Il caso Balogun lo dimostra: il VAR col rallentatore distorce tutto, una collisione accidentale sembra un attacco premeditato

L'espulsione dell'attaccante americano contro la Bosnia è, per The Athletic, un errore giudiziario nato al monitor: fermo-immagine e replay al rallentatore hanno gonfiato l'intensità di un contatto involontario. E c'è un problema di metodo, perché le stesse linee guida dell'IFAB dicono che il rallentatore va usato per i fatti, non per giudicare la gravità di un fallo.

Il caso Balogun lo dimostra: il VAR col rallentatore distorce tutto, una collisione accidentale sembra un attacco premeditato

CHARLOTTE, NORTH CAROLINA - MAY 31: Falarin Balogun of United States celebrates after scoring his team's third goal during the international friendly match between United States and Senegal at Bank of America Stadium on May 31, 2026 in Charlotte, North Carolina. Jamie Squire/Getty Images/AFP (Photo by JAMIE SQUIRE / GETTY IMAGES NORTH AMERICA / Getty Images via AFP)

Il caso Balogun è diventato il manifesto di tutto ciò che non va nell’uso del VAR col rallentatore. Come scrive The Athletic, il rosso all’attaccante degli Stati Uniti contro la Bosnia-Erzegovina, deciso rivedendo l’azione al monitor, è “un errore giudiziario”: perché il calcio non si gioca al rallentatore, e il fermo-immagine può trasformare una collisione accidentale in quello che sembra un attacco premeditato.

Balogun e il VAR: come il fermo-immagine ha cambiato il giudizio

La ricostruzione è impietosa. All’arbitro brasiliano Raphael Claus le prime immagini mostrate sono le più incriminanti: Balogun che scende con forza sulla caviglia di Tarik Muharemovic, il piede contorto, il difensore che batte i pugni a terra per il dolore. Solo dopo arrivano i replay da lontano, a velocità normale, che restituiscono la scena per quello che era: un pallone giocato in avanti da Antonee Robinson, due giocatori che lottano per la posizione e l’americano che, in disequilibrio, ricade in modo sfortunato — ma chiaramente involontario — sull’avversario. Troppo tardi: Claus, davanti al fermo-immagine, sembrava aver già deciso. Non stupisce, allora, che Pochettino, imbarazzato, abbia invocato il ricorso, e che sia esploso il dibattito sul “trattamento” riservato ai big rispetto ad altri.

Il nodo IFAB: il rallentatore va usato per i fatti, non per l’intensità

Qui sta il punto tecnico più forte. Le linee guida dell’IFAB, l’organismo che scrive le regole del gioco, sono esplicite: “In generale, i replay al rallentatore dovrebbero essere usati per i fatti — il punto di contatto, la posizione del fallo, il pallone dentro o fuori — mentre la velocità normale va usata per valutare l’intensità di un fallo”. Nel caso Balogun, sostiene The Athletic, quel “in generale” ha retto un peso enorme: il rallentatore ripetuto è servito proprio a esagerare l’intensità dell’intervento, contro lo spirito della norma. Un tema di metodo che si somma alle discussioni già viste in questo Mondiale, dal gol annullato alla Croazia dal sensore del pallone alla riflessione più ampia su un arbitraggio che prova a modernizzarsi, come rivendica Collina con il Football Video Support.

var Inghilterra

 

La pena non è proporzionata: e ora serve una “linea nella sabbia”

La conseguenza è pesante: Balogun salterà l’ottavo di finale contro il Belgio. Ma sul campo, ricorda The Athletic, a nessuno — arbitro compreso — era venuto in mente che quel contatto meritasse il rosso; le proteste sono arrivate solo dopo l’intervento del VAR “in uno studio lontanissimo”. Al massimo, un giallo per goffaggine: “la pena non è proporzionata al reato”. Da qui l’invito alla FIFA a usare questo caso come una svolta, esattamente come in passato i grandi tornei hanno accelerato le riforme: la regola del retropassaggio nel 1992, la goal-line technology nel 2012 (spinta dal gol negato a Frank Lampard contro la Germania nel 2010). Ora, sostiene The Athletic, tocca porre fine “una volta per tutte all’uso ingiusto e deformante del rallentatore e del fermo-immagine”. Perché il regolamento non contempla l’intenzione — ma il calcio, quello vero, si gioca a velocità piena. E il resto, a differenza di questo Mondiale che pure dà ragione a Collina sui dati delle nuove regole, è solo una moviola che inganna l’occhio.