald Trump: guidata da un commissario tecnico argentino, Mauricio Pochettino, si regge in gran parte su figli di immigrati. Proprio mentre il presidente fa della lotta all’immigrazione la sua bandiera, sono gli immigrati e i loro figli a rappresentare gli Stati Uniti davanti al mondo.

La nazionale Usa e le sue radici: da Weah a Pepi

Gli esempi non mancano. Ricardo Pepi, cresciuto a El Paso, è figlio di immigrati. Timothy Weah è figlio di George, leggenda che in Italia conosciamo benissimo — Pallone d’Oro col Milan, poi persino presidente della Liberia — al punto che se ne parlò quando Osimhen ne superò il record di gol in Serie A. Non stupisce che proprio Timothy, uomo di frontiere e passaporti, sia stato tra i più a disagio quando alla squadra fu “comunicato” l’obbligo di andare alla Casa Bianca: “Non ho avuto scelta”. Una nazionale, insomma, che porta scritte addosso le sue origini plurali — e che un ct straniero come Pochettino, arrivato sulla panchina grazie a due miliardari, tiene insieme.

Pepi nella Nazionale

 

Il caso Balogun: americano (quasi) per caso

Ma il simbolo più eloquente è Folarin Balogun, l’attaccante del Monaco che di passaporti ne ha addirittura tre. È nato americano venticinque anni fa quasi per caso: la madre nigeriana, in visita a Brooklyn, non poté rientrare a Londra in volo a gravidanza troppo avanzata; due mesi dopo il parto, madre e figlio erano di nuovo in Inghilterra. Un dettaglio che oggi pesa come un macigno politico: senza il diritto di cittadinanza per nascita — lo ius soli che Trump vorrebbe abolire, e che solo questa settimana la Corte Suprema ha impedito di smantellare — Balogun sarebbe con ogni probabilità un giocatore inglese, non la stella della nazionale Usa.

Il cortocircuito politico (e quello arbitrale)

È l’ennesimo cortocircuito attorno a questo Mondiale americano. Il presidente che quasi non si fa vedere alle partite, la squadra costruita da chi lui vorrebbe tenere fuori dai confini. Con un’ironia in più: Balogun, “nuovo idolo” a stelle e strisce, non sta avendo vita facile nemmeno in campo, tra espulsioni al VAR e polemiche arbitrali. Resta la fotografia di fondo: la nazionale Usa che entusiasma il pubblico di casa è, nei fatti, un monumento all’immigrazione. E sarà curioso vedere se e quando Trump — che finora ha preferito comizi e altri eventi al calcio — deciderà finalmente di andare a guardarla da vicino.