“Il gol dell’Egitto andava convalidato, il Var è diventato troppo minuzioso, vede falli che non esistono”

L'ex arbitro Graham Scott su Athletic: il complotto pro-Argentina è una sciocchezza, il problema è il Var è diventato talmente "forense" da vedere falli dove per 150 anni c'era solo gioco normale

“Il gol dell’Egitto andava convalidato, il Var è diventato troppo minuzioso, vede falli che non esistono”

Argentina's forward #10 Lionel Messi argues with French referee Francois Letexier during the 2026 World Cup round of 16 football match between Argentina and Egypt at Atlanta Stadium in Atlanta on July 7, 2026. (Photo by ROBERTO SCHMIDT / AFP)

Sul caso EgittoArgentina e sul Var arriva una voce che smonta due tesi opposte in un colpo solo. Su The Athletic, l’ex arbitro Graham Scott sostiene una posizione tanto netta quanto scomoda: il gol annullato agli egiziani era regolare e non doveva essere cancellato, ma chi grida al complotto per portare Messi ad alzare la Coppa il 19 luglio dice una sciocchezza. Due bastonate: agli arbitri e ai complottisti.

L’episodio: perché il gol era valido

Ricostruiamo. Al 58′, nella gara poi vinta in rimonta 3-2 dall’Argentina, Lisandro Martínez perde palla sotto la pressione di Marwan Attia e Mohamed Hany; diciassette secondi dopo Mostafa Ziko insacca. Il VAR (Brisard) riavvolge fino all’inizio della “fase di possesso offensivo”, fissandola nel momento in cui Martínez perde il pallone. Scelta legittima, dice Scott, ma non l’unica — e comunque il gol andava dato. Primo motivo: pestare il piede di un avversario non è di per sé fallo. Attia mette il piede su quello di Martínez, ma è un contatto naturale, di quelli che capitano in ogni partita: nessuno dei due sta commettendo un’infrazione. Secondo motivo: la difesa non è un problema del VAR. In diciassette secondi tutti i giocatori dell’Argentina, tranne Martínez, avrebbero potuto rientrare dietro la palla; la tecnologia non è lì per rimediare all’incapacità di difendere.

Leo Messi calciatore dell?Argentina

Il vero imputato: un VAR troppo “forense”

Qui Scott allarga lo sguardo, ed è la parte più interessante. Il problema non è il singolo direttore di gara, ma un VAR diventato così minuzioso da “trovare” falli inesistenti: dopo 150 anni in cui certi contatti erano semplicemente gioco, oggi si studia un loop di tre secondi al rallentatore e ci si convince che ci sia un’infrazione. Cita un precedente della Premier League — un gol del Fulham annullato al Chelsea per un piede pestato quasi identico, che nemmeno il capo degli arbitri inglesi Howard Webb provò a difendere. È lo stesso meccanismo che avevamo raccontato a proposito del rosso a Balogun, dove il fermo-immagine trasforma un contatto accidentale in un attacco premeditato.

Perché la teoria del complotto non regge

E veniamo alla dietrologia. Scott non ha dubbi: gli arbitri del Mondiale, nel loro ritiro in Florida, sono irreprensibili — si allenano allo sfinimento, studiano ogni clip, discutono ogni sfumatura; non lo farebbero se il loro compito fosse truccare le partite. Gli errori a volte favoriscono i grandi e i potenti, ed è lì che i complottisti spargono il loro veleno; ma la tesi crolla appena a beneficiarne è la piccola di turno. A questo Mondiale, ricorda, di episodi arbitrali favorevoli ne hanno avuti anche Scozia (contro il Brasile), Senegal (contro la Francia) e Paraguay (contro la Germania). Del resto, aggiunge con ironia, ogni squadra è convinta che senza gli arbitri sarebbe più in alto in classifica — tranne la prima, che è sicura che sarebbe ancora più avanti: capitò pure a Guardiola, persuaso che i fischietti ce l’avessero con lui mentre vinceva sei Premier su sette. La conclusione è secca: “il calcio non è truccato”, gli episodi si compensano nel tempo e gli arbitri fanno davvero del loro meglio, anche quando non basta. Una posizione che raffredda tanto il reclamo ufficiale con cui l’Egitto chiede di “cacciare” Letexier quanto i sospetti ricorrenti sui presunti favori a Messi. Un errore c’è stato; il complotto no. E in mezzo, le lacrime di un’Argentina che ha comunque ribaltato la partita sul campo.